Il Pd contro i lager nazisti, ma dimentica i gulag di Stalin e i crimini del comunismo

combo_dx_sx-U43030410509211AtH-U43070881961133oaH-593x443@Corriere-Web-NazionaleQuelli del Pd vedono solo quel vogliono vedere, ossessionati, come sono, come ha ricordato Eugenio Cipolla, direttore di Qelsi, nel suo L’ultima del Pd: in galera chi vende le statuette del Duce, solo dai simboli fascisti e nazisti. A sentir loro, nei lager nazisti vi furono rinchiusi solo i parenti stretti, tutti civili. Non gli si dica, ad esempio, che vi finirono prigionieri di guerra italiani, che dopo l’8 settembre 1943 dissero no alla Germania di Hitler. Anzi, è stato l’allora Partito Comunista Italiano a dimenticarli, con una tradizione tramandatasi nel tempo. È stata la storiografia di questa parte politica a far scendere il silenzio su drammi come quello di Cefalonia.

Né si dica a costoro che prigionieri di guerra italiani caduti in mano tedesca, caddero, dopo la liberazione dei lager nazisti, in mano sovietica, finendo nei gulag di Stalin. Qelsi, tempo fa, ha raccolto la testimonianza di Giuseppe Ansaldi, uno di loro: “Ai primi del 1944” si legge nella sua memoria “ancora una volta i tedeschi, ormai alla resa dei conti, ci portarono in Polonia. L’avanzata dei russi li spinse alla ritirata e ci abbandonarono a un più duro destino. Diventammo prigionieri dei russi. Sempre nel 1944 dai russi venni internato nel lager di Tambov nei pressi di Mosca insieme ad altre migliaia di prigionieri. Ricordo che a Tambov c’erano, nel terreno circostante, molti alberi di ghiande. La fame era tanta, pensammo che se le davano ai porci per farli ingrassare, forse a noi potevano saziare un po’ la fame arretrata. Ne raccogliemmo moltissime, facemmo dei buchi in una latta trovata per caso e le abbrustolimmo. Ricordo ne mangiai tante, ma tante, che stetti male per due giorni. Pensai che se non ero morto fucilato, sarei morto sazio di ghiande. Adesso al ricordo mi viene da sorridere, ma allora che dolore di pancia! Io ero nella baracca n. 33. Non ricordo quanti eravamo in quella baracca, ricordo solo che eravamo stipati come sardine in una scatola. Molti morirono per il freddo, per la fame, per il duro lavoro. Si moriva per dissenteria, di tifo. Ogni giorno ne morivano una trentina, venivano ammassati nella baracca n. 19 e poi sepolti in fosse comuni”.

Secondo la documentazione russa in possesso dal 1992 di Onorcaduti, dei 37.300 morti accertati nei lager sovietici, 837 erano ex prigionieri dei tedeschi deportati dopo l’8 settembre del 1943. Chi, degli italiani, era sopravvissuto a Hitler, morì, cioè, sotto Stalin. E ancora, i prigionieri di guerra italiani rimpatriati nel 1945 e non appartenenti all’Armir erano stati catturati dai “russi nei campi di concentramento tedeschi della Jugoslavia”: erano i militari appartenenti “alle unità italiane operanti in Grecia, Montenegro e nelle isole dell’Egeo” che i tedeschi avevano disarmato e internato dopo l’8 settembre del 1943. Senza dimenticare i militari italiani catturati dai russi “nei lager tedeschi della Polonia nei primi mesi del ’45” e da Mosca deportati nei gulag con gli italiani “catturati nel gennaio ’43”.

E dimentica il Pd il massacro della foresta di Katyń, atto sanguinario di Stalin contro militari e civili polacchi. Un crimine, a Norimberga, spacciato dai sovietici per crimine nazista, l’unico non commesso da quell’erba marcia che fu la Germania hitleriana. Quando nel 2007, in Polonia, uscì “Katyń”, pellicola di Andrzej Wajda, figlio di Jakub, una delle vittime, la stampa italiana di sinistra, non a caso, sparse fiele.

In Polonia, si ricordi al Pd, i simboli del comunismo sono stati banditi e che c’è stato un Papa che dal soglio pontificio al comunismo dichiarò guerra, perché lui, polacco, aveva vissuto quel dramma. Era Karol Wojtyla.

Twitter: @SECarnemolla

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4 Comments

  • ANDROMEDA.30. Reply

    1 novembre 2015 at 6:59 pm

    PREMESSO CHE IO SONO NEMICO DI OGNI VIOLENZA-
    TU IGNORI O DIMENTICHI COSA C’ERA A MONTE DELL’UNO E DELL’ALTRO.

    NOI. “IN UNO STATO DEMORCATICO FONDATO SUL DIRITTO QUANDO I RESPONSABILI DELLE ISTITUZIONI SOSTITUISCONO IL DOVERE CON IL POTERE ; LA GIUSTIZIA E’ MORTA . LA LIBERTA’ IN CATENE.!”

    “””LE COLPE (VIOLENZA) NON SONO TANTO CHI LE COMMETTE MA DA CHI LE LASCIA COMMETTERE OD OBBLIGA A COMMETTERE.”””

    PRENDETE E PORTATA A CASA.!!!

    • Stefania Elena Carnemolla Reply

      2 novembre 2015 at 8:45 pm

      Quando scrive, impari a non usare tutte queste virgolette, che, viste tutte insieme, sembrano il filo spinato dei gulag di Stalin.

  • Frank Reply

    4 novembre 2015 at 6:24 pm

    Non basta Stefania, in nostro amico Andromeda deve anche imparare l’italiano!
    Ma non era la sinistra che forniva al paese i migliori intellettuali?

  • Ovidio Reply

    30 gennaio 2016 at 11:57 am

    Ha ragione Andromeda 30, le colpe non sono di chi le commette ma di chi le lascia commettere. Infatti i morti Italiani nei Gulag o nei vari internamenti sono stati voluti da un certo Palmiro Togliatti che così voleva più Italiani colpiti per poter portare i famigliari dalla sua parte e fare di questa nazione una parte della Jugoslavia di Tito. Ma nonostante tutto non c’è riuscito.

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