La frantumazione della Destra consegna il Paese alla “dittatura” di Renzi

renzi-640-nuovaSignori, la notizia è che il Parlamento lo possiamo pure chiudere. E questo governo costituzionalmente illegittimo, il terzo consecutivo a non essere espresso da una consultazione elettorale, conferma che possiamo pure risparmiarci i costi ed il fastidio di inutili campagne elettorali e di stare a perdere tempo per dare seguito a loro ormai inessenziali indicazioni politiche. Tanto, ormai i risultati elettorali non contano più se un tizio che ha meno dell’80% dei consensi all’interno di un partito, il PD, che ha preso meno di un terzo dei voti totali espressi, può fare al governo del Paese il bello ed il cattivo tempo con meno di un quarto dei consensi del corpo elettorale italiano. Il meccanismo è semplice e collaudato: basta andare avanti per decreti-legge, blindando i provvedimenti secondo quanto deciso dal premier ed i suoi accoliti, impedendo a chiunque, sia nell’ambito del gruppo di collaborazionisti pomposamente etichettati come “componenti della maggioranza”, ed alle opposizioni, di discuterne finalità e contenuti. Si va avanti ad occhi bendati e le mani legate facendo leva sul ricatto clientelare, o voti la fiducia o lasci la poltrona parlamentare e te ne vai a casa senza alcuna garanzia di ritorno, così magari per una volta nella tua vita per campare provi “l’orrore” di abbassarti a lavorare.

In effetti la Costituzione concepisce l’istituto della legiferazione per decreto solo in casi di estrema e dimostrata necessità, due condizioni che per Renzi non si sono sinora mai verificate, se non nel caso di sporadici interventi urgenti per fronteggiare calamità naturali. Però ormai lui fa approvare tutto per decreto legge, senza discussioni, senza contributi costruttivi esterni da parte di chicchessia. Per Renzi lo stato di necessità consiste nel fatto che non dispone di una chiara maggioranza a sostegno della sua azione di governo, per cui deve navigare a vista e contare di volta in volta, specie al Senato (per questo lo vuole non elettivo nella sua pseudo-riforma) sulla complicità e la connivenza di quelli, che pur non facendo parte della maggioranza, per convenienza personale o di lobby è favorevole a questo o quel provvedimento. Qualche politologo s’è scomodato a definire questo andazzo come “maggioranza a geometria variabile”. Ma quando si fa solo quello che pensa uno solo si crea una situazione politica che la storia definisce con ben altro nome: regime dittatoriale, con la mortificazione prima, e la morte poi, di ogni forma di democrazia e convinta partecipazione popolare alla politica ed alla gestione della cosa pubblica.

Come tutti i dittatori doc, per andare avanti Renzi deve ricorrere al “panem et circenses” degli imperatori romani, cioè curare attentamente le pubbliche relazioni, spalmare demagogia dappertutto, elargire qualche beneficio a questo od a quello, tutte cose che lui, da bravo ciarlatano e dialettico imbonitore sa fare molto bene. E farcire il tutto con tante premesse elettorali, con un atteggiamento da rapido decisionista, da uno che si dà da fare, millantando risultati e riconoscimenti mai ottenuti. Qualche settimana prima delle elezioni europee Renzi ha bonarimente elargito l’elemosina degli 80 euro spacciandola come una prima “riforma del fisco” a favore delle fasce più deboli. Una vera menzogna. Da Bruxelles lo hanno reiteratamente richiamato sul merito, facendogli notare che in termini di economia reale quella degli 80 euro non è una riforma strutturale, ma una spesa assistenziale improduttiva, contingente ed aleatoria che incide, e non poco, sul quel famigerato 3% di deficit annuale del bilancio dello Stato sul Pil che non può essere sforato, perchè fa lievitare la spesa pubblica senza spostare di una virgola la ricchezza prodotta. Persino la Corte dei Conti gli ha mosso lo stesso identico rilievo, ma lui niente, continua a ritenere di aver ridotto le tasse alle fasce meno abbienti della popolazione. Una vera stortura, che delle due l’una : o è stata pensata con perfidia o da veri dilettanti.

