Interviste alla società civile impegnata: Elena Vigliano

1424510_556540331093879_886027481_nPur essendo nata a Roma ha vissuto sin dall’età di 2 anni nell’Africa Australe, tra lo Zambia e il Sudafrica e più avanti nell’Africa Equatoriale tra Camerun e Gabon, al seguito della sua famiglia che vi si e’ trasferita per via del lavoro del padre nella compagnia di bandiera italiana.
Ha frequentato le scuole inglesi e in seguito americane, acquisendo la padronanza della lingua inglese e francese e la cultura anglosassone, ispirata alla meritocrazia e alla competizione. Tornata a Roma ha conseguito la laurea alla facoltà di Economia e Commercio della Sapienza.
Successivamente, seguendo la sua naturale inclinazione all’autonomia, ha intrapreso la libera professione nell’ambito della consulenza alle aziende in ambito fiscale, societario e del lavoro.
Questa sua passione per il mondo dell’impresa la ha avvicinato al mondo liberale italiano. Il suo obiettivo è rendere l’Italia una nazione più liberale e liberista, un posto in cui sia semplice avviare un’impresa nel rispetto di regole fiscali e burocratiche chiare e sostenibili, e in cui il cittadino sia garantito nei suoi diritti fondamentali, la proprietà privata, la certezza del diritto e la sicurezza personale.

In questo viaggio nella società civile impegnata, Elena, non poteva mancare, da parte nostra, l’interesse a conoscere meglio una persona come te, la quale, come posta uno status sul proprio profilo social ottiene centinaia di condivisioni e gradimenti che anche un personaggio pubblico fa fatica a riscuotere. Parlaci un po’ di te e del motivo per il quale, dal tuo punto di vista, sei così oggetto di attenzione dalle persone che ti seguono.
Ho una mentalità pragmatica pertanto i miei status partono dall’osservazione della realtà per arrivare ad un ventaglio di possibili soluzioni tra le quali indico la più positiva e realizzabile; certamente ho una cultura e una formazione liberale, di cui condivido appieno i principi e le teorie economiche, ma non sono mai ideologica e mi confronto sempre con la fattibilità concreta di un progetto o di un programma avendo come faro ispiratore il diritto del singolo in opposizione all’organicismo in cui il tutto viene prima delle parti.

Come vedi la situazione politica generale e cosa ti senti di dire alla società civile per fare in modo che sia più partecipe delle scelte che riguardano la vita economico-sociale di tutti noi?
Durante la mia permanenza all’estero ho avuto modo di riscontrare una specificità della nostra cultura, una ‘italianità, percepita dagli stranieri, che si acuisce nei connazionali lontani da casa.
Ciò che intendo è che una ‘Nazione Italia’ esiste oltre le intenzioni stesse e la consapevolezza dei suoi cittadini che, al contrario, spesso si dichiarano antinazionalisti, antipatriottici ed esterofili. Questa apparente contraddizione, cioè una oggettiva specificità del nostro popolo contrapposta ad una diffusa critica ed avversità verso l’autorità statuale e le istituzioni, è una importante indicazione della direzione politica da intraprendere.
Sappiamo che, per motivi storici, l’Italia è caratterizzata da un policentrismo, ed è stata una terra di città (l’Italia dei Comuni) e per molto tempo la sola unità attribuita all’Italia è stata quella conferitale dalle frontiere naturali, la catena delle Alpi e il mare, in contrapposizione alla nascita dei grandi stati nazionali centralizzati come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Ciò ha comportato da una parte, una notevole e variegata ricchezza culturale, artistica ed economica dei moltissimi e diffusi i centri urbani, dall’altra la mancanza della tradizione politica che fa riferimento ad una autorità centralista e dirigista.
Nell’immediato dopoguerra e fino alla fine degli anni ’60 la spesa pubblica rappresentava il 30% del Pil e la pressione fiscale era al 27% del PIL; dagli anni ’70 in poi l’ondata culturale collettivista proveniente dalla Francia ha portato uno sviluppo abnorme del perimetro dello Stato sino ad arrivare ad oggi ad una intermediazione di oltre il 52% di tutte le attività economiche con una gravissima compressione del settore privato e ad una invadenza anche culturale, delle strutture burocratiche e delle sue propaggini.
È necessario modificare la dimensione e la struttura dello Stato in senso liberale per adattarlo al ‘carattere italiano’ e valorizzarlo. Ridurre l’intervento dello Stato e ripensarlo secondo uno schema federalista sono le condizioni per poter competere a livello internazionale e sviluppare le singole specificità territoriali uscendo dalla trappola della spesa pubblica improduttiva e parassitaria- aumento del debito pubblico- aumento della tassazione- diminuzione del PIL- aumento del deficit. Lo Stato Moloch, assistenziale non è nelle corde degli italiani che lo avvertono come castrante e limitante e pertanto ne fanno un uso improprio, con derive clientelari e malversazioni; meglio ridurlo e lasciar fare allo spirito imprenditoriale che sa come ‘arrangiarsi’, senza essere assistito, ed esprimersi in campo economico così come in ogni altro settore.

