La salvezza del centrodestra? Saper convivere tra correnti, come il GOP

berlusconi-fitto-centro-destra-680x310La politica italiana anela al modello americano da anni. Ci ha provato Berlusconi, ma la sua creatura si è sciolta come neve al sole: il PdL non ha retto alle numerose diaspore causate da divisioni interne, invidie, gelosie, progetti di “fondare un nuovo centrodestra” e giochi di potere. Al di là del tentativo sfortunato del “partito unico”, l’intera coalizione di centrodestra ha perso i pezzi da almeno dieci anni ininterrottamente. Al nastro di partenza con la “grande ammucchiata” Lega-Udc-Forza Italia-An che ha governato dal 2001 al 2006, i berluscones si sono ritrovati con una maggioranza salda (per poco) ma “riveduta e corretta” dal 2008 al 2011: PdL e Lega Nord. Da quest’esperienza sono nate nuove formazioni in parlamento, da Fli al Nuovo Centrodestra, destinate ad avere scarsa fortuna alle consultazioni elettorali.
Che ne è stato, quindi, del centro-destra originario? L’elettorato si è diviso tra Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia-An, Nuovo Centrodestra, Fare, Lista Civica, Fli, Udc, qualcuno si è spostato più a destra scegliendo Casapound e Forza Nuova, altri si sono fatti ammaliare dalle sirene renziane. I più delusi e arrabbiati (ma quasi tutti pentiti) hanno provato a giocare la carta del nuovo che avanza, il Movimento 5 Stelle. Liste che, come ben tutti sanno, non sono alleate tra loro né intenzionate a formare una coalizione. E ci scusiamo per le eventuali dimenticanze: da Altra Destra al Partito Conservatore Italiano, sono tanti i nuovi soggetti che, sui social network o nella vita reale, si propongono come demiurghi (in senso platonico) di una rinascita del centrodestra, finendo semplicemente con il frammentarlo ancora di più.

In Italia c’è davvero spazio per il modello americano? Ossia per un bipartitismo, al limite bipolarismo? L’esperimento bipolare (mai doppio senso è stato tanto efficace) in Italia ha funzionato più o meno dal 1994 al 2011. Un bipolarismo malato (appunto), immaturo, ma pur sempre bipolarismo. Quello bipartitico difficilmente si realizzerà: la sinistra ce l’ha fatta, il Pd è stato creato e nonostante i vari litigi interni sta sopravvivendo dal 2007 ad oggi. Dopo quasi otto anni e un consenso che ha superato il 40% degli elettori (pochi) alle ultime europee, si può dire che la missione sia stata compiuta. Yes we can, il Partito Democratico esiste anche in Italia.
Quello Repubblicano o chi per lui? No. Avrebbe potuto o dovuto essere il PdL, non ha retto alla prova dei fatti.
Il problema del centro-destra è che non solo non riesce a creare un partito, ma neppure una coalizione salda. Manca coesione, peraltro quella parolina magica che il Pd non ha mai conosciuto eppure continua a vivere-vivacchiare. E chi l’ammazza, il Pd.

Il centrodestra non può creare un partito speculare al Pd, omologo del GOP statunitense. I vari leader sono troppo impegnati ad autodefinirsi esponenti della “vera destra”, che se è quella di Salvini-Meloni non può essere quella di Alfano-Berlusconi.
La splendida e interessantissima disputa (per gli elettori, che infatti si fiondano alle urne con passione, da almeno tre anni a questa parte) è tornata in auge in occasione della querelle Tosi-Zaia, o meglio Tosi-Salvini, in vista delle prossime elezioni regionali venete.
Oggi il Corriere.it riporta un chiaro punto di vista di Flavio Tosi: «Se tu pensi di battere Renzi dicendo “il centrosinistra e tutto il centro va con Renzi e noi facciamo la destra”, vuol dire farlo vincere. Se invece metti assieme Passera, Alfano, Berlusconi, Fitto, tutta la Lega, tutta l’area popolare e liberale che è ampia e oggi non è rappresentata da nessuno, l’elettorato classico del centrodestra italiano, allora puoi battere Renzi. Se crei uno schema che va dalla destra all’estrema destra regali il Paese a Renzi per 20 anni».
Sempre Tosi, sulle alleanze, sostiene che esistano «due schemi, uno nazionale e uno regionale». A livello regionale «dire sì a FI e no a Ncd è abbastanza strumentale. Ncd è al governo con Renzi, è incoerente e dovrebbe stare all’opposizione ma Berlusconi è stato di fatto al governo con Renzi fino all’altro ieri, con il patto del Nazareno». In buona sostanza «meglio andare da soli insieme a delle liste civiche, poi, in queste civiche potranno tranquillamente prender posto delle persone di area del centrodestra, che rappresentano il centrodestra. Con questo schema vinci il Veneto».
Tosi ha qualche ragione. Come Fitto in Forza Italia. Ma poi si contraddice e finisce con l’avere torto: andando da soli in Veneto, sia pure con l’ausilio delle liste civiche, si perde. Di più, secondo le indiscrezioni, il sindaco di Verona avrebbe addirittura voluto presentarsi contro Zaia, governatore uscente e come tale da ricandidare assolutamente. Una scelta che avrebbe regalato il Veneto ad Alessandra Moretti e al centro-sinistra. Il congresso federale della Lega, per ora, ha messo una pezza.