Una misura del genere può essere ritenuta equa e giusta se entra nel meccanismo di una vera riforma del sistema di tassazione dei redditi che includa lo splitting fiscale, cioè che ai fini Irpef venga considerato non il reddito familiare assoluto, ma quello effettivo, cioè quello pro capite. Col metodo Renzi finisce, infatti, che un single con reddito di 25mila euro riceva quello che lui chiama il bonus fiscale di 80 euro mensili, cioè circa 1000 euro l’anno, mentre un padre di famiglia che mantiene moglie e tre figli con un reddito di 26mila euro, no. Alla fine dell’anno quel single avrà avuto in termini reali lo stesso reddito di una famiglia con 5 componenti, ma la qualità della sua vita sarà ben diversa da quella di questi ultimi. Può allora quella degli 80 euro essere spacciata per una misura di giustizia sociale? Ma Renzi allo splitting neanche ci pensa, ammesso che sappia cosa sia.

Un altro incredibile esempio di cialtroneria renziana è la presunta riforma delle Province. Si era partiti dalla loro cancellazione, il che avrebbe comportato l’eliminazione di 2.159 inutili e costose poltrone provinciali e dei relativi poli clientelari ad esse abbarbicati. Invece che ti fa il Renzi ignorando consigli, indicazioni e critiche costruttive arrivategli da esperti di ogni parte? Crea un sistema di deleghe ai centri provinciali di attività normalmente condotte dalle Regioni. Ora è vero che i cordini della borsa saranno tutti in mano alle Regioni, e che le Province potranno gestire fondi solo loro destinati dalle Regioni stesse, ma questo non elimina la possibilità di continuare ad utilizzare le Province come centri clintelari schermati dalle Regioni dalle quali dipendono. Risultato della riforma Renzi: le poltrone da 2.159 sono diventate 31mila, 26mila nuovi consiglieri e 5mila nuovi assessori che, distribuiti nei consigli comunali che dovranno surrogare le attività “tolte” alle province, creeranno altrettanti centri di costo. Alla faccia della trasparenza amministrativa, dello snellimento della buroocrazia e della lotta a clientelesmo e corruzione.

Una tecnica peculiare di Renzi è quella di sparare a raffica promesse e riforme che non saranno mai realizzate, facendone svanire il ricordo con sempre nuove promesse e nuove riforme. Aveva promesso di pagare le pmi, promessa eclissata dietro la riduzione dell’Irap; poi questa dietro la riduzione delle tasse, che in effetti sono invece aumentate dell’1,4%. Poi è arrivata la pubblicazione di una bozza del Def con una manovra da 36 miliardi senza tagli e senza tasse. Infatti la spending review prevede 16 miliardi di tagli sulla spesa pubblica, non grazie all’eliminazione di sprechi e privilegi, ma per il taglio di servizi resi dallo Stato cui i cittadini dovranno provvedere in proprio pagandoli di tasca propria, se hanno la capacità di farlo. E parliamo di assistenza sociale, di invalidi, di sanità, mica di viaggi di piacere. Niente nuove tasse nel 2015 dichiara Renzi, mentre pensa a nuove imposte sui viaggi in treno, nave ed aereo e rinvia sine die, a tempi migliori, l’annunciata riduzione delle aliquote Irpef, Irap, Imu e via dicendo. Ma ci prende in giro?

Ci sono le elezioni europee? Ecco gli 80 euro. Siamo in vista delle amministrative? Ecco la promessa di 800 euro a tutte le neo-mamme e dell’assunzione di tutti i precari della scuola, una vera boutade quest’ultima perché è assolutamente iniqua ed impraticabile, almeno nei termini in cui ce l’hanno presentata. Ora Renzi vuol fare per decreto persino la nuova legge elettorale, quella che chiamano Italicum, un nome sinistro perchè maledettamente assonante con quello del treno Italicus oggetto di un grave attentato terroristico che nel 1974 causò 12 vittime. L’ha annunciata all’atto del suo insediamento ma dopo 18 mesi sta ancora a carissimo amico. Ci permettiamo di far notare al dinamico premier che i Padri Costituenti in 18 mesi scrissero l’intera Carta Costituzionale, mentre lui nello stesso lasso di tempo non è riuscito a promulgare nemmeno una legge della quale non deve neanche curarsi del testo, visto che di fatto gli è già stato scritto dalla Corte Costituzionale con la sentenza 1/2014 con la quale fu bocciato il premio di maggioranza e furono puntualmente definiti i picchetti e le condizioni da rispettare nella stesura della legge.

