Il ruggito della pulce

imageRiceviamo e pubblichiamo.

Si sono finalmente chiusi i giochi delle alleanze per le prossime regionali del 31 maggio e il panorama complessivo del fu centrodestra è abbastanza desolante.
Scelte incomprensibili, divisioni artificiose, contraddizioni evidenti, molto tempo perso.
Eppure in questo quadro non certo esaltante si staglia netto il ruggito della pulce.
La pulce è Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. Pare che il Cav in un’accesso d’ira per la vicenda pugliese l’abbia definita proprio così.. Pulce. Lei ci ha riso sopra, ringraziando il Berlusconi grande uomo di calcio per il paragone con Leo Messi.
Finito lo scambio di cortesie è andata avanti per la sua strada, senza chinare il capo alle bizze del fu Capo, mettendo in conto di perdere un’esponente del proprio partito (Adriana Poli-poltrone, così l’ha definita malignamente ma con un consistente fondo di verità Francesco Storace) pur di mantenere la parola data mesi fa al professor Schittulli.. E pur di rivendicare la piena sovranità a casa propria, quell’antica regola della politica clamorosamente ignorata secondo cui non spetta al capo di un altro partito scegliere i candidati dentro al tuo partito.
Intendiamoci, la pulce ha fatto di tutto per raggiungere l’unità in Puglia fino addirittura a lanciare le primarie last minute, ma niente.. Lì si doveva consumare la vendetta di Silvio su Raffaele e a goderne probabilmente sarà Emiliano.
Ma torniamo alla nostra pulce che, poche ore dopo aver sfanculato in malo modo il Cav, annuncia il sostegno a Toti in Liguria. Le critiche erano note, la preferenza per il bravo leghista Rixi pure, la focosa tentazione di vendicarsi dello sgarbo pugliese anche.. ma le difficoltà della sinistra tra spaccature nel PD e inchieste a carico della candidata Paita, imponevano una rapida ricomposizione del centrodestra che forse ora è addirittura in condizione di giocarsela. La pulce si prende il bravo Matteo Rosso, il più votato uscente di Forza italia, e si schiera con Toti sopendo qualche mugugno interno. E a chi le chiede perché non sostenere l’ex senatore PdL Enrico Musso la pulce sciorina temi forti (dall’immigrazione alle unioni civili) su cui Musso e FdI sono agli antipodi.
Archiviate da tempo Umbria e Campania, con un centrodestra insolitamente ampio e unito, e con qualche sofferenza di troppo l’appoggio in Veneto a Zaia, rimanevano da chiudere Marche e Toscana.
La pulce si era messa in testa che nella Toscana nazarenica di Renzi e Verdini, di papà Renzi e papà Boschi..e allo stesso modo nelle Marche in cui Forza italia e Area popolare sostenevano il governatore uscente del Pd Spacca.. Ecco, in quelle due regioni, si doveva offrire l’alternativa netta e radicale, sull’asse Meloni-Salvini.
Diplomazie ininterrotte per convincere il padano felpato a guardare al di là del proprio interesse contingente.. E alla fine il capolavoro: FdI e Lega insieme, con Borghi&Donzelli (a proposito, onore a lui che ha fatto una splendida campagna in questi mesi) in Toscana e Acquaroli&Paolini nelle Marche.
E a chi le chiede conto di un sistema di alleanze a macchia di leopardo, la pulce riconduce tutto a una linea strategica molto chiara: rafforzare ovunque l’opzione più forte per battere Renzi e il PD, con la sola eccezione di quelle regioni in cui il resto del centrodestra ha smesso di essere tale.
Autonomia (con il niet al Cav), pragmatismo (con la scelta di Toti e degli uscenti), visione (con l’accordo con la Lega che costruisce un embrione di futuro) sembrano merce rara tra un Berlusconi dalla linea incomprensibile e un Salvini che dice no a NCD ma poi ci si allea in Umbria e Liguria.
Certo, la pulce deve ancora crescere ma ha dimostrato idee chiare e forza di volontà.
Chissà che stavolta anche le urne non riservino alla pulce e ai suoi Fratelli qualche meritata soddisfazione.

Franco Tiratore

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