Sei impegnata in qualche iniziativa particolare in questo momento? E se si per quale motivo la ritieni importante?
Sostengo l’Associazione SOS Partita IVA che si propone di eliminare il solve et repete dal nostro ordinamento tributario che anche sotto il profilo della normativa europea è in palese contrasto con il principio di eguaglianza tra i cittadini, il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti e l’inammissibilità di limitare il medesimo diritto, compresa la tutela del cittadino per il risarcimento danni nei confronti dello Stato.

Te la sentiresti di impegnarti direttamente in politica? E se si a quali condizioni?
L’impegno politico è una mia inclinazione naturale e può cambiare nelle forme in cui si realizza, più o meno organizzate o strutturate, ma non nella misura della passione finalizzata al miglioramento delle condizioni presenti e future della nostra Nazione.

Diminuzione delle tasse o sicurezza: quale di questi due temi metteresti prima all’ordine del giorno nella tua agenda politica ideale? E perché?
Naturalmente in questa visione assume un ruolo centrale la questione della riduzione della pressione fiscale che ritengo prioritaria ed e’ la vera grande riforma da adottare con urgenza; se necessario anche con un temporaneo aumento del deficit in deroga al 3%, in vista di un futuro e conseguente aumento del PIL. Per il raggiungimento di questo scopo ogni strumento possibile, sia tecnico (bilancio a base zero per l’abbattimento della spesa storica), sia di finanza pubblica (taglio della spesa pubblica nelle voci ‘a rischio’: acquisti di beni e servizi, appalti, sussidi a fondo perduto, altre spese correnti, quest’ultima una spesa ‘misteriosa’ di ben 66 miliardi), sia normativo (abolizione del sostituto d’imposta) devono convergere.

Quale provvedimento più ti farebbe esultare di gioia, qualora un governo lo facesse suo e lo applicasse con decisione?
L’abolizione del sostituto d’imposta rappresenterebbe un cambiamento fondamentale per i lavoratori dipendenti sia nel rapporto con i propri datori di lavoro ai fini di un reale comprensione della reale entità del costo del lavoro e degli oneri burocratici connessi, sia con il fisco ai fini di una maggiore partecipazione politica dei lavoratori dipendenti finalizzata alle istanze di una diminuzione del carico fiscale e previdenziale.

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1 Comment

  • Monica Cappellini Reply

    28 aprile 2015 at 5:30 am

    d’accordo; pero’ di tecnici al governo ce ne sono stati e hanno fatto guai ( il prof di Bo; Monti e Tremonti…..) dunque questa signora con idee chiare ed esperienze settoriali per certo le ha. Ha poi la capacita’ di impastarsi in un governo? la politica ovunque nel mondo è fatta di idee di base da impastare con maggioranze minoranze. Auguri.

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