Isis: dopo i disastri di Obama ora gli Usa aprono a Siria, Iran e Hezbollah

obamaNegli ultimi giorni sono arrivati dal Medio Oriente segnali incoraggianti che lasciano prevere che siamo alla vigilia di un radicale cambiamento, di una vera e propria inversione di rotta della fallimentare politica che Obama ha sinora ritenuto proficuo svolgere in quell’area e nell’Africa del Nord, col risultato di aver favorito la nascita del Califfato denominato Isis e di farci ritrovare con le orde di barbari fondamentalisti islamici alle porte di casa, cioè a poche miglia dai confini dell’Europa. Tra i fatti nuovi suscettibili di stravolgere lo scenario erroneamente prefigurato da Obama in MO quattro anni fa, va segnalato che è finalmente a portata di mano l’accordo sul negoziato per il controllo del processo dell’arricchimento dell’uranio in Iran, prodotto nel quadro del programma nazionale per lo sviluppo di energia nucleare a scopi civili. La finalità è quella di potere esercitare un costante controllo nei laboratori iraniani per evitare che si possa utilizzare l’uranio arricchito anche per scopi militari e la produzione di ordigni nucleari. E’ stata una trattativa lunga e difficile che oltre a quella di Iran ed Usa ha visto la fattiva partecipazione anche della Cina ed il ruolo determinante della Russia di Putin.

E’ anche di questi giorni l’annuncio dell’apertura al presidente siriano Bashar al-Assad da parte di John Kerry, segretario di stato Usa, che ancora solo 10 giorni in privato prefigurava come necessario il massiccio bombardamento della Siria da parte degli alleati occidentali per dare una spallata decisiva al regime di Assad. Di fatto, questa improvvisa uscita dell’Amministrazione Obama va interpretata come un’ammissione del fallimento della politica di Washington in Siria e, altra faccia della stessa medaglia, un esplicito riconoscimento del ruolo del presidente siriano nel contrastare, per quanto possibile, l’avanzata dell’Isis, seppure con scarsi mezzi e nonostante l’aggressione aerea degli occidentali e l’invasione del paese da parte di terroristi sunniti. Un riconoscimento internazionale non solo del ruolo della Siria, ma anche dell’intero asse sciita, che va da Teheran a Tripoli, passando per Baghdad e Damasco.

Un terzo elemento di analisi, certo non meno importante degli altri, è la precisa presa di posizione del Vaticano che, dopo le recenti stragi di cristiani, l’ultima in Pakistan, ha deciso di sottoscrivere insieme a Russia e Libano la dichiarazione, sostenuta anche da altri 63 Paesi, predisposta a Ginevra dal Consiglio per i Diritti Umani per la difesa e la tutela dei cristiani e di altre minoranze nei paesi del MO. Del resto, aveva fatto scalpore qualche settimana fa l’affermazione di Papa Francesco che sarebbe pronto a sferrare un pugno a chiunque osasse farsi beffe di sua madre. Figuriamoci cosa sarebbe pronto a fare se la sua mamma fosse aggredita proditoriamente e senza alcuna giustificazione, come accade per il massacro dei fedeli di fede cristiana in Africa, Asia e MO.

Benchè mantenga rapporti normali con Israele e con l’intera galassia dei Paesi sunniti, a cominciare dall’Arabia Saudita, patria del principe Bin Laden e dove, ricordiamo, professarsi cristiani od ostentare la Croce è reato grave, la bussola della Santa Sede sta ruotando per puntare dritta all’asse sciita e stabilire rapporti preferenziali con entità come la Siria, gli Hezbollah libanesi e persino i pasdaran iraniani, che al momento rappresentano le uniche ancore di salvezza e di protezione per le comunità cristiane della regione dalle persucuzioni e dalle stragi degli oltranzisti. Un fatto nuovo del quale nessuno può fare a meno di tenere conto. A riprova di questa tendenza si segnala che i cristiani siriani e libanesi sono tutti dalla parte di Assad e si sono alleati con gli Hezbollah sciiti del Libano, gli unici questi ultimi (si noti bene: loro, non gli alleati occidentali) corsi a liberare i villaggi cristiani che erano stati occupati dai Califfi, salvando gli abitanti da sicuri e brutali massacri e sottrendoli ad orrori raccapriccianti da postare in rete.

