Il vantaggio della società civile impegnata

società civileOgni debolezza è un limite fino a che non sia riconosciuta come tale, dopo può anche essere un’occasione di crescita e di superamento di quel limite che costituiva.
Non tutti i goffi, timidi od improvvisati tentativi politici che, dal 2011 ad oggi, si sono perpetuati in seno alla società civile o che l’hanno vista sussultare e provare ad ergersi, come forza autonoma ai fini del cambiamento, sono stati inutili, anzi, non ne è stato inutile nessuno, tutto, o quasi, serve sempre a qualcosa, a determinate condizioni.
C’è un fatto assolutamente nuovo che nessuno rimarca: prima di 4 anni fa non esistevano qualche migliaio di persone, dalla Sicilia all’estremo Nord, espressioni della società civile impegnata, che potevano definirsi al corrente, ognuna delle caratteristiche dell’altra, ognuna al corrente delle iniziative di ciascun’altra così come le vede, le percepisce, le sente più o meno vicine alla sua idea di mondo.
Oggi queste persone sparse sanno benissimo chi gli è vicino e chi gli è più lontano, hanno condiviso fianco a fianco, senza mediazioni, fallimenti e delusioni, si sono conosciute ognuna per quello che vale, ognuna per quello che possono dare in un’impresa politica oppure no.
Prima tutto questo non esisteva, si brancolava nel buio, ci si avventurava e si faceva, con ciò, confusione, ci si metteva facilmente insieme a persone, come si scrostava di un attimo la superficie della mera e vaga voglia di cambiare, che erano del tutto all’opposto, anche idealmente, di quello che ognuno di costoro pensava e credeva nel più profondo, si davano per buone capacità ed attitudini che nessuno poteva comprovare sul campo dell’agone politico, per quanto limitato e ristretto esso potesse ancora essere, spesso accadeva in tutta buona fede, nessuno conosceva fino in fondo, oltre a quelle degli altri, le sue di qualità, come fossero spendibili, si era tutti alla prima esperienza politica autonoma in prima persona.
Ora ci si conosce tutti, nel bene e nel male, e di questo occorre fare tesoro.
Abbiamo talmente tante informazioni uno dell’altro che sarebbe un vero peccato mortale non metterle a frutto.

Come da un civile brodo primordiale, sono emersi i primi organismi unicellulari, riconoscibili con quelle che sono le loro caratteristiche, proprie a nessun altro, simili ad alcuni e ad altri no, che preludono a capacità specifiche e non ad altre, c’è solo da riunirle e coordinarle in un progetto, serio e realistico che tenga conto delle debolezze intrinseche di questo magma civile in trasformazione, al punto da farle diventare il viatico dal quale ripartire decisi verso l’obiettivo di un cambiamento difficile, ma possibile, che dipende solo da noi quanto sarà profondo.
In queste condizioni gli anglosassoni direbbero che è il momento propizio per mettere ogni cosa al suo giusto posto!
In una conferenza stampa di tempo fa Matteo Salvini disse che intendeva cambiare non tutto, ma il 90% del personale politico del suo partito.
Se lo dice un politico di professione con alle spalle un partito organizzato e con i mezzi che alla società civile difettano in gran parte, tanto più lo dovremmo tenere presente noi.
Prendiamoli in parola, non il 90% del ricambio, daremo per buono anche il 50% di nuove ninfee in mezzo allo stagno della vecchia politica per prendere in considerazione un progetto realistico di cambiamento immediato.

Meno tasse + sicurezza, accompagnati da un processo di rinnovamento che faccia emergere, in seno al contenitore o ai contenitori prescelti, almeno il 50% del nuovo proveniente dalla società civile è quanto basta per consentire alla malattia italica di fare il suo corso prima possibile, senza che si sia costretti ad abbaiare alla luna di progetti più radicali che, bene che vada, hanno un arco temporale di possibilità e di attuazione che li pone sul medio-lungo periodo nell’agenda politica e che nessuno ci vieta di continuare a perorare di principio e che, comunque, non saremmo nella condizione di porre all’attenzione dell’attualità politica da soli, così come oggi siamo messi.
Se c’è un modo efficace per anticipare il nuovo è quello di contribuire, senza smettere di perseguirlo, all’esaurirsi di ogni possibilità formale del vecchio.
Se ci sono milioni di cittadini che ancora vanno a votare è perché il vecchio viene ritenuto, di conseguenza, in grado, a torto o a ragione, di poter dire il suo.
Passare dall’astensionismo tout court, al condizionamento dell’esercizio di voto o se volete, chiamiamolo pure astensionismo condizionato, un astensionismo espresso solo dopo aver posto le condizioni attive per un eventuale consenso e solo dopo che esse siano state rifiutate dai contenitori che a parole si dicano d’accordo con quanto auspicato e dichiarato in un programma.
Andarli a prendere con delle proposte, metterli con le spalle al muro di dire apertamente no al cambiamento, senza più alibi di sorta, significa accelerare il processo di esaurimento formale del vecchio, non dargli tregua.
Se chi si muove nel solco dell’autodeterminazione nelle regioni ad alto residuo fiscale è afflitto da essere alle prese con più sigle che personale politico, non abbia timore di sporcarsi le mani e ponga le condizioni per appoggiare chi credibilmente gli possa concedere la possibilità di effettuare un referendum che consenta di far esprimere i cittadini dei territori interessati e dal rifiuto o meno di queste condizioni si relazioni con il suo target sociale di riferimento, positivamente, male che vada ne guadagnerà di autorevolezza, potendo dire di non aver lasciato nulla di intentato di fronte al giudizio dei suoi sostenitori.

