La libertà fine a se stessa

Alexis-de-Tocqueville-1000La libertà è un mezzo o un fine?
Angelo Maria Petroni sostiene, citando Toqueville (nella foto), che ogniqualvolta la intendessimo come un mezzo non sia più possibile considerarsi dei liberali, a rigor di logica.
In effetti, per un credente cristiano, ad esempio, la libertà è lo strumento attraverso il quale deciderà se dannarsi oppure no e gli interesserebbe ben poco se con ciò possa infine definirsi un liberale o meno: è la salvezza il suo fine, la libertà è solo lo strumento necessario a raggiungerla, al netto della grazia.
Anche per l’uomo ancorato al suolo che calpesta (per Schmitt l’uomo in astratto non è definibile a prescindere dalla terra nella quale nasce, vive e muore) la libertà non è un fine è uno strumento necessario alla sua ricerca della felicità in seno alla comunità ed al territorio che lo costituisce e lo circonda.
Cosa gliene può importare all’uomo di ‘Terra e mare'(1) che non possa definirsi liberale? Meno di nulla, crediamo.

Agli stessi coloni americani che diedero vita alla secessione dalla Corona Britannica, interessava la libertà come fine o come strumento per la loro Indipendenza e per la loro possibilità di decidersi da soli il proprio futuro?
A me pare che, anche in questo caso, la libertà come fine è solo una retorica tesa a far apparire migliore la funzionalità di uno strumento, come se gli strumenti debbano per forza essere nobilitati dal fatto che qualcuno ne neghi la funzione e li concepisca come fini.
E come la mettiamo logicamente con colui il quale volesse in tutta libertà rendersi schiavo di qualcun altro? Gli negheremmo la possibilità di rivendicare la liberalità di questa propria scelta individuale solo per il fatto che chi è schiavo non può nemmeno immaginare, secondo Toqueville, di concepire la propria libertà di definirsi tale?
La libertà è anche quella di poter liberamente scegliere per la rinuncia ad essa, avete presente il mito della caverna di Platone? Può definirsi un prigioniero come un altro colui che liberamente sceglie di rimanere tale, nonostante la possibilità di evadere?

No di certo, non è un prigioniero uguale a coloro che sono stati fatti prigionieri con un atto di coercizione dal quale non vi è la possibilità di affrancarsi, però non potrà dirsi liberale.
Si strapperà i capelli dal dispiacere, come il credente, come l’uomo di terra e mare di Carl Schmitt e come il colono americano della rivoluzione del 1776.
A chi può importare allora questa visione della libertà come fine a se stessa?
Forse è per questo che i liberali sono in via di estinzione e non può che essere positivo se ciò che li caratterizza è la libertà che non ha nessuna connessione con la realtà, perché la libertà come fine è una libertà senza collegamento alcuno con quanto vi sia di reale nella vita di un individuo, poiché, come lo stabilisse diverrebbe uno strumento e non il fine della sua individualità immersa nel reale.
La libertà come fine è una libertà negata in quanto non può esistere libertà vera senza alcuna connessione con ciò che la rende essenzialmente lo strumento di una vita, libera.

La libertà fine a se stessa è la schiavitù dell’uomo che non ha più uno scopo, che non calpesta più alcun suolo che non sia già ben protetto e delimitato da altri, un nulla entro il quale fare finta di sentirsi libero di svolazzare come meglio si possa ritenere, un’impressione, come quella di Toqueville che parlava di libertà fine a se stessa e poi faceva prendere a cannonate per conto di Napoleone la Repubblica Romana.
Alla mancanza di scopi si concede all’uomo la chimera di una libertà fine a se stessa ed impossibilitata ad agire, vessata e svilita come diventasse un mezzo per uno scopo individuale qualsiasi altro.
Il fantasma della libertà come fine, buono per nulla se non si ha più uno scopo altro da lei, buono per non dare fastidio a nessuno di coloro che detengano un reale potere: “Hai la libertà come fine che altro vuoi? Buono, hai già tutto, non pensare più ad altro.”

La libertà è uno strumento che può costare la vita, è una via ‘che è si cara, come ben sa chi per lei vita rifiuta.’, ma che ne sanno i professori?
Amore (dicevano i Poeti) è il fine o anche no o pure altro (diciamo noi che non lo siamo), libertà è il mezzo e la responsabilità in capo ad ognuno di noi per raggiungerli oppure non riuscirci.
La libertà ci serve, non siamo noi a servirla, è il prezioso ambito entro il quale si vanno a valorizzare, nel bene e nel male, le scelte di vita individuali di ognuno, non funziona altrimenti, proprio come tutte le ideologie che cercano di sostituire, alla centralità della vita, la sua conformazione ad un ideale astratto.

(1) Terra e mare opera di Carl Schmitt, uno dei più grandi esperti di diritto del XX° secolo.

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1 Comment

  • Monica Cappellini Reply

    29 marzo 2015 at 3:56 pm

    essere liberi è una scelta che pochi reggono; si deve essere coraggiosiamente trasparenti , senza ipocrisie in quadri sociali
    Percio’ pochi sono coloro che se la conquistano e patiscono anche per questa scelta. vale la pena solo se il sogetto ne è all’altezza : costi cio’ che costi ed oggi è una sorta di regalita’, in un mondo pieno di preconcetti e basato su denaro…..poichè senza lilleri non si lalllera.Ma il concetto di umanita’ tout court prescinde da cio’ pertanto libero sia chi è capace di una sorta di vita tagata’

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