Il PD di Roma “rivoluziona” il tpl: le officine ATAC stiano aperte anche di pomeriggio!

unnamed (1)Il PD romano ha tappezzato i muri della capitale con un manifesto che ha lasciato di stucco tutti, residenti, pendolari e turisti, il quale attorno al simbolo del partito annuncia testualmente alla cittadinanza di Roma ed al resto del mondo: “Atac – Officine aperte anche il pomeriggio. Una proposta sostenuta dal PD per migliorare il trasporto pubblico ai cittadini”. Sembra uno scherzo, e pure di cattivo gusto, ma vi garantiamo che non lo è. Ora, il PD, o come diavolo si è chiamato dal PCI in poi, governa la capitale da 45 anni, tranne rarissime parentesi come l’ultima di Alemanno, e solo adesso si accorge che le officine che dovrebbero garantire manutenzione ordinaria, straordinaria e mobilità di 2300 autobus e tram chiudono alle 13.30? E se ne fanno persino vanto di volerle tenere aperte di pomeriggio, anzichè strisciare umilmente chiedendo perdono ed invocando clemenza ai loro tartassati amministrati per non averlo fatto sinora.

A parte il disservizio che l’operatività a mezzo servizio provoca nel trasporto pubblico locale (tpl) di Roma e dintorni, ma chi sono quei fortunati tra i lavoratori italiani che dispongono di una intera mezza giornata libera tutti i giorni? Forse gli insegnanti che però lavorano a casa per preparare lezioni e correggere compiti in classe, o i ministeriali ed i pubblici dipendenti, che però lavorano anche il sabato. Ma a parte gli aspetti di privilegiate disuniformità contrattuali rispetto ad altre categorie di dipendenti, nessuno ha messo mai in conto le conseguenze che questo stato di cose ha provocato e continua a provocare sull’ignara platea di utenti?

All’anagrafe, i residenti a Roma sono circa 2,9 milioni, ma se a questi sommiamo clandestini, regolari, turisti, residenti pro-tempore e 300mila pendolari arriviamo a 4,5 milioni di persone, la maggior parte delle quali si muovono nella capitale, a cui si aggiungono in media circa 40 milioni di turisti l’anno, a parte circostanze eccezionali tipo Anno Santo quando diventano persino di più. Per garantire un minimo di mobilità a tutte questa persone l’Atac (Agenzia per il trasporto autoferrotranviario del Comune di Roma) dispone di mezzi di superficie e di linee metropolitane. Il parco autobus conta 2300 autobus, dei quali mediamente 850, cioè quasi il 40 %, sono fermi perchè guasti. Questo numero abnorme di mezzi fermi è determinato da due fattori: il primo è quello che le officine di riparazione sono “aperte a metà”, lavorano a mezzo servizio. Questo fattore incide molto perchè solo il 55 % dei mezzi che vanno in avaria possono essere riparati con interventi sul luogo, ma per il resto occorre l’intervento in officina. Il secondo fattore negativo per la disponibilità del numero adeguato alle necessità di mezzi circolanti è che spesso mancano le parti di ricambio, per incuria nella gestione del magazzino, per personale ridotto, ma soprattutto perchè non ci sono i fondi per il loro acquisto. Ne consegue che mediamente sono in uscita solo 1450 mezzi pubblici, laddove per offrire un servizio appena decente occorrerebbe disporre di almeno 1600-1700 mezzi perfettamente funzionanti.

Ma ad andare a vedere bene le cose da vicino emerge una realtà a dir poco stupefacente. L’Atac ha accumulato verso i propri fornitori debiti per 429 milioni di euro, il che ha causato la chiusura di molti rubinetti e la sospensione di molte forniture. Si è così arrivati a cannibalizzare gli autobus più malconci, quelli più vecchi ed usurati per rimediare le parti di ricambio ed i componenti necessari alla riparazione di altri autobus. E’ la strategia di manutenzione cui si ricorre nei Paesi del quarto mondo, od in quelli soggetti ad embargo commerciale e relativo taglio dei rifornimenti, come accaduto per decenni all’Iran. Nonostante questo, però, ci sono almeno 600 autobus che non hanno alcuna possibilità di poter essere riparati e quindi utilizzati.

Vabbeh, si dirà, però ci sono le linee metropolitane a sopperire. Giornalmente le tre linee e mezzo di cui dispone Roma, cioè A, B, B1 e C , dovrebbero trasportare circa 800mila passeggeri. In effetti il servizio metro è stato soddisfacente sino al 2010, anno in cui si decise di affidarne la gestione all’Atac, cioè al Comune di Roma, si disse allora, per “coordinare il servizio underground con quello di superficie e conseguire importanti sinergie”. Da allora, il servizio si è andando via via degradando, sino al disservizio attuale causato parte da rivendicazioni sindacali e parte alla non-gestione della giunta di Marino. Come riferiscono le cronache, in questo torrido mese di luglio la situazione è precipitata, il servizio si svolge a singhiozzo e non è più un fatto sporadico impiegare un paio d’ore a coprire un percorso normalmente coperto in mezz’ora.

Le linee di superficie sono nella situazione prima descritta, l’auto privata è un terno a lotto perchè non c’è nemmeno la certezza di arrivare a destinazione in giornata per colpa degli ingorghi (dottor Marino, ma dove stanno i 7000 vigili della capitale che prima del suo arrivo erano impegnati nella gestione del traffico per le strade di Roma?), per cui si comprende bene come i cittadini di questa martoriata città non sappiano più a quale santo votarsi. Per non dire poi dei sempre più spaesati turisti nei quali sempre più di frequente si suscita la sensazione di essersi imbarcati in un viaggio interplanetario e che Roma non faccia parte del natìo pianeta Terra. Ma cosa è successo?