Ponga le sue condizioni realistiche e non si preoccupi di altro, non è colpa della vecchia politica se l’indipendentismo è rappresentato da decine di sigle inconsistenti che alla lunga indispettiscono i cittadini piuttosto che sensibilizzarli su un tema che di per sé interesserebbe a molti di loro.
Imparino, i migliori elementi di quell’area, a distinguere tra politica attiva e politica di principio, non si diventa degli opportunisti solo per il fatto di tenerne distinti i piani, si diventa opportunisti, molto più spesso, oggettivamente, quando li si confondono ed un posizionamento di politica di principio fa il gioco di chi è più lontano dalle tue tematica in politica attiva ossia quella dove si compete con le forze date così come sono, non con quelle come vorremmo che fossero nella nostra testa.
Stessa cosa facciano i corpi intermedi, le associazioni territoriali, quegli strumenti di controllo tematico di quanto di meglio venga espresso e proposto dalla società e dall’offerta politica: diventino dei vettori di credibilità di coloro che sostengono oppure rifluiscano dentro la società civile dalla quale sono sorti, se non si ha la forza o la voglia di diventare grandi significa che non si è più necessari o non lo si è stati mai veramente.
Si prendano le loro responsabilità come coloro che, nolenti o volenti, hanno deciso di rimanere dentro questo inferno fiscale qualunque cosa accada e non lasceranno nulla di intentato per venirne a capo.

Questa non è la fase dei professori, dei convegni, dei libri questa è la fase delle donne e degli uomini liberi che vogliono conquistarsi un futuro per i loro figli che possano essere loro stessi a scegliere e nessun altro al loro posto.
Non abbiate paura di contarvi, se necessario, così come non abbiate timore di venire a patti con il vecchio in cambio di un immediato capovolgimento di paradigma che dovrete però essere voi, almeno, a poter concretamente misurare durante il corso degli eventi.
Diffidate di chiunque non sia disposto a scendere a patti concretamente, non solo in base a promesse, fatevi valere, non vi impegnate per nessun motivo al mondo che non possa essere da voi, di fatto, controllato e verificato.
Per ogni rospo nella stagno una ninfea, può andare bene anche una ninfea ogni due o tre rospi, ma non cadete nella vaga promessa dei rospi per uno stagno che alle ninfee sia accessibile solo in un secondo momento, vi starebbero fregando un’altra volta e non permettetelo.

Il nuovo interagisce con il vecchio solo a precise condizioni, non deve aver paura di sporcarsi le mani, ma non come dice il vecchio bensì come avrà deciso di fare, in piena autonomia e responsabilità e non oltre. Dichiarandolo in anticipo, non facendo passare una cosa per un’altra, la bestia per la bella o il grano per il loglio.
Se non vi sono queste condizioni, lasciate tranquillamente i rospi nello stagno maleodorante che loro hanno creato, non dategli al gratis nessuna possibilità per il loro abbellimento, non fate il fiore dell’occhiello di nessuno, si vede che non hanno capito che questa è l’ultima possibilità che noi stiamo dando a loro, non viceversa, ma non si lasci al vecchio la chance di poter dire che il nuovo non abbia voluto interagire di principio o non abbia posto delle realistiche condizioni per farlo.
Per loro non c’è comunque futuro politico senza di noi, per noi, male che vada, saranno altri mesi ed altri anni dove, semplicemente, come sempre, se non arriveremo a fine mese ce li metteremo di tasca nostra o tireremo ancora di più la cinghia, noi siamo abituati, loro no.
Senza contare il potere di interdizione che, grazie alla tecnologia ed ai social network in particolare, il nuovo ha già tra le sue armi migliori per farsi valere e disintegrare qualsiasi altra offerta politica travestita da nuovo con lo stesso personale politico di sempre.
Questa è la nostra vera forza e la nostra vera indipendenza, oltre al fatto che oramai ci conosciamo bene tutti.

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