Karim, l’italo-marocchino rientrato da Kobane dopo aver combattuto contro l’Isis

20150211_clipboard01ggffghhhTra i tanti occidentali – anche italiani – partiti per combattere a favore del jihad, c’è qualcuno che è partito per combattere “dalla parte giusta”. Come Karim Franceschi, 26 anni, italo-marocchino appena rientrato in Italia da Kobane, dove è rimasto per tre mesi al fianco dei miliziani curdi dello Ypg, le truppe volontarie di difesa della popolazione civile che hanno scacciato l’Isis dalla città. Ora che è tornato nella sua Senigallia, nella Marche, Karim dice: “Chiunque ami la democrazia non può far finta di niente”, deve reagire, combattere contro la barbarie dello Stato Islamico.

Durante l’addestramento lo facevano correre, stando attento alle mine, poi gli hanno dato un kalashnikov e gli hanno insegnato a sparare: ha dovuto farlo, “Se non avessimo sparato, l’Is si sarebbe preso i civili, le donne, i bambini… li avrebbe costretti alla barbarie”, spiega. E’ stato mandato al fronte dopo quattro giorni, perché un compagno era rimasto ferito.
Non c’erano capi, non c’erano gradi, non c’era un vero e proprio comando: erano i veterani a decidere cosa fare e ogni gruppo di sei aveva un caposquadra.

Karim era l’unico italiano, per il resto c’erano combattenti inglesi, americani, tedeschi ed israeliani. E tanti hanno perso la vita.
E’ capitato che catturassero dei prigionieri islamici, li processavano, ma Karim non ha mai visto giustiziare nessuno: “I curdi non sono come l’Is. Hanno rispetto. Quello che fanno ai prigionieri le truppe del Califfato, invece, fa orrore. A ognuno di noi era stata data una bomba a mano nel caso venissimo catturati… meglio morti che in mano di quei pazzi”.
Ora che è tutto finito il giovane dice non temere ritorsioni. Tre mesi a Kobane gli hanno insegnato “il significato della determinazione e del coraggio. Ho visto donne piccolissime e gracili combattere come leoni, e per questo venivano seguite dagli uomini. Non importa quanto sei grande e forte, conta il cuore”, dice.

Ora Karim tornerà alla sua vita: non crede di tornare in Siria. Ha fatto la sua parte.

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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