Il Vescovo di Oristano vuole un Gigante di Monte Prama tutto per sé

Boxer_monte_prama_3I Giganti di Monte Prama sono, probabilmente, la scoperta archeologica più importante degli ultimi 50 anni. Il loro ritrovamento casuale ad opera di un agricoltore rappresentò, insieme al rinvenimento dell’esercito di terracotta di Xi’an (avvenuto anch’esso per opera di un agricoltore), la più importante scoperta archeologica del lontano 1974. Ora, mentre l’esercito di Xi’an è inserito sin dal 1987 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e costituisce una testimonianza nel mondo della cultura e della storia cinese (tanto che alcune statue sono state esposte anche in Italia: a Venezia, Roma, Milano e Torino), ben altra sorte è spettata ai nostri Giganti. Il complesso statuario del Sinis è stato incredibilmente nascosto per 30 anni nei magazzini del Museo Archeologico di Cagliari. Solo nel 2005 sono stati reperiti i fondi per procedere alla ricomposizione delle statue e il faticoso lavoro di restauro è potuto partire. Soltanto dal 2014, dopo ben 40 anni, i Giganti possono essere visitati da chiunque nel Museo Civico “Giovanni Marongiu” di Cabras o al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari (che infatti hanno fatto registrare visite record) e gli scavi presso il sito del loro ritrovamento, Mont’e Prama, sono finalmente ripresi e hanno portato alla luce nuovi e interessanti reperti che stanno riscrivendo la storia del bacino del mediterraneo.

L’interesse e il clamore suscitato dalle nuove scoperte ha fatto incrementare vertiginosamente il numero dei visitatori con le conseguenti ricadute economiche. I numeri registrati fanno gola a tutti. Così Mons. Ignazio Sanna (Vescovo di Oristano) che il 13 febbraio scorso ha inaugurato il Museo Diocesano ha avanzato delle pretese via facebook scrivendo: “Cari amici, oggi inauguriamo una prima ala del nostro museo diocesano. Siete favorevoli a chiedere che, come diocesi proprietaria del terreno degli scavi di Monte Prama, possiamo esporre nel nostro museo almeno una statua dei giganti o parte di essa? Più numerosi siamo e più ci faremo sentire!!!”. Pronta la replica del Sindaco di Cabras Cristiano Carrus (FI) “non se ne parla. Abbiamo fatto tanto per riportarli a casa. I giganti restano qui”. Ma il Vescovo, probabilmente poco abituato a sentire dei NO, non l’ha presa bene. Sabato 7 marzo durante la visita del sotto segretario alla Cultura Francesca Barracciu (PD) e della parlamentare sarda Caterina Pes (PD) al Museo Diocesano di Oristano ha addirittura intimato il silenzio al primo cittadino: “il Sindaco di Cabras stia zitto, la competenza sugli scavi di Mont’e Prama è del ministero”.

Posto che trovo disdicevole che un uomo di Chiesa zittisca il rappresentante di una comunità (ritengo che sia come zittire il paese a nome del quale il Sindaco parla) credo che la richiesta sia da rigettare in toto. In primis perché è arcinoto che i complessi archeologici per essere valorizzati al meglio vanno esposti nella loro totalità (tant’è vero che i Bronzi di Riace sono esposti insieme non in due città diverse). In secondo luogo capisco l’esigenza della Curia di attrarre visitatori nel Museo Diocesano (esigenza legata più alle attività inerenti alla sfera materiale esercitate dalla Chiesa che non a quella spirituale) ma ritengo che sottrarre ad un Museo che dista appena sette chilometri un reperto di una vasta collezione non sia la soluzione giusta. La terza considerazione riguarda il ruolo svolto in questa vicenda dal parlamentare e dal sotto segretario del PD. Loro tanto attenti a invocare la laicità dello stato quando la Chiesa interviene sui temi etici sono i primi a schierarsi dalla parte della stessa quando gli interessi in gioco sono ben altri: quelli economici. Ecco perché la parata degli esponenti PD al museo diocesano appare tanto stucchevole…

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