India, la colpa dello stupro è attribuita alla donna

11039506_10206191875855103_594507557_nÈ tipico delle società maschiliste: la colpa di una violenza, di uno stupro, è attribuita alla vittima, alla donna. Lo ha sostenuto in India Mukesh Singh, uno dei sei aggressori di Nirbhaya (nome di fantasia), la studentessa di 21 anni violentata e uccisa con una spranga di ferro su un bus di Delhi il 16 dicembre 2012, e morta in un ospedale di Singapore dopo nove giorni di agonia. Il terribile episodio scatenò proteste in tutto il Paese contro le violenze sessuali (foto).
Singh, che ora è in carcere condannato a morte per impiccagione (sospesa per esaminare il ricorso dei condannati), è stato intervistato dalla regista britannica Leslee Udwin, realizzatrice del documentario “India’s daugheter” che sarà trasmesso dalla Bbc l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Egli ha rilasciato questa dichiarazione choc: “Quando la stavamo violentando, non avrebbe dovuto reagire”. “Se fosse rimasta calma si sarebbe salvata”. E ancora: “Una ragazza per bene non dovrebbe andare in giro alle nove di sera”. “Quando c’è uno stupro la donna è sempre più colpevole dell’uomo”.

L’intervista prosegue con altre sconcertanti affermazioni, come: “I lavori domestici ed il mantenimento della casa è quello che spetta alle ragazze, non andare a zonzo nelle discoteche e nei pub di notte facendo cose sbagliate e vestendo indumenti sbagliati” (riferendosi al fatto che la povera Nirbhaya fosse andata al cinema con un amico e stesse tornando a casa da sola la sera dell’aggressione). Dato che “solo il 20% delle ragazze sono per bene”, ha aggiunto Singh, la gente “ha il diritto di impartire una lezione a quelle che sbagliano”. Secondo l’uomo, inoltre, la pena capitale (prevista dalla legge approvata dopo il caso Nirbhaya) “è ancora più pericolosa per le donne”, perché porta gli stupratori a uccidere le donne violentate per timore di essere denunciati (e comunque di solito se una donna indiana denuncia una violenza sessuale, non viene creduta, viene derisa e magari subisce abusi dagli stessi agenti di polizia). La trasmissione del documentario che raccoglie le dichiarazioni del violentatore e killer è stata (manco a dirlo) bloccata dalle autorità indiane perché costui “ha fatto commenti offensivi contro le donne, creando così un’atmosfera di paura e tensione che può portare a delle proteste con rischi per l’ordine pubblico”.

Il ministro per Affari del Parlamento indiano, Venkaiah Naidu, ha sentenziato: “Abbiamo il diritto di vietare il film in India. C’è una cospirazione internazionale per gettare discredito sul nostro Paese. Proveremo – ha minacciato – a bloccare la messa in onda anche all’estero”. Sembra comunque che alla fine il film sia stato approvato: in versione ridotta.

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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