Il Pd vuole raddoppiare la Tobin Tax

renzi_pd_silenzioR439_thumb400x275Alle tasse non si rinuncia. Ogni buona causa necessita di una copertura e la più facile, almeno in Italia, resta sempre una tassa. Meglio ancora se grava sulle transazioni finanziarie. La Tobin tax è rispuntata anche in questa legge di Stabilità. Poco importa che gli studi comparativi mettano l’Italia in fondo alle classifiche dei Paesi dove conviene investire; dimenticate le scarsissime performance in termini di entrate registrate dalla vecchia versione. C’è chi vuole raddoppiare la tassa che prende il nome dal premio nobel James Tobin. Nell’ordinamento italiano è stata introdotta con la finanziaria del 2013 e prevede, tra le altre cose, una aliquota sulle transazioni sui mercati non regolamentati dello 0,2 per cento.

La commissione Lavoro della Camera ha approvato un emendamento, primo firmatario il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, esponente Pd ed ex ministro del Welfare, che raddoppia l’aliquota. Ora passa alla commissione Bilancio che dovrà dare il via libera oppure bocciare l’emendamento.L’obiettivo è buono. Quantomeno atteso da migliaia di donne che rischiano di restare escluse da «opzione donna», cioè la possibilità di andare in pensione prima in cambio di un ricalcolo contributivo dell’assegno. Allo voce copertura si stabilisce che «l’aliquota dello 0,2 per cento sul valore della transazione» prevista dalla vecchia legge sia sostituito con «l’aliquota dello 0,4 per cento».

Interpellato dal Giornale, Damiano spiega che questa parte della legge potrebbe cambiare. «C’è sempre il problema di trovare delle coperture, quindi in stretta collaborazione con gli uffici si individuano delle soluzioni che possano essere anche temporanee. Se ci sarà, come mi auguro, un accordo con il governo sull’opzione donna, si potranno anche trovare coperture più adeguate». Ma qualche conto non torna nemmeno all’ex ministro del Lavoro. L’opzione donna comporta un ricalcolo contributivo della pensione. «Non si capisce come mai se tutti, a partire dall’Inps, ritengono che il sistema contributivo sia in perfetto equilibrio ci chiedano una copertura da 2,5 miliardi per aiutare 36mila lavoratrici» (l’emendamento prevede che le dipendenti pubbliche o private che compiono 57 anni, 58 per le autonome, entro il 31 dicembre di quest’anno possono accedere alla pensione in anticipo di tre mesi rispetto alla normativa attuale, con il taglio del 30% che comporta il ricalcolo contributivo). Il sospetto è che la copertura richiesta dal ministero dell’Economia sia volutamente eccessiva. Un modo come un altro per fare cassa. Con le pensioni oppure, in alternativa, con la solita tassa.

Copertura a parte, le pensioni si confermano un tema complicato per il governo. Diventano sempre più evidenti gli effetti delle riforme. Nei giorni scorsi il presidente dell’Inps Tito Boeri ha ammesso che i 35enni di oggi potranno andare in pensione a 70-75 anni con un assegno basso. Ieri l’Istat ha reso noto che il reddito medio dei nuovi pensionati, quelli che hanno iniziato a percepire una rendita dal 2014, è di 13.965 euro, contro i 17.146 euro di chi si è ritirato prima, una differenza media negativa di oltre 3mila euro. Segno che le riforme, contributivo in primis, stanno già rendendo più poveri i pensionati.Ma l’impoverimento non riguarda solo chi ha smesso di lavorare. Secondo la Banca d’Italia, il 22,3% degli italiani nel 2014 era a basso reddito (sotto la soglia di 9.600 euro). Nel 2006 la quota era al 19,6%, nel 2006 al 20,6.

[Fonte: Il Giornale]

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