Cosa può tenere insieme Tosi e Salvini, Fitto e Alfano, Meloni e Fini, Berlusconi e gli altri sei elencati? Forse apparentemente nulla. Eppure qualcosa c’è, se costoro ritengono di appartenere ad un’area di centro-destra e tali si definiscono. Le politiche economiche? Il liberalismo? Il liberismo? Il conservatorismo?

Possono convivere nella stessa coalizione moderati e progressisti, Tea Party e liberalsocialisti, conservatori e libertari, euroscettici e pro euro? Intransigenza imporrebbe una risposta negativa, ma anche in questo caso arriva in soccorso l’esempio repubblicano.
In Usa stanno nello stesso partito i Tea Party come Rick Perry e i moderati come John McCain, i libertari come Ron Paul e i Teocon come Rick Santorum, i Neocon come Donald Rumsfeld e i Paleocon come Pat Buchanan. E ci sono anche i repubblicani “liberal”, di sinistra, come Colin Powell (che però, pur continuandosi a dichiarare repubblicano, ha sostenuto Obama nelle ultime due elezioni presidenziali). Nel magico mondo a stelle e strisce si può essere repubblicani se si è religiosi o atei, se si è pro aborto o contro l’aborto, se si è a favore o contro i matrimoni gay.
In Italia, a causa dei veti incrociati, tutto questo sembra impossibile.
La vera svolta del centrodestra italiano potrebbe essere proprio questa: capire che si può e deve convivere. Come fanno i repubblicani made in Usa.

Riccardo Ghezzi

Riccardo Ghezzi1205 Posts

Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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17 Comments

  • daria Reply

    2 marzo 2015 at 6:58 pm

    la colpa è anche di chi definisce fini e alfano degli infami traditori

    • Sandro Cecconi Reply

      2 marzo 2015 at 9:33 pm

      Mia gentile Signora, vedrà che da domani inizieranno a definire traditore anche Tosi. Tutto normale nella sua assurda anormalità. Sono i c.d. italiani a lasciare campo libero a questi beceri populisti. Mala tempora currunt.

    • marco Reply

      3 marzo 2015 at 12:04 pm

      Perché, chi tradisce il mandato elettorale cos’è: un eroe?

      • daria Reply

        3 marzo 2015 at 4:46 pm

        non hanno tradito nessun mandato. hanno dissentito e per questo sono stati messi alla porta. le voci critiche sono una risorsa se le si sa gestire, aiutano a migliorare. se invece si cacciano tutti quelli che osano criticare, rimangono solo i lecchini, che in quanto tali sono degli incompetenti.

        • giuseppe Reply

          3 marzo 2015 at 10:24 pm

          Fini se ne é andato via sbattendo la porta (la casa di Montecarlo non gli bastava, ambiva a Premier o Capo dello Stato), portando con se un politico che apprezzavo: Benedetto della Vedova. Anche Alfano se ne é andato quando é stata ricostituita Forza Italia.

  • Sandro Cecconi Reply

    2 marzo 2015 at 7:18 pm

    Molto probabilmente, anzi, sicuramente se ciò è accaduto sarebbe opportuno dare un nome e cognome ben noto. Il notissimo egoarca di Arcore.

    Solo per dovere di cronaca.

  • paolo Reply

    2 marzo 2015 at 8:21 pm

    Io credo che solo la consapevolezza della estrema drammaticitá in cui l´Italia sta precipitando possa riunire le diverse fazioni nel nome di pochi, ma essenziali punti programmatici da condividere. Ma , ad eccezione di Salvini, nessuno è interessato ad occuparsene.

  • Sandro Cecconi Reply

    2 marzo 2015 at 9:29 pm

    “Che ne è stato, quindi, del centro-destra originario? L’elettorato si è diviso tra Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia-An, Nuovo Centrodestra, Fare, Lista Civica, Fli, Udc,”

    No Ghezzi, quelli che lei ha elencato sono solo una minimissima parte, tutti gli altri, tra cui io, siamo in una prateria magnifica del pensiero ovvero quella dell’area del non voto, che è normale non fa altro che aumentare.

