La Corte Suprema rinvia al 14 luglio l’esame del ricorso dei Marò. Che sia la volta buona ?

unnamedSecondo quanto si è potuto rilevare nel portale della Corte Suprema dell’India, circoscrizione di New Delhi, giusto prima che smettesse di funzionare, l’udienza fissata (si fa per dire) al 1° luglio p.v. per decidere in merito al ricorso dei Marò si terrà il 14 luglio prossimo. Che ci sarebbe stato un rinvio l’avevamo anticipato ai nostri lettori, non tanto perchè è ormai consolidata consuetudine della CS quella di convocare le udienze non per discutere le istanze dei nostri fucilieri, quanto per stabilire la data di quella successiva cui tutto viene rinviato, ed è la 36ma volta che succede. Noi pensavamo che l’udienza si svolgesse il 15 di luglio perchè quello è il giorno di scadenza del permesso per convalescenza concesso a Max Latorre che era stato colpito da un ictus operato in Italia. Invece la CS ha deciso di fissare l’udienza il giorno prima, quando l’assenza di Latorre sarebbe ancora formalmente giustificata.

Nel frattempo assisteremo ad un altro rinvio, quello dell’udienza fissata al 1° luglio, che tra l’altro si sarebbe sovrapposta a quella della CS qualora non fosse stata rinviata al 14 luglio, per l’avvio del procedimento istruito dalla NIA con atti depositati presso il complesso giudiziario di Patiala House sempre a New Delhi. Si ricorda che la NIA è l’agenzia antiterrorismo che ipotizza per i Marò il reato di terrorismo da perseguire nell’ambito del SUA Act 2002, il quale per i colpevoli soggetti alla giurisdizione indiana prevede solo un tipo di condanna, la morte per impiccagione. L’assurdo è che la CS ha già proceduto ad escludere l’atto terroristico ed a considerare per i Marò l’accusa per omicidio preterintenzionale o colposo nell’ambito del Codice Criminale ordinario dell’India. Una impostazione condivisa ed avallata anche dal precedente governo indiano di Singh, ma che tuttavia non ha portato alla automatica esclusione della NIA dal ruolo di accusatore ed all’annullamento del processo da essa istruito con documenti e prove false o manipolate, semplicemente perchè nessuno ha provveduto ancora a farlo.

Per cui la NIA continua a non demordere e si aspetta ancora di poter svolgere il ruolo di Procuratore Generale e di sostenere la pubblica accusa nel processo ai Marò, cominciando col chiedere nella prima udienza, quella teoricamente da svolgere il 1° luglio, intanto la cancellazione dei domiciliari per gli accusati e la loro traduzione in un carcere di massima sicurezza e magari in isolamento, come si fa con i terroristi, nonchè di riuscire a formalizzare l’accusa di omicidio plurimo e di deliberati atti di distruzione in mare, commessi nel corso di un assalto terroristico. Siamo al delirio. Comunque siamo certi che questa udienza nefasta per i Marò del 1° luglio presso la corte di Patiala House sarà rinviata e forse non si svolgerà mai. Infatti la CS ha già deliberato due cose in merito a questo eventuale processo: quello di “fare presto” con la designazione di un giudice monocratico, cioè pienamente dedicato al caso dei Marò, ed udienze giornaliere. Però la stessa CS ha anche deliberato che nonostante queste sollecitazioni ad accelerare, nulla si muova nel tribunale speciale prima della propria decisione in merito al ricorso presentato dai Marò, che è appunto l’oggetto dell’udienza del 14 luglio, se la fanno.

Ma cosa chiedono i Marò nell’istanza firmata da Mukul Rohatgi, l’avvocato più famoso, il Perry Mason dell’India che prima coordinava il team di legali del collegio di difesa e che invece adesso sta dall’altra parte nel ruolo di Attorney General che il nuovo premier Narendra Modi gli ha assegnato, c’è chi dice per favorire una soluzione del caso, c’è chi dice per indebolire la difesa dei nostri due militari. Nel ricorso si chiede che la CS deliberi e renda esecutive due istanze: con la prima si chiede che i Marò vengano prosciolti e subito posti in libertà per mancanza di accuse, che infatti in tre anni nessuno in India è riuscito a formalizzare, per cui Latorre e Girone stanno da 40 mesi in attesa di giudizio senza alcun capo di accusa e con lo status giuridico di indagati. Altresì, ed in via subordinata, si chiede l’attuazione di quanto la CS ha già deliberato, cioè la trasmissione a Patiala degli atti relativi alla decisione di escludere la NIA da un eventuale procedimento contro i Marò ed alla definitiva cancellazione dell’ipotesi di una loro perseguibilità per atti di terrorismo nell’ambito del Sua Act 2002.

