La Sicilia sta per diventare la base più importante della NATO?

060315sigonella (1)“L’alleanza era pronta a consigliare il governo libico in materia di difesa e sicurezza, il deteriorarsi della situazione nel paese potrebbe determinare nuove minacce alla sicurezza europea. