Il fisco forte con i pensionati ma generoso con la Apple

Di Eugenio Cipolla, il - # - 3 commenti

tim cookChissà cosa deve aver pensato L.B., pensionata veneziana di 80 anni, quando la settimana scorsa si è vista recapitare a casa 45 cartelle esattoriali di Equitalia, la prima risalente al lontano 1988, per un debito superiore ai 500mila euro. «Ho guardato più volte l’importo – ha raccontato – e ho chiesto conferma anche a mia figlia. Ho pensato anche a uno scherzo ma poi mi sono sentita male». Nella busta, spedita da Equitalia, la donna s’è ritrovata l’elenco di una lunga serie di cartelle esattoriali, provenienti per lo più dell’Inps e della Camera di Commercio, e relativa a un negozio che la pensionata ha gestito in centro storico fino al marzo del 1999.

Chissà cosa deve aver pensato anche un pensionato 71enne di Rimini, quando poco prima di Natale si è recato in Posta per ritirare la sua pensione da 600 euro al mese e si è visto negare l’importo dall’impiegato seduto allo sportello. Il motivo era semplice: Equitalia aveva pignorato tutto per delle cartelle del valore complessivo di 15 milioni di euro, relative a un processo andato prescritto anni or sono.

Chissà cosa deve aver pensato un altro suo “collega” 81enne di Avezzano, che a inizio novembre si era visto recapitare dal postino una raccomandata con dentro una maxi cartella da 56 mila euro per bolli, tributi e tasse arretrate. Equitalia gli aveva fatto anche il “favore” di rateizzare tutto in 120 rate. 470 euro al mese, in fin dei conti, non sono nulla quando hai una pensione che non arriva nemmeno a 600.

Queste tre storie sono solo gocce nell’oceano di ingiustizie in cui nuota il fisco italiano. Chiaramente, non sono solo i pensionati a pagare la schizofrenia di uno Stato sempre più ingiusto e sempre meno comprensivo nei confronti dei suoi cittadini, ma anche semplici impiegati, artigiani, commercianti. Chissà cosa devono aver pensato tutte queste persone quando ieri hanno appreso la notizia dell’accordo tra Apple, la multinazionale che produce i famosi iPhone e iPad, e il fisco italiano. La società di Cupertino è riuscito a risolvere un contenzioso Ires da 880 milioni di euro transando con appena 330. Nemmeno la metà.

Stamattina Repubblica, anticipando tutti i quotidiani concorrenti, ha scritto che nei prossimi giorni anche Google troverà un accordo simile, versando nelle casse dello Stato 150 milioni di euro a fronte di un contenzioso che sfiora il miliardo. Lo stesso destino toccherà anche ad Amazon, visto che sulla scrivania dei pm di Milano è arrivato fresco un dossier che riguarda la società di e-commerce più famosa del mondo.

E’ a questo punto delle cose che il cittadino medio si chiede perché debba essere l’unico a pagare sempre, e fino all’ultimo centesimo, i debiti che ha con il fisco. Perché la prossima volta che Equitalia ci manderà una lettera contestandoci una multa non pagata di 80 euro, potremmo sempre fare come Apple e Google, versando 30 euro per chiudere la partita. In fin dei conti, la Costituzione non dice che siamo tutti uguali?

@eugcipolla

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  • Giovanni Bravin

    Come al solito, per i grandi evasori, ci sono differenze tra l’accertato, e quindi inoppugnabile, e quanto versato alle casse dellì’AdE, Equitalia.
    Precedenti: Pavarotti, Valentino Rossi etc, se la cavarono con la restituzione del 10-20%.
    Senza menzionare i condoni edilizi perché sarebbero OT!

    • monica cappellini

      appunto lasciamo perdere i condoni edilizi soprattutto quando in un tribunale sezione penale, pur non esistendo la sanatoria giurisprudenziale per cassazione, ne vien preso atto……..follia

  • monica cappellini

    EQUITALIA NON DOVEVA LIQUEFARSI??
    BASTARDI TUTTI QUANTI
    IN UN GOVERNO CHE NESSUN ITALIANO HA ELETTO NE’ IN POSITIVO NE’ IN NEGATIVO




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