Intervista a Marco Bisogni

11297937_10200904654495425_1991496826_nOggi abbiamo con noi Marco Bisogni, un attivista del Tea Party Italia, che il 4 luglio prossimo presenterà il suo nuovo e-book: “F.A. von Hayek e la Denazionalizzazione della Moneta”. .
Marco è nato nel 1989 a Firenze (ma –lui ci tiene a dire- è Pratese da sempre e per sempre), ha conseguito nel febbraio 2014 la laurea triennale in “Economia e Commercio – Analisi Economica” presso l’Università degli Studi di Firenze ed è stato ammesso nel maggio 2014 alla LUISS Guido Carli di Roma per la laurea specialistica in “Economia e Direzione delle Imprese – curriculum: Marketing”.

Intanto ciao e piacere di conoscerti. Ci racconti come e quando hai iniziato la tua attività politica a Prato?
Ho iniziato a “fare politica” tramite un circolo dell’orbita di Forza Italia, poi PDL, quando ancora c’era l’ultimo governo Prodi, quindi nel 2007/2008 (ad attirarmi fu una conferenza di Magdi Allam). Capisci bene che quel governo dette – soprattutto per uno che vive in una Zona Rossa come la mia – un forte stimolo a quei pochi giovani di centrodestra che volevano appunto cercar di “far politica” ma non ancora nel partito. Quando il governo Prodi cascò rovinosamente, si ebbe già l’impressione che qualcosa si stesse sgretolando..

Dici pure a Prato?
Esattamente! Pure a Prato si stava sgretolando un Muro.. Ricordo benissimo la campagna elettorale del 2009 per Roberto Cenni sindaco (n.d.r.: candidato PDL – Lega Nord – altri partiti e liste civiche) cui ho dato il mio piccolo contributo, aiutando un mio amico a trovare le preferenze per farsi eleggere nella mia circoscrizione.. insomma , fu un periodo che non scorderò mai: Berlusconi che venne sul finale della campagna elett. all’anfiteatro del museo Pecci e tutti a saltare, mentre fuori i soliti rossi che cercavano di spaccare qualche specchietto e di farsi sentire con cori e contestazioni.. insomma, per fartela breve, a Prato poi vinse Cenni e il cdx dopo più di 60 anni di monocolore rosso! Una liberazione vera!

E di come è cambiato il panorama politico oggi, cosa mi dici?
(n.d.r. si mette quasi a ridere)
Oggi siamo messi molto male al momento.. da un lato c’è Renzi che vorrebbe tanto fare il Blair italiano ma – a parte che l’inglese per lui è come l’aramaico antico, eh, eh – è già diversi mesi che sta facendo delle gaffe clamorose (la lezione alla lavagna, la partita alla play con Orfini, mentre stavano quasi per perdere tutte le loro Regioni).. dall’altro lato c’è il vuoto spinto: un centrodestra che non esiste più, Forza Italia che è stata resuscitata, ma ormai fa presa solo sui nostalgici del ’94 e poco più, perché chi l’ha votata negli anni ’90 e dopo si è ormai accorto che più o meno non ha rispettato i “principi ispiratori” e poi varie promesse elettorali.. Insomma di liberale in Italia c’è stato ben poco (Luigi Einaudi, prima la Destra Storica), tanto meno di “rivoluzione liberale”..

Veniamo allora a quello di cui parli in questo e-book. C’è un legame con tutto questo?
Sì, certo! Facendo la tesi ( da cui è tratto l’ebook) e essendo riuscito a scegliermi il tema che più mi interessava, mi sono letto “La Denazionalizzazione della Moneta” di Friedrich A. Von Hayek, che già conoscevo grazie a TEA PARTY ITALIA e di cui allora avevo letto parti de “La Via per la Schiavitù”. Leggendo quel piccolo pamphlet e insieme la biografia di Hayek di Alan Ebenstein (bellissima! ) ho “ricostruito” un po’ quelle che erano le sue idee, diciamo, dalla fonte. Cioè, poco o pochissimo Stato, mercati liberi come all’epoca dei Comuni e dei commerci con la Champagne in Francia, Bruges e altre città in Belgio, Prato e Firenze. Ecco, Hayek diceva che i mercati vanno fatti fluttuare, cioè ci sono, sì, dei cicli “naturali” , ma poi le fluttuazioni tendono a riequilibrarsi da sole (anche con grosse perdite per chi ci investe, è vero, ma “ci sta”). Se invece lo Stato interviene attraverso le Banche Centrali (e anche quelle ordinarie) su questi cicli, fa dei danni enormi perché crea bolle in successione: bolla delle dot.coms nel 2000, bolla dei mutui sub-prime del 2008, ecc.

E tutto questo riguarda anche e soprattutto il cardine dell’economia, cioè le valute nazionali : dollari, euro, yen, ecc.
Ed è per questo – concedimi quest’ultima cosa – che nel finale dell’e-book, parlo di Bitcoins, chi sono, cosa sono, perché sono, dove andranno..

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6 Comments

  • Sandro Cecconi Reply

    16 giugno 2015 at 12:38 pm

    Sabbatini,

    sono stato il primo e unico a citare Hayek in un mio commento ad un intervento qui. Lo citai insieme a Sidney Sonnino, uno dei migliori Ministri che l’Italia del 1900 abbia mai avuto, a proposito dell’attuale crisi economica ma non solo, infatti per me è sì economica ma anche etica/culturale/intellettuale.

