Il vizio degli ex sessantottini: sentirsi più buoni con le magliette di associazioni umanitarie

 

emergencyDa che è stato possibile scriverci sopra, gli adolescenti si sono sempre addobbati con le magliette dei loro beniamini: che fossero foto di calciatori, di rockstar o di attori piacioni, stamparsele sulla maglia è sempre stata un’ostentazione giovanile frutto di insicurezza personale a cui far fronte affermando se stessi attraverso simbolismi condivisi e conformistici.

Oggi, però, al posto di Simon Le Bon e Madonna, tale bisogno di affermazione assume le forme ben meno “sexy” di associazioni umanitarie le quali, comunque, non disdegnano pubblicità gratuita ambulante.

 Ebbene, su queste magliette campeggiano i loghi di quelle più note generalmente accompagnati da volti di bambini affamati, da immagini di carcerati bistrattati o di corpi straziati dalle bombe e altre bellurie di questo genere che certi sessantottini dalla vita familiare forse troppo spensierata tentano di rendere “fashion” imponendone la visione anche a chi non lo richiede.

Ma l’aspetto più grottesco di tale “merchandising” post-adolescenziale patinato di fanatismo etico è spesso la brizzolatura degli indossatori di queste magliette, non esattamente in età da “tempo delle mele”, i quali, comportandosi nella loro quotidianità alla stregua di qualsiasi altro esemplare dell’umana specie fallace e iraconda, sperano di guadagnarsi il paradiso scrivendosi sul petto “guardate quanto sono buono!”.

Magari hanno facce arcigne e l’aria snob di chi non sorriderebbe neanche ad un criceto sciancato che arranca su una ruota sgangherata, ma con quelle magliette indosso si sentono dei Capitan America dell’altruismo.

Persino le misure scelte sono spesso un po’ troppo “casual”, a riprova di quanto quello non sia un “vestirsi”, ma un ostentare qualcosa di talmente ideologico da tradire il ruolo di vestiario per andare a ricoprire quello di cilicio.

Speriamo almeno che i titolari le lavino più spesso di quanto talvolta,“ictu oculi”, sembrano lavare loro stessi; già poiché se pure l’estetica non è, ahinoi, un dovere sociale, con l’olfatto non si scherza.

 

 

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster189 Posts

Nasce e cresce alla corte della Pittrice Sandra, nota acquarellista romana, conduttrice radiofonica degli anni '90 e patronessa del circolo cultural-gastronomico denominato "Aristocrazia Dvracrvxiana" . Inizia la collaborazione con Qelsi proprio in nome del suo cognome che letteralmente significa "sfata-sinistra" !

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1 Comment

  • riudecols Reply

    26 dicembre 2015 at 10:47 pm

    Hai ragione puzzano di falsita’!

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