In nome di una guerra anti-tasse più attuale che mai

ptp dabid.cdrProprio quest’oggi abbiamo rimesso in evidenza un articolo scritto il 26 dicembre scorso, sono passati 7 mesi abbondanti da allora ed oltre all’attualità intonsa di quel che scrivemmo in quella data, la domanda che si pone è: cosa abbiamo fatto per contribuire concretamente alla guerra anti-tasse richiamata nell’articolo?

A titolo individuale, come è giusto che sia, ognuno di noi sa come ha potuto sopravvivere e resistere alla tassazione folle che investe il ceto produttivo di questo paese e divora ogni sua risorsa, nessuno ha mai speso una parola o fatto un convegno sui milioni di comportamenti individuali che posero fine al comunismo, nell’est Europa, alla fine degli anni ’80, eppure un muro crollò una volta per sempre!

Non si può fermare l’acqua con le mani, il suo persistente ed anonimo scorrere crea letti di fiume, incava e leviga pietre durissime in modo del tutto naturale e tant’è.

La domanda, quindi, è tutta rivolta a quei comportamenti di carattere politico e pre-politico che in maniera organizzata si sono, o meno, fatti carico di perorare la necessità di condurre una battaglia, anche culturale, contro l’inferno fiscale dentro il quale ardiamo oramai da decenni.

Da questo punti di vista, i 7 mesi appena scorsi non fanno segnalare molta attività organizzata.

Sarà a motivo dell’eccessiva fiducia che si ripone nell’anonimo modello che mise fine, sfibrandolo dall’interno, al socialismo reale?

Sarà a causa della sfiducia nei riguardi di qualsiasi forma organizzata di lotta politica?

Oppure mancanza di mezzi economici per sostenere iniziative di peso contro la vergogna fiscale di questo paese?

E’ colpa, infine, anche di tutti coloro che avrebbero e non hanno fatto di più per cercare di dare una rappresentanza politica ai milioni di tax-payer e contribuenti netti di questo paese?

Probabilmente, ognuna di queste componenti di causa ha una sua relazione con lo scarso attivismo che si è registrato in questi ultimi mesi, nonostante la drammatica situazione in cui versano le persone, cerchiamo allora di segnalare qualche criticità in tale senso.

Quando si voglia fare una riflessione seria sulle questioni che ci stanno più a cuore è buono cominciare a dare un’occhiata dentro la propria casa prima di arrivare alla conclusione che, magari, non si sia riusciti ad essere efficaci nel modo più consono (o al limite in quello appena definibile sufficiente) per colpa di 60 milioni di italiani che sono dei coglioni.

Noi non lo pensiamo e, quindi, guardiamo prima in casa nostra, se vi sia qualcosa da migliorare al fine di essere più incisivi.

Premesso questo, la domanda potente che ci facciamo è: se è vero (ed è vero) che esiste l’urgenza di combattere, nei limiti della non-violenza, una vera e propria guerra anti-tasse, se alla sua testa non ci si pone il Tea Party chi dovrebbe starci? I nonni di questo paese o le sentinelle in piedi?

In questi sette ultimi mesi ottima e convincente è stata l’azione di alcuni coordinatori regionali, come Carlo Rossi in Liguria ed Alessandro Aragona in Emilia, ancora buona la scelta del Portavoce, del Direttivo nazionale e del Tea Party Roma a sostegno dell’iniziativa di SOS Partita Iva per l’abolizione del Solve et repete e la riforma del processo tributario, un’iniziativa che, ai primi di Marzo scorso, ci è calata addosso come la manna dal cielo a smuovere il clima da calma piatta nel quale, purtroppo, ancora veleggiavamo stancamente.

E’ ancora o no il Tea Party il brand politico-culturale anti-tasse per eccellenza? Quello che ci vede assiepati tutti, aldilà delle sensibilità di ognuno, a favore del libero mercato e della minore invadenza dello stato nella vita degli individui?

Ad esempio, che senso ha ancora, in un paese soffocato dal 70% di Total Tax Rate, mantenere l’istituto del pledge da far firmare ai politici che si impegnano a non far aumentare le tasse?

SI DEVONO IMPEGNARE SEMMAI A DIMINUIRLE E NON DI QUALCHE PUNTO LE TASSE!, se vogliono che li stiamo ancora anche solo a sentire.

Ed ancora, se è sacrosanto e giusto che la mission non sia modificabile e la rappresentanza legale del Tea Party non sia contendibile, lo stesso non deve necessariamente valere per i ruoli di Portavoce e coordinatore regionale che, soprattutto a fronte dell’attuale inerzia del movimento, non sarebbe, a questo punto, sbagliato sottoporre al vaglio di tutti coloro che della bandiera del Tea Party hanno fatto il loro vessillo ideale in questi anni.

