La democrazia di Renzi: processano un poliziotto perché berlusconiano

poliziotti6

Di storie così, come quella che ci accingiamo a raccontare oggi, se ne sentono tutti i giorn in paesi come la Bielorussia, dove un tizio, un certo Aleksandr Lukashenko, governa ininterrottamente dal 1993 e si appresta a lanciare il figlio come suo successore naturale. In Italia, quel paese che si vanta di essere una grande democrazia, casi come quelli del poliziotto Giovanni Iacoi non dovrebbero esistere. Eppure esistono. Il 15 luglio scorso, nei suoi confronti, è stato aperto un procedimento disciplinare con l’accusa di manifesta propaganda politica tramite un social network, materializzatasi con l’incarico di Coordinatore della Regione Lazio dell’Esercito di Silvio, il movimento fondato da Simone Furlan in sostegno di Silvio Berlusconi.

Che le sue preferenze politiche siano giusto o meno, lo lasciamo alla sensibilità del singolo. Contestare la sua appartenenza ad un movimento è giusto, punirlo per questo decisamente meno. Se non altro perché il divieto di iscrizione ai partiti politici per gli uomini appartenenti alle Forze dell’Ordine non è più in vigore dal 1990, quando l’art.144 della legge 121/81 non fu rinnovato tramite il solito decreta annuale che sanciva questa limitazione.

Ma si sa, in Italia le leggi vengono applicate per i nemici ed interpretate per gli amici. Così, mentre un folto gruppo di magistrati (lì si che esiste un divieto) è riuscito a far politica persino con la toga indosso (ancora è vivo il ricordo di Ingroia che partecipa al congresso di Rifondazione, ma anche quello di Emiliano, in politica da dieci anni e mai dimessosi dalla magistratura), Giovanni Iacoi verrà processato il prossimo 29 ottobre e sarà giudicato per aver manifestato liberamente il proprio pensiero politico, libertà garantita da quella Costituzione che si rispetta a corrente alterna.

Il diretto interessato chiaramente respinge ogni tipo di accusa, facendo presente di non aver mai svolto attività politica in servizio, in uniforme, in orario di servizio o nei luoghi di lavoro, cosa che sembra essere già stata appurata dagli stessi organi disciplinari. Insomma, è il classico processo all’italiana, dove sembra già essere scontato, dove le prove sono schiaccianti a favore di una delle due parti, dove si va avanti lo stesso molto spesso per orgoglio, per non smentire la tesi che si è sostenuta. Anche se sbagliata, anche se dannosa.

@eugcipolla

 

Commenta con il tuo account social

2 Comments

  • Paolo Reply

    30 ottobre 2015 at 1:42 am

    Qui stiamo proprio toccando il fondo, un processo farsa come questo è l’ anticamera diretta al reato di opinione… 🙁

  • Paolo Reply

    30 ottobre 2015 at 11:34 am

    … senza contare il solito, eterno, nauseante e spudorato doppiopesismo!!!

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it