In Tea Party

1132Il movimento anti-tasse per eccellenza sta per compiere il giro di boa dei suoi 5 anni di attività.
Molti suoi simpatizzanti si aspettano, in questa delicata fase politica del paese, un suo maggiore e diretto coinvolgimento nelle vicissitudini interne all’offerta politica elettorale.
Non si può non capirli stante la difficile situazione economica, stante l’anelito di cambiamento che li anima e stante la scarsa risposta dei contenitori mainstream di area rispetto ad una decisa azione contro l’inferno fiscale che li assilla quotidianamente.
Tuttavia, si deve anche sottolineare il fatto che uno strumento come il Tea Party non nasce, proprio come il suo omologo americano, per un impegno diretto nella politica istituzionale attiva.

Per quanto la situazione lo potrebbe lasciare, a questo punto, auspicare, il Tea Party Italia nasce come uno strumento per il sostegno delle donne e degli uomini veramente impegnati nella guerra anti-tasse in corso tra i tax-payers di questo paese e la macchina burocratica dello Stato con i suoi apparati politici-istituzionali, non per un suo coinvolgimento diretto nella politica partitica.
In questi 5 anni si è affermato come lo strumento più credibile per la selezione di un personale civile idoneo (per background culturale e discontinuità con l’approccio consociativo tipico della vecchia politica) a portare avanti tali tematiche a qualsiasi livello di impegno politico-culturale e civile.

Questo è stato il Tea Party e questo è giusto che rimanga ad essere, seguendo il naturale corso delle cose, le quali, lo vedranno senz’altro più dipendere dall’epilogo delle prossime elezioni presidenziali americane, piuttosto che dalle vicende della politica interna italiana.
E non potrebbe essere diversamente, i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne che si sono ritrovati in questi anni dentro al Tea Party Italia è su un minimo comune denominatore che si sono fusi, non su una piattaforma politica ben definita.
Su queste basi minimali hanno forgiato la loro amicizia, la loro stima reciproca ed il loro senso di appartenenza all’unica vera novità di area di questi ultimi anni che abbia saputo far sentire chiaro e forte il grido di libertà che proveniva dai ceti produttivi di questo paese.

Perché forzare questo laboratorio di libertà a diventare ciò che non è mai stato nei suoi piani di essere?
Secondo quale approccio alla politica attiva? Dando priorità a quale delle molteplici sensibilità liberiste e libertarie presenti al suo interno?
Non ci pare possa essere questa la strada che possa portare il Tea Party a diventare grande ed adulto.
Che ci provino, a diventare grandi ed adulti politicamente, i migliori protagonisti di questa esperienza, secondo le loro possibilità e la loro visione personale della situazione, qualora se la sentano.
Dall’Italia, da fuori, dai territori che anelano alla loro indipendenza, ovunque, ma senza che mai una contrapposizione sul piano della politica attiva possa incrinare quello splendido rapporto identitario che si è stabilito in questi anni tra ognuno dei protagonisti, piccoli e grandi, di questa avventura di libertà.

Il paese ha bisogno di loro, su questo non vi è il minimo dubbio!
E questa deve essere la più grande soddisfazione per chi ha sventolato fin qui la grande bandiera di libertà del Tea Party. Non sono molti i movimenti politici che negli ultimi 10 anni, in questo paese, possono vantare tanto.
Per il resto, la palla passa ai singoli teapartysti.

Commenta con il tuo account social

0 Comments

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it