Chi ha paura di contarsi e/o esporsi, significa che non vuole crescere, ce lo dica almeno, apertamente e si faccia da parte, lasciando a chi ha più voglia, tempo, disponibilità e necessità, la possibilità di provare a vedere se sia possibile non vivere solo di ricordi.

Cerchiamo, almeno noi, di non morire democristiani, se anche questa (quella di morire) dovesse essere, politicamente parlando, la nostra fine.

di Cristiano Mario Sabbatini (Tea Party Roma)

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4 Comments

  • marco Reply

    24 luglio 2015 at 2:12 pm

    Mi sembra che l’unica proposta seria nella politica odierna si chiami “flat tax”. Altre non ne vedo. Ma arrivando da una certa parte politica … è meglio tenersi il “socialismoc reale”, o no? Un popolo di imbecilli non si cambia in una generazione …

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      24 luglio 2015 at 5:41 pm

      L’inferno fiscale che sta divorando questo paese, non può attendere un’altra generazione per essere, se non risolto, lenito di molto … 🙂

  • maboba Reply

    26 luglio 2015 at 7:13 am

    “pledge”, “tax payer”, “total tax rate”, “brand”, “mission”?
    So che chiunque, o quasi, può consultare il dizionario, ma vorrei sapere perché qui in Italia c’è il vezzo tipicamente giornalistico e politico-economico (devolution, wellfare, spending review, sold out, flat tax e chi ne ha più ne metta) di usare termini inglesi a ogni piè sospinto anche quando ci sono parole italiane altrettanto semplici da usare. Senza volerne all’autore e senza acrimonia, questo è provincialismo e snobismo che è anche sintomo di un declino, non solo economico, di questo paese. Un paese di grande e ragguardevole tradizione culturale (non siamo né Malta, né Lussemburgo). Senza voler tornare all’autocrazia di mussoliniana memoria sarebbe tuttavia auspicabile un maggiore senso della propria identità e la lingua ne è la principale espressione. Questa frenesia ad usare termini anglofoni non esiste in Francia, e neppure in Spagna ad esempio, paesi con un assai maggiore senso di sé.
    Riguardo al contenuto dell’articolo, condivisibile, il problema è che manca un partito che dica con chiarezza come, quanto e dove tagliare la spesa pubblica e che sostenga le proposte che autorevoli economisti (Savona e Baldassarri ad. es.) hanno avanzato per ridurre drasticamente l’entità assoluta del debito pubblico. Senza questo gli annunci di tagli di tasse e spesa pubblica sono puramente velleitari e propagandistici, espressione della sindrome dell’ “annuncite” tipica del nostro presidente del consiglio. D’altronde è stato questo anche il sostanziale insuccesso dell’esperienza berlusconiana.

  • Sandro Cecconi Reply

    29 luglio 2015 at 12:03 pm

    Sabbatini,

    lei vedrà come ci penserà “il bambolotto cicciottone” a comprimere anche di molto il carico fiscale nel nostro paese. L’essenziale è credergli sulla parola e chi non ci crede, io sono tra questi – come può facilmente immaginare -, non potrà far altro che continuare a non recarsi alle urne per esercitare il proprio diritto/dovere di cittadino elettore.

    Purtroppo debbo anche aggiungere che costui è molto sprovveduto ed estremamente pericoloso, ma proprio tanto, come lo sono tutti i suoi consiglieri e c.d. collaboratori e, molto probabilmente, mi aspetto un autunno e un inverno molto caldo su tutti i fronti a tal punto che noi italiani ci dovremo augurare una caduta rovinosa di quest’altro governicchio e del “cerchio magico” composto da gente impreparata, superficiale, arrogante, incapace, ciuccia e somarona pinocchiesca.

    Una volta arrivati a questo punto, mi aspetto che entri in ballo la c.d. troika ma, se ciò dovesse avvenire, sarà solo per colpe gravi degli italiani che hanno continuato a dar credito a tutti questi quaquaracquà logorroici e malati di protagonismo esasperato ed esasperante. Come lei sa, personalmente non salvo alcuno. Anzi, addirittura l’Italia sta rischiando di brutto che la nostra economia non riesca ad agganciare la ripresa economica ormai in atto in Europa e USA, proprio per colpe gravissime di questi quattro ignorantoni e braccia rubate all’edilizia e all’agricoltura che quei pochi italiani che hanno continuato a votarli.

    E che Dio assista i cittadini italiani in modo benevolo facendo finta che siano innocenti, cosa a cui non credo.

    Cordialmente.

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