Per tacitare i suoi denigratori e non correre il rischio di una solenne bocciatura in Parlamento, Renzi è corso ai ripari ed ha fatto una cosa che pochi dittatori doc hanno fatto nel corso della loro carriera politica: ha deciso di sostituire i 10 membri della minoranza PD presenti nella commissione Affari Costituzionali della Camera. Via tutti, da Bersani alla Bindi, da Cuperlo a D’Attorre e dentro altrettanti suoi fedelissimi. Insomma fa esaminare i suoi provvedimenti da persone fidate, per poi blindarli e sottoporli ad un voto di fiducia che appare scontato, perché strappato sotto ricatto. Chissà se poi a Renzi l’appetito verrà mangiando e troverà il sistema di far fuori dal Parlamento avversari e dissidenti per sostituirli con amici fidati, magari con qualche suggerimento giuridico-costituzionale dei rossotogati della Consulta.

Ritornando all’Italicum, Renzi con il suo muro contro muro stavolta rischia veramente grosso. Se FI, M5S, Lega e qualche decina di dem non entrassero in aula al momento della votazione ecco che l’Italicum rischia seriamente il naufragio per mancanza del numero legale. Ma di fronte a questa prospettiva ecco pronti i soccorritori. Dopo i casiniani, i montiani e gli alfaniani a dar manforte al giullare fiorentino del PD arrivano i verdiniani. Sembra molto più di una voce di corridoio quella che vuole Denis Verdini e quelli a lui più vicini, ormai scontenti cronici di FI, si apprestino a varare l’ennesima (sparuta) formazione di Destra che darebbe il suo appoggio esterno al governo Renzi per l’Italicum e per altre iniziative di questo esecutivo. Insomma, pare che ancora una volta non si faccia fatica a trovare appoggi quando si tratta di salire sul carro del vincitore.

È questo modo di fare, che è il risultato del processo in atto di completa disgregazione della Destra dove proliferano gruppi e gruppetti, ciascuno dei quali ambisce egoisticamente a proporsi come il vero erede di FI e di Berlusconi, a favorire i disegni di una Sinistra ciarliera, clientelare, dissoluta e dissacratrice di ogni valore fondante della nostra nazione. In questo critico passaggio della storia nazionale le forze di Destra si dividono, invece di coalizzarsi per creare una vera e valida alternativa politica capace almeno di contenere il dilagare di questa Sinistra priva di valori morali riconducibili alle nostre radici, alle nostre tradizioni ed alla nostra cultura. Una Sinistra priva di strategie politiche come si dimostra nella gestione dell’economia, dell’immigrazione e della sicurezza, tanto per restare sui temi più attuali, e senza nemmeno lo straccio di una politica estera, ragione per cui l’Italia è divenuta il fanalino di coda sul proscenio internazionale (vedi vicenda Marò).

Invece di formare una tetragona piattaforma di oppositori e creare una credibile alternativa politica capace di restituire a tutti entusiasmo e fiducia nel futuro, in questa Destra ogni giorno di più si assiste alla nascita di nuove formazioni, talmente minuscole da costituire delle fazioni piuttosto che solidi e credibili partiti, zeppe di fuoriusciti da FI, presunti oppositori della Sinistra, che però per sopravvivere e farsi notare non trovano di meglio che sostenere i Monti, i Letta ed adesso i Renzi, cioè quella Sinistra fatiscente rispetto alla quale a parole si dichiarano alternativi. Se l’unione fa la forza, i dissensi interni e la frammentazione fanno la debolezza, e creano quel senso di impotenza che permette a Renzi di fare il dittatore della Repubblica delle Banane con il consenso di neanche un italiano su quattro.