    La colpa o le colpe? Facilmente comprensibili i veri colpevoli.

  • giuseppe Reply

    2 marzo 2015 at 11:19 pm

    Non vorrei criticare il sig. Sandro Cecconi, ma penso che la colpa sia anche nostra, nostra intesa come elettori: é mai possibile che si continua a votare partitini da uno zerovirgola…, basta. Vorrei analizzare questi vent’anni, dalla prima riforma elettorale: nel 1994 non esisteva la possibilità di avere un grosso partito liberale-conservatore, perché Berlusconi dovette inventarsi due alleanze, una per il Nord ed una per il Sud, con Alleanza Nazionale all’opposizione al Nord, perché Lega Nord non voleva allearsi per le elezioni con AN (“ancora fascisttiiii” a detta loro), dopo le elezioni ci fu un governo che duro’ pochi mesi, non mi soffermo sul perché e sul percome cadde…. Nel 2001-2006 il governo tenne, ma Berlusconi non poté adempiare alla grande Rivoluzione LIberale per via delle opposizioni di AN e UDC (e Tremonti) che in base al loro elettorato, non volevano determinate riforme, governo, adempi’ all’80% delle promesse elettorali (certificato da una Università di sinistra), purtroppo non fece le vere liberalizzazioni, né l’abolizione delle corporazioni, oltre a non effettuare il taglio degli sprechi, alle elezioni del 2006, con una congiuntura economica sfavorevole (nel 2005) il centro-destra perse. Perse anche per via di un partito di centro-destra, fondato da un imprenditore Veneto, Panto, che raccolse circa 96mila voti (partito che si dissolse poco dopo), dispiace che siano stati proprio i miei corregionali a farsi fregare e a regalare la vittoria a mortadella e all’amico del compagneros Marcos.
    Alle elezioni del 2008 si presento’ solo il PdL e Lega Nord + MPA, Berlusconi aveva unificato Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma non gli riusci’ ad amalgamare i gruppi dirigenti. Colpa sua o di altri, non importa, propendo per la seconda ipotesi, visto che Fini, con la promessa di diventare Premier o Capo dello Stato, nel 2010 usci’ dalla maggioranza. Devo dire che gli italiani lo punirono, e fecero bene, alle elezioni del 2013.
    Il carattere un po’ anarchico degli italiani, in concomitanza al protagonismo di politici, fanno si che esiste una moltiplicazione, di simboli, di partiti, di aree politiche, come e peggio della repubblica di Weimar.
    Se Fratelli d’Italia é nata per non futili motivi (mancate primarie del centro-destra), non si puo’ dire altrettanto per altri soggetti.
    Un’ultima considerazione, se non é riuscito il grande comunicatore, con un eccellente capacità di ascolto (e di portafoglio), come il Presidente Berlusconi, chi potrà federare tutti i partiti-partitini? ma soprattutto, con quale programma politico ci si potrà ri-unire? pochi punti essenziali, come economia, difesa dell’italianità (anche intesa come non invasione di veri o falsi immigrati) , ruolo in Europa, ruolo nella NATO, Euro si, no, si ma con BCE banca centrale e unità politica…

    P.S. x Riccardo Ghezzi: mi raccomando bisogna citare tutti -:) PLI (il mio partito fino al 1994) che come i vecchi aristocratici dal passato glorioso potrebbe svolgere ancora un ruolo politico, e Storace con La Destra…. in Italia non mancano né simboli, né gradevole grafia in essi, forse al centro-destra mancano gli elettori…..
    Sempre per Riccardo Ghezzi: Tosi, ha parzialmente ragione, sulle alleanze regionali, come nel Veneto, non vedo come si posso escludere Forza Italia e NCD, che in VEneto stanno governando con Lega Nord e Fratelli d’Italia. Per una alleanza di governo bisognerebbe star cauti su NCD, che sta facendo la stampella alla sinistra-centro. E poi Passera, quello di “Un grande piano di rilancio per l’Italia” del 2011 (innalzamento dell’Iva al 23%, patrimoniale da 85 miliardi, la reintroduzione della tassa sulla prima casa, tassa sanitaria regionale, l’innalzamento al 20% della aliquota sulle rendite finanziarie), anche lui come Fini ambiva a qualche carega….., no né Fini né Passera, Alfano? continua a rivendicare Mare Nostrum!

