Il lanciafiamme del Pd contro Rai3: credere, ubbidire, tweetare

lanciafiamme
Il lanciafiamme per ridurre in cenere le voci contro, certo, questi del Pd – partiti all’attacco di Rai3 e Tg3 accusati di non piegarsi a Palazzo Chigi – che linguaggio sobrio. Uno scontro tutto al di qua del Rubicone, fra Pd e una fetta di Rai non certo di destra. Arrivare al potere come c’è arrivato Matteo Renzi, sospinto dal soffio dell’Eolo quirinalesco, quel Giorgio Napolitano che fino a ieri dalle colonne del Corriere della Sera ordinava alle truppe riottose del Nazareno di ubbidire alla sua creatura nel dare il colpo di grazia alla carta costituzionale – ché di questo si tratta –, ecco, arrivare al potere in questo modo, in Italia, dove non tutti hanno sviluppato i necessari anticorpi per respingere gli attacchi alla libertà di stampa e d’opinione, che danni, signori miei.

Il signore di Palazzo Chigi, circondato dai suoi vassalli, valvassori e valvassini, non da oggi confonde il governo del paese con ben altro. Più in là, i cittadini – nella sua ottica, i servi della gleba – cui si chiede cieca ubbidienza. E inquieta la naturalezza con cui vassalli, valvassori e valvassini minacciano, offendono, ordinano. Come Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, una che nel suo sito si presenta come “Semplicemente Democratica”, talmente e semplicemente da andare giorni fa all’attacco del presidente del Senato, Pietro Grasso, ordinandogli, sulla riforma del Senato, di seguire le indicazioni del Pd, con Maria Elena Boschi, ministro per i Rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, a ricordargli, se lo fosse dimenticato, ch’era stato eletto con i voti del Pd e quindi che ubbidisse pure lui.

Credere, ubbidire, tweetare, fino a quando non è arrivato il lanciafiamme, parole dal sen fuggite a un anonimo senatore del Pd in vena di confidenze con Fabrizio Roncone del Corriere della Sera, autore di un articolo sul cortocircuito fra Pd e Rai3. Una confidenza via sms, con il senatore che chiede di non rivelare il proprio nome: “Io non le ho detto niente. Non voglio comparire. Ma sappia che a Rai3, tra un po’, entreremo con il lanciafiamme”.

Gli ultimi lanciafiamme ch’io ricordi sono quelli di una pellicola dell’epoca, proiettata a ripetizione in una sala del Museo della Grande Guerra Patriottica di Minsk, con i nazisti che bruciano le izbe dei contadini bielorussi.

E quel Michele Anzaldi da Palermo, deputato Pd di fede renziana, cresciuto e pasciuto all’ombra di Francesco Rutelli fra Campidoglio e Ministero dei Beni Culturali, membro della commissione di Vigilanza Rai e che dalle colonne dell’Huffington Post di Lucia Annunziata, dove ha un blog, manda un giorno sì e l’altro pure segnali e ammonimenti in tandem con Roberto Giachetti, altro deputato Pd, un tempo tutto e ogni cosa e oggi alla corte di Renzi.

Scrive Roncone, riportando il contenuto del suo colloquio con Anzaldi: “C’è un problema con Rai3 e con il Tg3, sì. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Partito democratico: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier. Niente, non se ne sono proprio accorti! E così il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata come nemmeno ai tempi di Berlusconi”.

E che poteva dire Bianca Berlinguer, a capo del Tg3? Che non sta scritto da nessuna parte che un telegiornale debba ubbidire al governo di turno, fosse pure un governo di sinistra.

Anzaldi, l’anonimo senatore, Debora Serracchiani, i tanti vassalli, valvassori, valvassini, arriverà il giorno in cui un bambino, dalla folla, vedendo passare Renzi vestito di nulla, dirà, guardate, il re è nudo.

Commenta con il tuo account social

0 Comments

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it