La seconda istanza invece è più di sostanza perchè riguarda la giurisdizione sul caso giudiziario. L’incidente della Lexie è avvenuto nelle acque contigue, cioè fuori dalle acque territoriali indiane con limite delle 12 miglia, ma all’interno di una fascia costiera di 200 miglia in cui l’India conserva, secondo il diritto internazionale, la giurisdizione per attività industriali e per 4 tipologie di reato:terrorismo e pirateria, traffico di armi, traffico di droga, immigrazione clandestina. Codice alla mano, avendo la CS già lasciato cadere l’accusa di terrorismo contro i Marò, le acque contigue dovrebbero essere considerate acque internazionali e quindi la giurisdizione del caso sarebbe da attribuire allo stato di bandiera della nave sulla quale il crimine si è consumato, cioè all’Italia, sotto la cui bandiera naviga la Lexie. Sono invece da respingere come risibili le pretese di certi colpevolisti di casa nostra, ora parzialmente ravveduti, come la talebana Sgrena ed il maoista Matteo Miavaldi dell’Espresso, che scambiano causa con effetto, per cui la giurisdizione dovrebbe comunque essere dell’India perchè le vittime stavano su un peschereccio indiano. Ma i due pescatori sono morti (effetto) perchè, ammesso ma non concesso, eventualmente gli hanno sparato (causa) da una nave italiana che è senza dubbio il luogo in cui il crimine, se ripetiamo c’è stato, è stato commesso.

Che ci possiamo aspettare? Beh, i segnali sono incoraggianti. L’Europa ci ha dato una mano assumendo una posizione molto rigida a favore della immediata liberazione dei Marò che ha portato al congelamento dell’approvazione dell’accordo Ue-India di libero scambio. Bruxelles ha anche chiesto l’affidamento di una inchiesta per l’accertamento della dinamica dei fatti e delle eventuali responsabilità alla giustizia italiana, od in subordine a quella di un Paese terzo concordato tra le parti, caso nel quale azzardiamo il Regno Unito, tribunale di Londra. Poi c’è Rohatgi che fino a qualche mese fa sosteneva l’innocenza dei Marò, per cui per quanto “indiano” possa essere, non crediamo che possa arrivare al punto di capovolgere le sue convinzioni tante volte così platealmente manifestate. Poi c’è Lalit Modi che dal suo dorato rifugio di Londra si è molto interessato al caso dei Marò, al quale è completamente estraneo, per conto di un misterioso politico indiano di alto profilo, per indagare circa le interpretazioni giuridiche relative alle acque contigue.

Il profilo di politico di Rohatgi è alto: lui è il capo dell’Avvocatura Generale dello Stato, è l’interfaccia istituzionale tra governo e Corte Suprema dell’India, è il massimo consulente giuridico del governo per i casi giudiziari che implicano risvolti per le relazioni internazionali ed il premier Modi non vede l’ora di attuare il Free-Trade Agreement con 28 Paesi europei per sopravanzare gli Usa nel Pil e mettersi nella scia della Cina. Ce n’è abbastanza per aspettarsi che finalmente ci si dia un taglio a questo sfinente e tormentatissimo caso. Non osiamo neanche immaginare cosa invece accadrebbe se le cose non andassero nel verso in cui tutti ci auguriamo che vadano. Metti che i due del San Marco siano rinviati a giudizio ed in India, di Max Latorre che ne facciamo, il 15 luglio lo “restituiamo” agli indiani perchè lo rimettano ai domiciliari? Ed a Girone rimasto solo in India cosa potrebbero fare per ritorsione gli indiani inferociti? Qui si entrerebbe in uno psicodramma dagli esiti imprevedibili. Per questo preferiamo evidenziare la soluzione capace di mettere tutti d’accordo, e che salva la faccia di tutti: Marò subito liberati e giudicati a piede libero da un tribunale italiano con l’India parte lesa. E’ quello che dicevamo tre anni fa.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • HOPITAL Reply

    25 giugno 2015 at 6:39 pm

    Il problema è che l’India ormai sa bene che (1)il capo pesca ha detto la verità solo la notte del 15-02-2015 quando ha dichiarato che era notte, era buio e non hanno visto niente e poi in 3 giorni la notte è diventata giorno, proprio le 16 e 30 come dichiarato dalla E.L., hanno visto tutto ecc. (2) gli inquirenti del kerala hanno fatto distruggere scientemente tutte le prove per poter chiedere, con la Sua Act, l’inversione dell’onere della prova e chissà che altro.
    Ma ora l’India non può perdere la faccia su questo anche se qualcuno ha mentito (come nel caso dei 2 italiani liberati dopo 5 anni per prove false) e quindi dovrà trovare un modo per uscirne senza essere indicata come una nazione che non è in grado di istruire un processo perché basato su prove fatte sparire. Temo sarà un dilemma per il giudice indiano, specie se ha una coscienza. Non parliamo di M.M. che con i suoi scritti e il suo libro ha contribuito non poco alla campagna denigratoria in Italia contro i 2 Marò e all’odio verso di loro da parte degli indiani!

  • Monica Cappellini Reply

    26 giugno 2015 at 6:58 am

    appurato che la giustizia italiana è scadente ma è battuta in lentezza e poca trasparenza da quella indiana
    Il peggio esiste sempre
    Il meglio di meno

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