    Ovviamente leggere il contenuto di questa intervista la trovo interessante ma dobbiamo ben comprendere che ci troviamo in situazioni non uguali rispetto a quelle in cui Hayek e Sonnino si sono trovati. Al cambiare dei tempi occorre assolutamente adattare i vari princìpi alle epoche che si stanno vivendo e questo adattamento va fatto altrimenti lo schianto è assicurato.
    Cosa significa adattamento? Significa fare in modo di giungere nel minor tempo possibile alla situazione ideale per la realizzazione di questi nostri pensieri, realizzazione che ad modo va assolutamente monitorata in modo addirittura maniacale per apportare tutti quei correttivi che eventualmente si dovessero rendere necessari in corso d’opera.

    Al momento applicare determinate teorie economiche in Italia significherebbe andarsi a schiantare in un solo nanosecondo per il semplice motivo che l’attuale situazioni italiana è stata determinata da tutti questi governicchi da un centesimo bucato e falso che si sono succeduti a partire dal dopo il periodo einaudiano.
    Un record qualsiasi si può raggiungere soltanto dopo un periodo di intensissimo allenamento programmato sin dall’inizio ma che sicuramente subirà dei correttivi per adattarlo alla perfezione o quasi all’atleta e/o atleti. Non esiste e non può esistere una scorciatoia e noi tutti dobbiamo metterci l’anima in pace per iniziare questo benedetto allenamento immediatamente e più ci attarderemo a decidere più non raggiungeremo i nostri records. I sogni in economia, come pure in tutti gli altri settori della vita umana, sono senza ombra di dubbio piacevoli per chi li fa ma non permetteranno mai di raggiungere gli agognati records che nel nostro caso traduciamo in targets o obiettivi.

    Un cordiale saluto.

    Sandro Cecconi.

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      16 giugno 2015 at 7:19 pm

      Grazie per il contributo, gentile Sandro, avremo modo di approfondire il tema. Anche l’evento del 4 luglio a Firenze può essere un’occasione. 🙂

  • Intervista a Marco Bisogni | aggregator Reply

    16 giugno 2015 at 1:54 pm

    […] Intervista a Marco Bisogni […]

  • Sandro Cecconi Reply

    18 giugno 2015 at 12:06 pm

    Sabbatini,
    attenderò con piacere le sue considerazioni in merito ai contenuti dell’evento del 4 luglio p.v..

    Ha letto il contenuto dell’editoriale odierno di Ainis sul Corriere? Le posto il link:

    http://www.corriere.it/politica/15_giugno_18/troppi-silenzi-sull-astensione-f6aa5150-157a-11e5-8c76-9bc6489a309c.shtml

    Ainis è l’unico, dopo Rodotà, a rendersi conto in questa nostra Italia ormai completamente sfilacciata della portata che ha raggiunto il fenomeno del partito del non voto che è destinato ad aumentare sempre più.

    P,S. Come lei sa che non concordo in niente con i due che ho nominato da un punto di vista politico, mentre li rispetto al massimo da un punto di vista professionale.

    Finalmente in questo paese esiste qualcuno che sta sfatando la storiellina molto sciocca che non recarsi alle une per votare significa regalare il proprio voto agli altri. Banalità creata volutamente da dei poveri imbecilli patentati e in totale malafede per rendere complici i cittadini di tutti le scelleratezze e atti delittuosi di cui si sono macchiati tutti o quasi i vari governicchi che si sono succeduti in Italia sino ad ora. Come affermai proprio qui stiamo raggiungendo il punto più profondo delle nostre varie crisi con quest’altro governicchio paradossale, allucinante e santificato dopo averlo imposto, solo da una stampa serva convincendo una minoranza ad andare alle urne.

    Cordialmente.

    • Sandro Cecconi Reply

      18 giugno 2015 at 5:40 pm

      Correzione: Non una stampa serva….ma: un sistema dell’informazione quasi completamente servo………

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      18 giugno 2015 at 9:42 pm

      Ho già affrontato più di una volta questo argomento, tra l’altro, gentile Sandro, provenendo da un astensione che ormai è più che ventennale.

      Tuttavia, astenendomi, non ho mai ritenuto di far parte di un partito e nemmeno di un movimento, troppo eterogenee e diversificate sono le motivazioni che presiedono al fenomeno dell’astensione.

      Si va dall’astensionismo fisiologico (mi preoccuperei seriamente di una elezione che, ad esempio, avesse una percentuale di votanti dal 90% in su, non a caso chiamasi ‘bulgare’), al disimpegno senza motivo particolare, tipico di chi nella mente ha in testa tutto meno che il fatto di occuparsi di politica attiva, a quello per motivi di rappresentanza, a quello di principio ossia quello di chi ritiene esauriti le possibilità di cambiamento attraverso l’esercizio del voto.

      Tutte motivazioni che non consentono di essere riassunte usata nel titolo dell’articolo linkato. Non esiste nessun partito dell’astensione e se proprio in questi termini dobbiamo definire il fenomeno potremmo dire che ne esistono 3-4 o anche di più di partiti dell’astensione, i quali, di omogeneo non hanno alcunchè che possa essere definito neanche materiale per un posizionamento pre-politico comune.

      Ad esempio, parte dell’astensionismo fisiologico potrebbe essere recuperato attraverso l’introduzione del voto elettronico, tutte procedure, come quelle evocate dall’articolo, che nessun rappresentante dell’attuale status quo prenderebbe mai in considerazione, gli va tutto bene così. Il politicante non gli interessa nemmeno chi vota e chi no, ci ha fatto la croce sopra.

      Per cambiare le regole prima tocca vincerle, almeno una volta, le elezioni così come sono date oppure continuare a non votare, ma senza starsi a fare troppe seghe mentali circa il valore di tale atto.

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