Un perdente nato della politica come Luigi Pintor, il fondatore del Manifesto, uno che non ha mai azzeccato una previsione in vita sua, fece scalpore con un titolo divenuto epico: “Non moriremo democristiani”. Si disse al solito che aveva avuto ancora una volta torto con quella previsione dopo i governi di Prodi, Monti, Letta e Renzi. A 32 anni da quel titolo, invece, per una volta dobbiamo dare tutti ragione a Pintor, perché se la Destra liberale e popolare in Italia è questa, quella di Alfano e Verdini, ma anche di Passera, Casini e Giannini, è certo che non moriremo democristiani, perché moriremo tutti renziani.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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4 Comments

  • caterina Reply

    21 aprile 2015 at 10:42 pm

    governo costituzionalmente illegittimo?? l’avete letta la costituzione?

    • Rosengarten

      Rosengarten Reply

      23 aprile 2015 at 1:06 pm

      Gentile Caterina, la risposta alla sua sarcastica domanda è implicitamente contenuta nell’articolo stesso, laddove si menziona la sentenza 1/2014 della Consulta, il massimo organo costituzionale della Repubblica, la quale sentenza stabilisce l’incostituzionalità del premio di maggioranza secondo le modalità previste dal porcellum, ovvero la legge elettorale con la quale si sono svolte le ultime elezioni. Gli effetti della sentenza sono stati fatti decorrere, con decisione contestuale alla sentenza dalla stessa Corte Costituzionale, dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione, cioè dal 15 gennaio del 2014. Decidendo per la non retroattività del disposto della sentenza (per la legge Severino si è deciso altrimenti per mandare in galera l’imputato Berlusconi che altrimenti sarebbe stato assolto perchè il reato ascrittogli adesso 11 anni prima non era reato…) la Consulta ha evitato di far annullare un esito elettorale, con la conseguenza di determinare per motivi extra-politici la caduta del Governo Letta. In altri termini, la stessa Consulta ha sentenziato che i 200 deputati regalati al partito che ha riportato il miglior risultato elettorale, cioè al PD, peraltro affermatosi con un vantaggio di voti su FI pari ad un decimo del numero di schede pro FI misteriosamente annullate nei seggi dagli scrutatori, costituiscono una vera truffa che non dovrà mai più ripetersi nelle future elezioni. E’ proprio grazie a questo perverso meccanismo del premio che alla Camera Letta prima e Renzi adesso godono di una maggioranza assoluta ed incondizionata che è truffaldina e tecnicamente definibile incostituzionale. Lo hanno stabilito i giudici rossotogati della Consulta, mica io. In un Paese democratico dell’Occidente, per dire in Inghilterra o in Danimarca o in Lettonia, dopo una sentenza del genere il governo si sarebbe subito dimesso e si sarebbe svolta una nuova tornata elettorale con una nuova legge che accogliesse le indicazioni dei Tutori della Costituzione, cosa che invece non è neanche passata per la testa dell’Annunciatore Bugiardo. Così ci ritroviamo in Italia con un governo che dispone di una maggioranza fittizia ottenuta con un escamotage che viola lo spirito e la lettera della Costituzione, che legifera per decreti legge, cioè approva leggi che scrivono “in casa”, sui tavoli della segreteria del partito senza nemmeno poterle discutere o migliorare, e che nonostante la truffa elettorale governa con i voti di quelli che erano stati votati per fare opposizione alla Sinistra e non per consentirgli di imperversare al governo senza controllo alcuno. Rosengarten

      • caterina Reply

        24 aprile 2015 at 11:10 am

        la consulta ha sentenziato che il parlamento attuale è legittimo, e se per te le sentenze della consulta valgono per intero, e non solo i pezzi che fanno comodo, i discorsi stanno a zero. il governo è legittimo anche se governa male.

  • Carlo Neri Reply

    27 aprile 2015 at 7:07 am

    ROSENGARTEN, la descrizione del modo di governare che hai dato all’inizio era quella di Berlusconi…oppure ho capito male?
    Se era quella allora ti sei scordato solo la compravendita dei parlamentari per far cadere un governo legittimamente eletto..
    Il resto di quello che hai detto è veleno!

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