Anche in questo caso il contenzioso nasce dal tentativo di salvaguardare un altro degli incredibili privilegi di cui godono, non si sa in virtù di quale divina benedizione, i conducenti della capitale. Il braccio di ferro con Marino è nato nel momento in cui il sindaco ha prospettato l’impiego del badge, cioè del cartellino elettronico, per attestare la presenza del personale. Anche in questo caso, chi in Italia può permettersi nello svolgimento di lavoro dipendente di non attestare le proprie presenze? Ma a fare strabuzzare gli occhi è la motivazione addotta dal personale di stazione e dai conducenti che se fosse introdotto il badge, a parità di retribuzione, dovrebbero lavorare come gli altri, cioè anzichè le attuali 700 ore, almeno per le 950 ore di media nazionale che risulta tra i limiti delle 850 ore dei napoletani, ed addirittura delle 1200 ore lavorate dai milanesi. Siamo al delirio.

E’ per questo, per evitare controlli sul loro orario di lavoro che vogliono mantenere il sistema del foglio di via, come succede per i piloti dell’aeronautica civile. Anche qui credeteci, non stiamo scherzando, ma è quello che sta accadendo nella Roma di Marino, il quale invece di cercare di risolvere la situazione, lascia che il braccio di ferro prosegua, senza intervenire decisamente e recando gravissimi disagi agli utenti. Si pensi in particolare ai pendolari che per colpe non loro perdono l’ultimo pullman o l’ultimo treno per raggiungere la loro residenza, e che a causa di questi disservizi sono spesso costretti a passare le notti all’addiaccio, distesi sulle panchine di parchi e giardini, visto che le stazioni ferroviarie chiudono di notte.

Allora è tutto chiaro, Marino è il buono ed i conducenti il cattivo della situazione. Neanche per sogno. Intanto va detto che regolamento alla mano un mezzo di trasporto non in regola non può essere messo in servizio. Quindi, sempre regolamento alla mano, non potrebbero uscire in servizio mezzi ad esempio privi di condizionatore, o con il condizionamento che non funziona, che sono la maggioranza. E neanche se i freni sono usurati. Qui va dato atto ai conducenti di essersi fatti spesso carico di situazioni difficili nei confronti degli utenti, di offrirsi capri espiatori per non interrompere il servizio, uscendo con il condizionamento fuori uso, porte che non si aprono, luci interne spente e freni che stridono. Va anche detto che Marino ha deciso unilateralmente di tagliare tutte le indennità che arricchivano le buste-paga dei dipendenti Atac, accumulatesi in oltre 50 di gestione sindacale mirata a creare privilegi per i fortunati che avevano un posto di lavoro, a scapito della qualità dei servizi resi ai cittadini e dei disoccupati, con quella che con efficace immagine si chiama la giungla retributiva dei contratti di lavoro. La cancellazione di quelle indennità che valgono 3-400 euro mensili, porta la media delle buste paga attorno ai 1400 €, mettendo in difficoltà molte famiglie dei dipendenti.

Ora se c’è una questione di orario di lavoro da affrontare ed una retribuzione da armonizzare ci si aspetta che i responsabili di una azienda di 12mila dipendenti apra un tavolo di trattative per trovare un punto di incontro soddisfacente per tutti, per riportare il sereno sul sistema di trasporto urbano e restituire un servizio almeno presentabile ai cittadini. Per fare questo ci vorrebbero quelli che Roma purtroppo non ha : un sindaco, un assessore ai trasporti, una giunta attenta, capace ed efficiente. Invece c’è Marino, il quale ha pensato bene di provocare i lavoratori per scatenarne una reazione deprecabile, lo sciopero bianco che crea pesanti disservizi, in modo da addossare loro tutte le colpe dei problemi che affliggono il trasporto a Roma, ed indirizzare su di loro le ire degli utenti e distogliere l’attenzione dalla propria fatiscente gestione della città. Ma che bravo a fare scaricabarile questo Marino!

Per rilanciarsi, l’anno scorso l’Atac aveva avviato la ricerca di un forte partner internazionale. Prima si era parlato della francese Bollorè, poi sono spuntati i cinesi, che hanno addirittura portato nei depositi Atac alcuni autobus perchè fossero provati su percorsi urbani. Si trattava di autobus a trazione elettrica della Byd, l’azienda di Shenzhen guidata dal giovane magnate cinese Wang Chuanfu, che il sindaco ha anche una volta ricevuto in Campidoglio. Forse è per questo che poi è scappato e non s’è più visto. Secondo alcune fonti, l’Atac avrebbe trattato l’acquisizione di 1800 vetture per un’operazione da circa un miliardo di euro. La trattativa prevedeva come strumento finanziario un leasing a lungo termine, con incluso un contratto di manutenzione, pagamento rateale e solo per vetture funzionanti, e persino la sostituzione periodica delle batterie di accumulatori.

Ma come si sa, la giunta capitolina s’è sciolta perdendo i pezzi ed i cinesi se ne sono andati, lasciando perdere l’affare per mancanza di seri interlocutori. Così, sono rimasti soli un sindaco che è una piaga d’Egitto, un’azienda che le clientele hanno devastato, riempiendola di dirigenti ed impiegati e svuotandola di operativi, tecnici e meccanici specializzati, con un contenzioso aperto con i conducenti di cui nessuno si preoccupa, piena di debiti che arrivano al soffitto, una dimostrata incapacità ad offrire un servizio almeno decente ai cittadini che vivono nella capitale ed ai turisti che subiscono in silenzio, ma che poi ci valutano. Altrochè se ci valutano: basta vedere cosa gira sulla stampa internazionale su questa Roma di Marino per rendersene conto.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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