In Iraq formazioni di cristiani si sono unite alle truppe curde, agli sciiti iraqeni ed ai pasdaran iraniani nelle offensive per la riconquista di Tikrit e di Mosul, città cadute in mano ai Califfi. Non solo. La resistenza sciita di quella regione, dopo avere arrestato l’espansionismo dei Califfi ora è passata al contrattacco per riguadagnare terreno e cercare di chiudere in una morsa mortale le bande terroriste che seminano orrore, morte e vagheggiano di colpire al cuore la civiltà occidentale. Un vero groviglio inestricabile nel quale il fatto certo è che l’asse sciita è divenuto un mortale nemico del terrorismo islamico, dell’intolleranza islamica e della jihad. Mentre Obama non trovava nulla di meno autolesionistico che bombardare le postazioni siriane, appare emblematica l’esplicita ammissione del patriarca maronita Bechara Boutros Rai, che se non fosse stato per gli Hezbollah il Califfato si sarebbe installato da mesi a Beiruth ed in tutto il Libano.

Un altro fatto sintomatico di questo new deal con l’Islam, non pubblicizzato e registrato solo dagli osservatori più attenti, è la recente visita a fari spenti in Vaticano della vice presidente della Repubblica dell’Iran, la signora Shahindokht Molaverdi, una accademica e giurista molto impegnata dalla sua posizione nella difesa dei diritti delle donne nel suo Paese e nell’Islam più in generale. Insomma, di fatti nuovi ne sono successi negli ultimi tempi tanto da convincere persino la sclerotica Amministrazione Usa di Obama a ribaltare il suo atteggiamento verso i protagonisti delle drammatiche vicende mediorientali. Del resto, come potrebbe fare Obama a continuare imperterrito ad assaltare insensatamente quelli che fanno il “lavoro sporco” sulla propria pelle per la difesa della libertà e dell’indipendenza di tutti, con una politica insulsa e che va a tutto vantaggio dell’islamismo radicale, cioè di quelli che vogliono spazzare via ogni forma di libertà, di coscienza individuale, che spargono odio ed orrore e vogliono abbattere ogni forma di civiltà? Ovvio che non può continuare, per cui la Casa Bianca si è vista costretta ad avviare una attenta ridefinizione dei ruoli di tutti gli attori del teatro mediorientale ed una drastica revisione delle liste di “amici e nemici”.

Il peccato originale di Obama è stato quello di farsi convicere, all’atto del suo insediamento, che per smorzare i rigurgiti fondamentalisti nei Paesi del MO sarebbe bastato abbattere in un modo o nell’altro i regimi autoritari o dittatoriali dell’area, in pratica quasi tutti. Una politica che ha portato a quella che con troppa sufficienza è stata definita la Primavera Araba, mentre di fatto si è tratto dello scatenarsi di un Inferno Terrorista islamico. E’ chiaro che le vicende in Afghanistan, in Iraq e poi in Libia nulla avevano insegnato ad Obama. A Kabul hanno esautorato i talebani che pure costituiscono il 50 % della popolazione del Paese. Ma come si fa solo a pensare di poter garantire stabilità, democrazia e pace sociale in una nazione se il regime imposto dall’occidente non coinvolge nell’azione di governo e nelle grandi scelte di fondo la metà degli afghani, i quali infatti hanno preso le armi contro l’altra metà dominante, con il risultato che gli insorti sono stati gradualmente cooptati dalle formazioni fondamentaliste più radicali o nelle fila dei criminali di Al Qaeda, alimentando non solo il locale conflitto civile, ma esportando la jihad islamica ed il terrorismo a New York, Londra, Parigi e persino in Danimarca?

