La Grecia rifiuta l’aiuto della Svizzera per stanare gli evasori fiscali. Perché?

11051274_879522318777863_979214815_nGli ultimi accordi tra la (ormai ex) Troika e il governo greco, quest’ultimo deve trovare sette miliardi di euro per poter prolungare gli aiuti di altri quattro mesi. Nel piano presentato dal premier greco Tsipras e dal ministro delle finanze Varoufakis, questi sette miliardi sono così ripartiti, secondo quanto riportò il 23 febbraio il quotidiano tedesco Bild : 1,5 miliardi dal contrasto al contrabbando di benzina e 800 milioni da quello di sigarette; 2,5 miliardi da una patrimoniale per i più ricchi e 2,5 miliardi da introiti fiscali arretrati.
Misure arcaiche e tipiche di un paese che ormai ha l’acqua alla gola: pare evidente che il duo Tsipras-Varoufakis non sappia più che vacche mungere e la disperazione è tale che anche due demagoghi come loro sono dovuti ricorrere alla patrimoniale e alla richiesta di tasse arretrate, che se evidentemente non sono state pagate finora si tratterà di cittadini o imprese greci in difficoltà per cui non in grado di pagare, così come non erano in grado di pagare in precedenza.

In questo quadro di disperazione nel tentativo di recuperare soldi e ottenere ancora prestiti, era stato offerto alla Grecia un aiuto inaspettato: secondo il quotidiano tedesco Die Welt, nel febbraio 2014 la Svizzera si sarebbe offerta di aiutare il governo greco a stanare gli evasori fiscali che avevano nascosto illegalmente i propri soldi nelle banche elvetiche. Da Berna avrebbero stimato che il totale dell’evasione greca in Svizzera ammonterebbe a circa 800 milioni di euro al dicembre 2013, cioè quasi un settimo della somma che la Grecia oggi dovrebbe recuperare e la stessa cifra che si vorrebbe ricavare dalla lotta al contrabbando di sigarette. Soldi che insomma servirebbero come il pane ad Atene.
A quanto pare però, il duo Tsipras-Varoufakis non sarebbe dello stesso avviso: la Grecia, almeno finora, avrebbe sempre ignorato questa offerta da parte del governo svizzero. Se la notizia fosse confermata, una domanda sarebbe lecita: perché? Parrebbe infatti assurdo che un governo, per giunta di sinistra radicale, non colga al volo l’opportunità di far rientrare immediatamente quei soldi in un momento del genere e magari attenuare il peso delle tasse arretrate. Una ipotesi plausibile è che, qualora esistesse una lista di evasori, in quella ci possa essere qualche nome eccellente della élite greca se non addirittura qualche membro di primo piano della politica greca, sia di destra (a febbraio 2014 al governo c’era Nea Dimokratia, principale partito di centrodestra) sia di sinistra.

Qualche sospetto viene, leggendo di questo retroscena. E viene anche meno la credibilità della Grecia se davvero dà un calcio a questi soldi. Naturalmente però è sempre tutta colpa dell’Europa e della Merkel.

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