La sanità italiana è la terza più efficiente al mondo. L’ennesimo attacco del governo al SSN

Parliamo di sanità nel nostro paese, ma per farlo occorre partire da una doverosa inevitabile e sconvolgente  premessa. Nonostante tutti i tentativi fatti per dimostrarvi il contrario, la sanità italiana è la più efficiente in Europa e la terza al mondo.

Se non credete a questa affermazione chiudete pure e continuate a rimanere convinti che noi Italiani facciamo schifo, siamo i peggiori, i più corrotti… Nessuno sentirà la vostra mancanza. Se invece la pensate differentemente…beh benvenuti.

Qui ci sono dei riferimenti: Sole24Ore, Panorama, Bloomberg e Corriere.

Qui ci sono i dati: OCSE , Circolare Ministero , Associazione di categoria

E allora perché cercano di convincerci in tutti i modi che la nostra sanità faccia così tanto schifo e sia totalmente inefficiente? Ce lo spiega Noam Chomsky

Chomsky

Analizziamo bene e punto per punto.

1) Taglio dei fondi: C’è! I tagli alla sanità si pagano con la salute. Nostra e dei nostri cari. Il problema è che questo lo si capisce davvero solo quando c’è un urgenza e si avrebbe disperatamente bisogno di un posto letto che non c’è…

2) Assicurarsi che le cose non funzionino: Conseguenza di cui sopra, se tagli i fondi alla sanità pubblica nella stessa maniera peggioreranno i servizi e la qualità del lavoro. Oppure mancano posti letto, lunghe attese negli ospedali ecc…

3) La gente si arrabbia: opportunamente fomentata e indirizzata da una certo giornalismo.

4) La consegni al capitale privato: arrivano dei privati magari delle ASSICURAZIONI PRIVATE (tenete a mente questo passaggio che ci torniamo più avanti) e si privatizza buona parte delle eccellenze. Si, eccellenze e la ragione è facilmente intuibile. Chi si vorrebbe comprare un rottame? Nessuno. Ecco, VIVA IL LIBERO MERCATO! (Ironia)

Questo fenomeno ovviamente viene definito: “Lotta agli sprechi, ottimizzazione, razionalizzazione delle risorse” Blablablabla…

Fatto sta che è nei piani del governo, un vero e proprio attacco al S.S.N.

Del resto dopo una già ricchissima sforbiciata:

“è in bozza la cancellazione di 180 prestazioni sanitarie che negli intenti dei nostri attuali governanti passeranno da “Gratuite” a “Pagamento”. Il governo Renzi taglia sulla sanità. 180 (CENTOTTANTA) prestazioni diagnostiche diventano a pagamento per tutti. Coinvolte visite di odontoiatria, genetica, allergologia, tac e dialisi. La novità forte è che, stando a quanto riporta la Fondazione Gimbe, parecchie consultazioni diagnostiche diventeranno a pagamento per tutti, comprese le categorie più disagiate. Le prestazioni identificate sono in totale 180 di cui 35 odontoiatriche, 53 di genetica, 9 relative a Tac e risonanza magnetica, degli arti e della colonna, 2 di dialisi e 4 di medicina nucleare. La somma delle prestazioni di allergologia e di laboratorio (non differenziate) dovrebbe essere pari a 77.”

Ovviamente sono già pronte delle assicurazioni private in stile cooperativo, formula che tanto piace ai sinistri nostrani. La formula è quella della “rana bollita” (si comincia ad introdurre polizze assicurative a cifre non esorbitanti per poi alzarne il prezzo nel corso del tempo).

Dopo essersi arricchiti (ed aver fatto arricchire) sulle spalle di quattro disgraziati migranti, ora si aprono nuovi e remunerativi orizzonti.

E’ la folle idiozia del voler contenere i costi tagliando sui servizi e sulla prevenzione (quindi un’ecografia al seno, magari negativa come verrà rubricata? Non è dato saperlo…) terrorizzando il personale medico, infatti il governo vuole far pagare di tasca loro i medici che segnano analisi superflue.

E’ attualmente all’esame del Senato un emendamento del Governo al Dl Enti Locali che prevede tagli agli stipendi dei medici in caso di prescrizioni inappropriate per visite specialistiche ambulatoriali. Con questo sistema, si prevede un risparmio di circa 106 milioni di euro su una riduzione delle prestazioni stimata nel settore pubblico e privato per un valore tariffario di 192 mln di euro.

Intendiamoci, la malasanità esiste ed è un problema estremamente serio, ma non è tagliando indiscriminatamente i servizi il modo in cui la si deve combattere.

Inoltre non dimentichiamoci che la tanto bistrattata e, a detta di alcuni inefficiente, Sanità Italiana è 3° al mondo per qualità ed efficienza (meglio ripeterlo a scanso di equivoci). Secondo Bloomberg, dopo Singapore e Hong Kong, la sanità più efficiente è quella italiana, perché insieme ad una spesa contenuta unisce un’aspettativa di vita tra le più alte, questo soprattutto grazie ad un esercito di silenziosi EROI che ogni giorno svolgono con estremo impegno ed assoluta dedizione un lavoro tremendamente difficile, spesse volte purtroppo nelle peggiori condizioni possibili.

