Il piano del Pd: usare i vitalizi dei politici per tagliare le pensioni agli italiani

20150410_inps“Per i vitalizi dei politici oltre gli 80-85 mila euro l’anno abbiamo proposto una riduzione che arriva anche al 50%”. La bordata è partita ieri da Tito Boeri, presidente dell’Inps, durante un’intervista a In Mezz’Ora, il programma della sempreverde Lucia Annunziata. “Camera e Senato dovrebbero rendere pubbliche al più presto le regole che storicamente sono state alla base della concessione di questi vitalizi, per valutare i tassi di rendimento implicitamente offerti a deputati e senatori, comparandoli col trattamento riservato agli altri lavoratori”.

La parola chiave utilizzata da Boeri è “armonizzazione”, che in parole povere significa tagli. Per farla breve, il Pd, che attraverso il governo ha nominato Boeri, ha resuscitato la balla che con il taglio del vitalizio dei politici i problemi del paese si risolveranno definitivamente, l’economia tornerà a crescere, i poveri diminuiranno e tutto sarà più giusto. Ma dietro tutto ciò, in realtà, si nasconde la volontà evidente di utilizzare i vitalizi dei politici per colpire le pensioni degli italiani. E’ una specie di cavallo di Troia. Perché sarà a quel punto, una volta dimezzati gli assegni mensili dei tanti odiati ex parlamentari, che mettere mano alle pensioni di chi ha lavorato 40 anni, spaccandosi la schiena, al grido di “i sacrifici dobbiamo farli tutti”, non sarà più una cosa così disdicevole.

Per carità, che alcuni principi che regolano l’erogazione dei vitalizi ai politici siano sbagliati, si pensi ai 5.000 euro che Nichi Vendola percepisce a nemmeno 60 anni per aver fatto il presidente della Puglia per due mandati, è sotto gli occhi di tutti. Lo si poteva fare dieci, venti, trenta anni fa, se ci fosse stata una vera volontà politico-sociale. Ora, con i conti dell’Inps in rosso, con un sistema previdenziale che fa acqua da tutte le parti e che tra poco andrà incontro ad un crack senza precedenti, il tutto appare un po’ sospettoso. Toccare i diritti acquisti è difficile, ma una volta scardinato la porta di quel sacrosanto principio non ce ne sarà per nessuno. E quale miglior modo, se non facendo leva sulla rabbia della gente nei confronti di questa classe politica?

@eugcipolla

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2 Comments

  • Carlo Lauletta Reply

    2 novembre 2015 at 5:41 pm

    Anch’io ho pensato immediatamente la stessa cosa. C’era da aspettarsela. Dare continuamente addosso alla cosiddetta
    casta, alla classe politica che avrebbe redditi eccessivi, è pericoloso, come si è visto adesso; ed è anche ingiusto. Gli
    emolumenti dei politici fanno impressione al pensionato minimo, ma sono poca cosa rispetto ai guadagni di tante altre
    categorie: gente d’affari, clown della televisione, presentatori di festival, giornalisti d’alto bordo, scrittori, sportivi. Quanti
    sanno che in Francia (in Italia sarà lo stesso)gioca un calciatore il cui appannaggio è 50(=cinquanta) volte quello del presidente. della repubblica? Qualcuno mi obietta: “Ma queste persone che tu dici non le paghiamo noi cittadini”. Al che io replico: “Però sono comunque a nostro carico. Infatti, se sullo stipendio, ad esempio, del calciatore di cui ho detto, l’IRPEF fosse
    al 95%, ecco che ciascuno di noi, dal pensionato minimo all’ alto funzionario pubblico, potrebbe essere un pochino sgravato”.

  • Stefano Carboni - Forlì Reply

    3 novembre 2015 at 8:21 am

    1) non gettare il bambino con l’acqua sporca: iniziamo a dire che se non ci sono stati contributi tali da coprire gli emolumenti che vengono riconosciuti non c’è ragione perché uno Stato debba garantire a queste persone ben più di quanto viene riconosciuto al cittadino italiano medio.
    Perché invece di coprire i politici (che servono in uno Stato) non dire che tutto quanto hanno versato o che decidono adesso di versare ad integrazione va a costituire un capitale che garantisce una pensione/vitalizio intangibile, mentre ogni eventuale extra è suscettibile di tagli sulla base delle esigenze dello Stato ?!?!
    2) perché non usare la cosa come buon esempio: tanti Italiani godono di pensioni ben più alte di quanto sia economicamente sostenibile sulla base dei contributi da loro versati. Perché allora non prevedere anche per loro che quanto corrisponde al maturato in base ai contributi versati sia sicuramente ed i tangibilmente riconosciuto e che eventuali extra (garantendo comunque la integrazione al minimo – ove necessario) sia invece soggetto alla stessa gestione garantita ai politici sulla base delle esigenza di sostenibilità dei conti dello Stato ?

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