India, la Corte Suprema libera uno stupratore assassino, ma non Salvatore Girone

Protest against the recent brutal gang-rape in Mumbai“Convict in Indian gang rape, murder case is released”. Quando il sottopancia del notiziario della CNN ha cominciato a far scorrere questa notizia non volevamo credere a ciò che leggevamo: La Corte Suprema dell’India, dopo appena tre anni di reclusione, ha concesso il via libera alla scarcerazione di un giovane indiano responsabile della morte di una ragazza di 23 anni dopo averla violentata su un autobus di linea, alle 21 di sera, nel pieno centro di New Delhi. Il fatto accadde tre anni fa. Una studentessa in fisioterapia, il cui vero nome è Jyoti Singh, ma che all’ospedale prima del suo decesso tutti chiamavano Nirmaya per tutelarne la privacy, il 16 dicembre era andata col suo ragazzo al cinema a vedere “Life of Pi”. Al ritorno, sull’autobus i due furono adocchiati da un branco di cinque delinquenti dediti a stupri e rapine. Dai pesanti apprezzamenti alle vie di fatto il passo fu brevissimo. I due ragazzi invocarono l’aiuto del guidatore dell’autobus, il quale invece era altrettanto ubriaco degli assalitori ai quali quindi si unì di buon grado per “spassarsela un po’”.
Detto fatto, il ragazzo fu brutalmente pestato e gettato dall’autobus, così come i pochi terrorizzati passeggeri, mentre per Nirmaya gli aggressori avevano altri progetti. Abusarono tutti e ripetutamente di lei che però non volle rassegnarsi, per cui continuò a fare resistenza ed a prendere botte sinchè i cinque più uno, cioè l’autista, non decisero di smettere. Trasportata all’ospedale, non ci fu verso per i medici di salvarle la vita. Il fatto suscitò indignazione ed enorme scalpore in India, soprattutto perchè l’aggressione non era avvenuta in uno sperduto villaggio rurale, di quelle se ne fanno 300mila l’anno di cui solo 30 mila denunciate, ma in un quartiere bene al centro della capitale. Sull’abbrivio della rabbia e dell’emozione che serpeggiò in tutta l’India, e della paura delle donne delle potenti caste privilegiate che avevano capito di non essere più al sicuro nemmeno loro, il Parlamento varò una nuova legge, che inasprì di molto le pene per reati di stupro, sino alla pena capitale nei casi conclusi con la morte delle vittime o di gravi violenze fisiche loro arrecate.
Grazie a questa nuova legge, appena un mese fa, un tribunale dello stato di Orissa ha potuto condannare a morte cinque uomini per lo stupro e la successiva uccisione di una ragazzina appena tredicenne, fatto accaduto nel 2012. Ritornando al caso di Nirmaya, dei sei aggressori, quattro di età compresa tra 19 ed i 28 anni sono stati condannati a morte, uno s’è impiccato in carcere, mentre il sesto è colui che è appena stato rilasciato. Si tratta di un 20enne di cui non è stato fatto il nome, ma che allora fu condannato a tre anni, una pena insignificante rispetto alla gravità dei reati di cui si rese colpevole, perchè 17enne. Come accadde all’epoca del fatto, anche questa volta in tutta l’India associazioni per la difesa dei diritti civili e delle donne hanno scatenato tumultuose manifestazioni di piazza in ogni angolo del Paese. Per dare un’idea dell’aria che tira da quelle parti è stato lo stesso assassino a chiedere il rinvio della sua liberazione, richiesta non accolta, perchè al momento del rilascio nessun posto gli pareva più sicuro del carcere.
La decisione della Corte Suprema non ha convinto nessuno: infatti, per scansare ogni pericolo per l’incolumità dei giudici e di rivolte di piazza, essa è stata presa nel corso di una riunione in piena notte e nel massimo segreto. Non convince perchè il diritto indiano adotta l’ordinamento della Common Law, con la stessa architettura giuridica del diritto anglo-americano, il quale per i minorenni, a prescindere dall’età effettiva, prevede nei casi più efferati la possibilità di processi in tribunali non minorili e pene del codice penale ordinario. A decidere nel merito, ad esempio negli Usa, è un Grand Jury negli stati in cui questo è ancora in uso, o più in generale un’udienza preliminare (Preliminary Hearing) svolta in tribunale a porte chiuse. Per questo Swati Maliwal, la presidentessa dell’Associazione delle Donne, aveva tentato il ricorso alla CS, ma non c’è stato niente da fare.
I togati di Delhi hanno deciso di applicare una legge vecchia di due secoli che prevede una pena massima di tre anni ai minori di 18 anni, qualsiasi sia il reato commesso, anzichè richiedere un nuovo processo nell’ambito della nuova legislazione ora in vigore, o comunque una riconsiderazione della pena inflitta la cui entità ripugna la coscienza, perchè come ha commentato Swati Maliwal “il crimine ha vinto, le donne hanno perso”. Ora quell’assassino non solo è stato liberato, ma sempre secondo quella vecchia legge, è già stato inserito in un programma di protezione che prevede il cambio delle generalità, un luogo sicuro in cui vivere, 10mila rupie, una macchina da cucire ed altri ammennicoli del mestiere, per svolgere una attività con la quale mantenersi. Visto l’armamentario di cui è stato dotato, si presume faccia il sarto. Figuriamoci cosa potrà succedere quando ignare donzelle si recheranno da lui a farsi prendere le misure od a provare gonne, pantaloni e vestiti fatti su misura. Quale programma di protezione eviterà a queste ignare e potenziali vittime l’orrenda fine fatta fare a Jyoiti Singh da un assassassino ora mimetizzato in mansuete spoglie?