    • giuseppe Reply

      2 marzo 2015 at 11:23 pm

      forse se cambiassero qualche regola, tipo, nessun finanziamento a chi non prende seggi, o a chi eletto con un determinato partito, poi se ne distacchi e ne fondi un’altro, potrebbe far cambiare idea a qualcuno.

      • daria Reply

        3 marzo 2015 at 4:39 pm

        forse se cominciassimo anche a smetterla di dire che berlusconi ha governato male solo per colpa di altri, ci incammineremmo tutti verso un futuro migliore…

        • giuseppe Reply

          3 marzo 2015 at 10:33 pm

          come in un altro articolo, ribadisco che Berlusconi non ha avuto la forza di distruggere il potere social-ex-comunista tanto in voga in Italia, come le coop, le corporazioni, i catto-comunisti, gli statalisti, i burocrati, ci sarebbe voluta una grande rivoluzione, ma al momento di farla…oops che si mettono di traverso Fini, Casini, e via dicendo. Lotta dura senza paura, lo slogan degli anni ’70, ebbene mi riconosco in Antonio Martino, ma neanche a lui sarebbe riuscito a distruggere il blocco parassitario visto anche la Costituzione (piu’ bella del Mondo…ahhhh che ridere) non permette al Presidente del Consiglio dei Ministri (non Premier o Cancelliere) avere il potere di sciogliere le Camere per far si di avere uno strumento di pressione verso quei parlamentari riottosi o Cavalli di Troia. Si rilegga la Storia recente e troverà un certo Scalfaro (1994), certe magistrature (1194-2015 e oltre), certi sindacati (1994), i girotondi, gauche-caviar, catto-comunisti, un terrorista di nome Giuliani e i suoi sodali, e via dicendo.

          • giuseppe

            3 marzo 2015 at 10:34 pm

            come in un altro articolo, ribadisco che Berlusconi non ha avuto la forza di distruggere il potere social-ex-comunista tanto in voga in Italia, come le coop, le corporazioni, i catto-comunisti, gli statalisti, i burocrati, ci sarebbe voluta una grande rivoluzione, ma al momento di farla…oops che si mettono di traverso Fini, Casini, e via dicendo. Lotta dura senza paura, lo slogan degli anni ’70, ebbene mi riconosco in Antonio Martino, ma neanche a lui sarebbe riuscito a distruggere il blocco parassitario visto anche la Costituzione (piu’ bella del Mondo…ahhhh che ridere) non permette al Presidente del Consiglio dei Ministri (non Premier o Cancelliere) avere il potere di sciogliere le Camere per far si di avere uno strumento di pressione verso quei parlamentari riottosi o Cavalli di Troia. Si rilegga la Storia recente e troverà un certo Scalfaro (1994), certe magistrature (1994-2015 e oltre), certi sindacati (1994), i girotondi, gauche-caviar, catto-comunisti, un terrorista di nome Giuliani e i suoi sodali, e via dicendo.

  • marco Reply

    3 marzo 2015 at 12:03 pm

    E cambiare l’articolo 67 della “sacra” carta che dice: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. In pratica oggi fino al momento “democratico” dell’elezione l’eletto rappresenterà l’elettore mentre dal minuto successivo rappresenterà lo “stato”. Compreso il mercato delle vacche. E la chiamano democrazia …..

    • daria Reply

      3 marzo 2015 at 4:43 pm

      il vincolo di mandato non esiste in nessuna democrazia occidentale.

  • attilio Reply

    4 marzo 2015 at 10:29 am

    Gli italiani non vogliono essere comandati,vogliono comandare anche se non ne hanno le capacita’.Quindi al momento in cui possono entrare in un partito senza poteri decisionali,tutto va bene,ma col passare del tempo si giudicano superiori e quindi in grado di comandare.E qui’ che cominciano le divisioni,non per il bene dei ” SUDDITI” ma per il tornaconto personale.Ed e’ cosi’ in tutte le alleanze politiche,religiose,sportive,sindacali etc.SE NON COMANDO NON SONO NESSUNO!Diceva bene Andreotti “il potere logora chi non ce l’ha”

  • maboba Reply

    5 marzo 2015 at 7:39 am

    L’unica strada sarebbe quella di individuare un programma serio e molto circostanziato di poche cose indirizzate verso la riduzione della spesa e del debito pubblico, unica possibilità per abbassare le tasse, il cui richiamo altrimenti rischia di essere solo pura propaganda. Purtroppo questo cozza contro il persistente statalismo e relativi interessi di alcune componenti, per cui si continuerà a preferire la strada dei litigi e delle risse nominali che ai cittadini non interessano e che quindi continueranno a non votare.

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