Qui di seguito un abstract di dati tratti da un recente report OCSE.

Hanno mentito spudoratamente fino all’approvazione, con la complicità dei principali media, ripetendo più e più volte che avrebbero dato un taglio alle prestazioni INUTILI , vaneggiando di medici che prescrivono troppi esami INUTILI  giusto per ammorbare il dibattito con il solito #pubblicobrutto, per poi fare quello che avevano benissimo in mente fin dall’inizio: tagliare TUTTO.

E’ notizia recente che a causa delle lunghe liste di attesa dovute ai tagli nella sanità pubblica, e ai costi proibitivi della sanità privata, nel 47,1% delle famiglie almeno una persona in un anno ha rinunciato ad una prestazione sanitaria. I dati del Censis sono semplicemente drammatici, gli italiani pagano di tasca propria (quindi oltre a numerose e profumate tasse) circa il 18% della spesa sanitaria totale, cioè oltre 500€ procapite all’anno. Inutile girarci intorno la copertura dello stato sociale si è ridotta, e troppi italiani attualmente pagano di tasca propria delle spese che un tempo venivano coperte dal sistema di welfare nazionale.

Bloomberg

Tenetelo a mente. Nonostante tutti i tagli, nonostante tutte le vessazioni e pubbliche crocifissioni. Per questo la domanda che sorge spontanea è una sola: quanti esami medici “inutili” avete fatto nel corso della vostra vita? 

Nessuno.

@KappaRar

 

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6 Comments

  • gbravin Reply

    21 ottobre 2015 at 4:31 pm

    Ho fatto sempre esami mirati, mai a numero. Se avevo male ad un piede, il medico si concentrava su quello, mica mi chiedeva una gastroscopia. Sul fatto che la sanita’ italiana sia la migliore, ho qualche perplessita’ in proposito. Negli anni ’70, la sanita’ britannica usava siringhe in plastica monouso. Qui si usavano ancora quelle di vetro e venivano rese sterili ad ogni uso. Inoltre se siamo tanto bravi, percche’ dobbiamo consultare solo riviste mediche anglosassoni e nessun editore ne stampa bilingue?

    • marco Reply

      22 ottobre 2015 at 3:15 pm

      Mi permetto di farle notare che corre l’anno 2015 e che nel campo della scienza in genere, e quindi anche della medicina, le cose corrono piuttosto veloci; fortunatamente gli ospedali italiani degli anni ’70 sono solo un ricordo di quelli odierni (e immagino lo siano anche quelli inglesi paragonati a quelli attuali). Per quanto riguarda la qualità assoluta è misurabile in vari modi ma di certo l’aspettativa di vita resta complessivamente più alta in Italia a parità di spesa in percentuale sul pil (si veda, ad esempio http://data.worldbank.org/indicator/SH.XPD.TOTL.ZS ). Per quanto riguarda la letteratura, a parte qualche “stranezza” le pubblicazioni di un certo livello siano esse italiane o francesi o tedesche o altro sono scritte e pubblicate direttamente in lingua anglosassone. Questo ovviamente consente uno scambio di informazioni più rapido, migliore comunicazione vista la perfetta corrispondenza dei termini tecnici (non dovendo ricorrere a traduzioni di sorta), maggiore possibilità di verifica dei risultati ottenuti etc.

      • gbravin Reply

        22 ottobre 2015 at 4:55 pm

        Forse sono stato un po’ sintetico. Il divario tra Itaalia e GB c-era negli anni ’70 ma c’e’ anche oggi vesto che nella tabella da lei segnalata, spendono mediamente l’1% in piu’ di PIL. Ovviamente la misura dell-aspettativa di vita si misura analizzando diversi parametri, ma anche la genetica ha la sua parte. Il Giappone e’ al pari dell’Italia, ma se guardiamo al giappone sono stati chiusi verso influenze esterne fino ad un paio di secoli fa, differente cultura e alimentazione. A proposito di quest’ultima mi viane da sorridere quando sento “dieta mediterranea”. Uno sloveno, francese, Medio Orientale o nordafricano hanno una dieta diversa dalla nostra. Le do ragione che certi termini sono anglosassoni, ma nello stesso testo scientifico puo’ trovare parole latine (mai tradotte)….