A noi non resta che fare i conti con la profonda amarezza che coglie noi, ma un po’ tutti crediamo gli uomini di buona volontà. Una cocente delusione generale che prevale sullo sdegno nel vedere che la stessa Corte Suprema dell’India che ha disposto la liberazione definitiva di uno stupratore assassino dopo soli 36 mesi, ha invece deciso che dopo 46 mesi non si possa restituire la libertà, e nemmeno una licenza natalizia, a Salvo Girone, un soldato reo solo di aver fatto il proprio dovere, trattenuto in India in stato di arresto insieme al suo collega Max Latorre attualmente convalescente in Italia, che come Latorre non ha commesso alcun reato, come ammettono gli stessi indiani che a tutt’oggi non hanno formalizzato nei confronti dei due Marò alcun capo d’accusa, e che non li hanno potuti processare per assoluta mancanza di indizi. Ma siccome alla vergogna, pare, non ci sia limite, ecco nella questione mettercisi di traverso pure Barack Obama.
A noi pare del tutto impossibile che l’uomo più influente, potente ed “informato” del mondo non sappia che, all’inizio di quest’anno, la Ue 28 abbia di fatto sospeso sine die il negoziato ormai in retta di arrivo per l’accordo di libero scambio commerciale (Free Trade Agreement) con l’India –  un progetto da almeno 100 miliardi di euro l’anno all’inizio, poi non si sa bene quanti saranno – il quale non sarà ripreso sino ad avvenuta liberazione dei Marò e l’avvio di una giusta indagine su quanto accaduto nell’Oceano Indiano il 15 febbraio del 2012 alla Enrica Lexie. Questo perchè l’India di fatto tiene immotivatamente sotto sequestro i due militari italiani, arrogandosi il diritto di processarli che nessuno le riconosce, e per i quali non ha definito alcuna imputazione dopo 46 mesi di prigionia. Una flagrante violazione dei più elementari diritti dell’uomo quella dell’India, attestata anche da una delibera dell’Alto Commissiariato dei Diritti Umani dell’Onu, emessa due anni fa a Ginevra, con cui si sottolineava la violazione dei più elementari diritti alla difesa dei due Marò.
Ora siccome Obama non può non sapere dell’Italia, dell’India, dei due Marò e della decisione della Ue 28 in merito all’FTA, come gli è venuto in mente di proporre di cooptare l’India nell’ambito del gruppo tecnologico internazionale denominato MTCR (The Missile Technology Control Regime), un’associazione di esperti voluta dai governi di 43 paesi che ha l’obbiettivo di controllare lo sviluppo della missilistica al fine di evitarne la proliferazione incontrollata? Ma come, l’India se ne frega degli anatemi di tutta la società civile del mondo per il caso dei Marò, ignora sistematicamente qualsiasi norma del diritto internazionale in tutte le sue applicazioni da perfetto stato canaglia, sa che detiene due soldati italiani rifiutandiosi persino di riconoscere loro l’immunità funzionale di cui si avvalgono i suoi soldati quando invece di fare i Caschi Blu ammazzano, stuprano e rapinano le popolazioni da proteggere (Qelsi, “L’ONU “copre” gli stupri dei parà francesi, ma non muove un dito per i Marò” – 27 maggio 2015), e per farlo negano che Latorre e Girone siano due soldati, ma che nel loro caso si tratti solo di due “sporchi” contractors, ed ora arriva Obama a proporre di dar loro la tecnologia per attaccarci pure dentro casa nostra?
Per una volta bene ha fatto il governo italiano a porre il veto all’ingresso dell’India nell’MTCR ed a telefonare al presidente Usa uscente a ricordargli che con i Marò in balìa dei loro deliri demenziali da grande potenza niente FTA e niente accesso a tecnologie missilistiche. Adesso si comprende l’arroganza della Corte Suprema indiana nei confronti dei Marò, e perchè Girone si dovrà fare un altro Natale in India. Finchè c’è Obama non c’è rappresaglia, avranno pensato in India. Ma stavolta si sono sbagliati, perchè cercheremo di mettergli pressione almeno sul lato economico-industriale, visto che non vogliono sentire ragioni di ordine giuridico. Proviamo col portafoglio invece che col codice. Isoliamoli e additiamoli al pubblico ludibrio internazionale. Prima o poi dovrà pure farsi avanti in India qualcuno dotato di un pizzico di pudore e di dignità.
Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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4 Comments

  • monica cappellini Reply

    23 dicembre 2015 at 2:33 pm

    COSA PRETENDERE DA UN PAESE DI PARIA MENTALI??

  • 174VAM Reply

    24 dicembre 2015 at 12:32 am

    ” cercheremo di mettergli pressione almeno sul lato economico-industriale ”
    ah si?
    e come?
    con l’accordo tra Fincantieri e Mazagon (società indiana) per la progettazione di sette fregate stealth di ultima generazione, destinate al potenziamento della flotta indiana?
    mettiamo così pressione?
    siamo ridicoli ……

    • Rosengarten

      Rosengarten Reply

      28 dicembre 2015 at 11:35 am

      Salve. Il mio cerchiamo era un esortativo, un auspicio. Io nulla posso se non scrivere sul tema, mica sono Renzi, o Letta o Monti. Del resto i Marò stanno in India anche perchè noi governo italiano glieli abbiamo consegnati tre vole e loro, gli indiani, ce li hanno restituiti solo due volte. Rosengarten

  • riudecols Reply

    26 dicembre 2015 at 10:30 pm

    Abbiamo un governo becero!

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