Hanno voluto impiccare Saddam e bombardare Tripoli sino a scovare e trucidare Gheddafi, con ciò innescando sanguinose guerre civili in Iraq e Libia, delle quali non si vede la fine e dall’esito incerto, che stanno devastando quei due Paesi e che infliggono inenarrabili sofferenze a quelle popolazioni. Due Paesi che storicamente sono stati baluardo invalicabile per l’oltranzismo islamico e che dopo l’osceno tentativo di “democratizzazione” dall’esterno ora sono preda di Al Qaeda, dei Califfi e di Boko Haram con i quali questi ultimi si sono coalizzati. E se all’epoca della Guerra del Golfo Obama era ancora un oscuro avvocato di uno studio di Chicago, in Libia lui c’era e c’è adesso in Siria, ora che di professione fa il presidente degli Stati Uniti d’America. Un anno e mezzo fa voleva radere al suolo Damasco con i cacciabombardieri Usaf ed i missili della US Navy. Fosse successo questo, era già stato deciso che Israele avrebbe avuto il via libera per attaccare l’Iran e distruggere tutto il suo arsenale bellico, le basi militari, i laboratori per la ricerca nucleare, con ciò consegnando anche quel Paese all’oltranzismo islamico, altro che accordo sul nucleare. A fermare, a far rinsavire il ciarlatano di Honolulu furono Putin, il Papa ed il Congresso americano, grazie anche all’irriducibile opposizione dei repubblicani.

Finalmente adesso, se pure tra mille cautele e qualche residuo tentennamento, le cose stanno cambiando. L’apertura di Kerry al presidente siriano Bashar Assad, l’imminente e positiva conclusione del negoziato con l’Iran, il riconoscimento del ruolo degli Hezbollah libanesi, l’atteggiamento del Vaticano sono fattori che hanno inciso pesantemente sulla sofferta decisione di Washington di invertire la rotta. Non è un caso che nel rapporto del “Treat Assessment of the US Intelligence Communities” prodotto annualmente dalla National Intelligence, recapitato al Senato Usa qualche settimana fa, sia l’Iran che il gruppo libanese degli Hezbollah siano stati cancellati dalla lista delle potenziali minacce terroristiche per gli Stati Uniti d’America. Un vero stravolgimento epocale considerando che per decenni gli sciiti iraniani e libanesi dominavano la graduatoria dei “cattivi” esibita nel rapporto. Tanto per dare un’idea, solo pochi mesi fa la National Intelligence riferiva ancora che “Il Gruppo Hezbollah libanese continua a minacciare direttamente gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti, ed ha aumentato la sua attività terroristica a livelli che non si registravano dal 1990”. Adesso ammettono che questa loro valutazione era completamente sbagliata.

A far cambiare idea all’Agenzia, per sua stessa ammissione, è il timore che suscita “l’ascesa dello Stato Islamico” il quale ora ha scavalcato tutti e s’è saldamente insediato al vertice della hit parade dei nemici giurati di Washington, mentre l’asse sciita è ora candidamente indicato come “una realtà che si è opposta e continua ad opporsi all’avanzata del sedicente Califfato”. Insomma, la strategia politico-militare delineata dagli analisti di cui si contorna l’Amministrazione Obama s’è ridotta alla abusata filosofia spicciola che da sempre ispira le azioni di terroristi di ogni risma e di mafiosi incalliti, secondo la quale “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Facile dirlo oggi. Siamo convinti che la più grande potenza commerciale e militare del globo avrebbe meritato un’establishment ed analisti migliori di quelli di cui l’ha dotata un presidente che dimostra disposto a non farsi scrupolo neanche di affidare ai tarocchi le sue scelte di politica estera.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • Paolo Reply

    18 marzo 2015 at 9:43 pm

    Articolo al vetriolo… da condividere parola per parola.

  • giuseppe Reply

    18 marzo 2015 at 11:11 pm

    Barak Hussein Obama é un innetto Presidente che ha come consiglieri e collaboratori aderenti ai Fratelli Musulmani, ecco spiegata la politica estera distruttiva degli Usa dal 2008 ad oggi. Ora vuole dialogare con gli assassini teocratici iraniani? peggio di Carter e Clinton! e se per certi versi é positiva la notizia che non vuole piu’ distruggere Assad, non é positiva la notizia che gli Usa dialoghino con i terroristi Hezbollah, e anche il Vaticano dovrebbe essere piu’ cauto ad allearsi con terroristi.

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