  • Carlo Lauletta Reply

    21 ottobre 2015 at 11:33 pm

    Quattro osservazioni eterogeneri.
    1) L’eccellenza della sanità italiana (nonostante le liste di attesa) risulta obiettivamente dalla longevità della
    popolazione (determinata anche da altri fattori, certamente): per quella degli uomini siamo superati solo da Principato
    di Monaco, San Marino, Andorra e Islanda; per quella delle donne, da Andorra e Principato di Monaco, Giappone e
    San Marino.
    2) I nostri governanti hanno inventato il concetto di esame medico inutile per motivare la riduzione delle prestazioni sanitarie pubbliche. Essi sanno di dover ubbidire, per mantenere il posto, alle superpotestà che dominano praticamente il mondo
    intero. Queste potestà sono le stesse che promuovono l’immigrazione selvaggia. Andandosi a prendere masse di africani
    sulla battigia della costa libica o negandosi una tac, si persegue la stessa finalità: il collasso dello stato sociale.
    3) In questa prospettiva, vogliono che ci consegniamo alle compagnie assicuratrici. Senonché, oltre al SSN e alle
    assicurazioni private, esiste una terza possibilità, che mi permetto di far presente ai lettori. Questa possibilità è
    la seguente: in linea di principio, affidarsi alla sanità pubblica; in caso di necessità (o che a noi sembra tale),
    pagare di tasca propria, col denaro risparmiato non assicurandosi, come si fa per le cure odontoiatriche (È più
    semplice, non ci sono incombenze burocratiche fastidiose massimamente quando si è malati, non si soffre l’ansia
    del dubbio se l’assicurazione pagherà davvero o addurrà qualche pretesto per defilarsi).
    4) Il fatto che questo articolo compare su una testata che si dichiara tutt’altro che bolscevica conferma che da
    tempo destra e sinistra si sono scambiati i posti.

  • luciano tanto Reply

    22 ottobre 2015 at 1:59 am

    errore di fondo. sarebbe che quando statale, funziona, privata, mai. piú ideologia che ragione.

  • Riccardo Reply

    23 ottobre 2015 at 6:17 am

    Qui Chomsky sulle privatizzazioni.

    https://youtu.be/UikhLJNLFK4

    Consideriamo la reazione rabbiosa dei cittadini e inseriamola in un contesto, quello italiano, in cui l’ondata privatizzatrice degli anni ’90 ha già dispiegato i suoi effetti (la più ingente per dimensioni e rapidità di esecuzione che un paese occidentale abbia mai praticato): a fronte di promesse di maggior efficienza e trasparenza, più investimenti e concorrenzialità delle tariffe sul mercato (promesse tutte ideologiche ma spendibili durante la sbornia liberista da “fine della Storia” che permeava l’epoca), i risultati sono sotto gli occhi, e le tasche, di ogni italiano. In breve, al pari di tutti gli altri paesi in cui i governi abbiano privatizzato asset strategici per l’interesse pubblico nazionale, sono state un totale fallimento. E i cittadini lo sanno.

    Oggi l’unico argomento spendibile per giustificarle, pompato da incessanti “campagne di comunicazione istituzionale”, rimane lo spauracchio del debito pubblico. Non più una promessa, ma una minaccia. “Alleviare le future generazioni dall’insostenibile peso del debito pubblico” (colpevolizzazione degli italiani che “hanno vissuto al disopra delle proprie possibilità”) e purgare “la pubblica amministrazione pervasa dalla corruzione” (arma di distrazione di massa finalizzata al divide et impera) sono i due mantra che caratterizzano il frame dominante.

    Peraltro, in regime di pareggio di bilancio e nella cornice dei Trattati europei, il miraggio dell'”abbattimento del debito pubblico” attraverso le privatizzazioni (assurdo solo considerando le proporzioni in gioco) passa inevitabilmente attraverso l’obliterazione delle istituzioni poste a presidio della Costituzione [1]. Fatica che risulterebbe comunque superflua se a trarre beneficio dal combinato disposto di Italicum+”Senato alla cartè” fosse il Listone Unico €uropeista attualmente in gestazione (benedetto, al solito, dal monarca evanescente di stanza al Quirinale) [2].

    In ogni caso, a prescindere dal metodo propagandistico scelto, la necessità di convincere gli elettori per raccoglierne il consenso rimarrebbe un cruccio di facciata. Se gli ultimi cinque di fine repubblica non hanno dimostrato a sufficienza quali e quanti siano i modi per “mettere al riparo dal processo elettorale” (cit. Mario Monti) le “riforme impopolari e non più rinviabili”, allora possiamo ben salvare le apparenze, e continuare a credere di vivere in una democrazia costituzionale.

    [1] Come esposto da Vladimiro Giacché nel recente “Costituzione italiana contro trattati europei” (e prima ancora da Luciano Barra Caracciolo), è appena cominciato il conflitto insanabile tra i principi fondamentali della Carta (nonché gli strumenti con cui ne persegue la realizzazione pratica) e le scelte di politica economica conseguenti al mostro giuridico introdotto con la legge di modifica costituzionale degli art. 81-97-117-119. Le recenti sentenze della Consulta in materia di pensioni (sì alla retroattività) e retribuzioni nel settore pubblico (no alla retroattività) dimostrano una pericolosa ambiguità che andrà sciolta al più presto. Ambiguità che da parte governativa non esiste: non solo a parole, ma negli atti ha già dichiarato guerra.

    [2] A norma di legge il governissimo avrebbe i voti parlamentari per nominarsi il Presidente della Repubblica, e nella peggiore delle ipotesi potrebbe persino disporre di una maggioranza qualificata in seno alla Corte (di certo non mancherebbe la scelta tra i giudici conformi al nuovo assetto costituzionale). Ancora una volta verrebbero salvate le apparenze, a scapito della democrazia sostanziale.

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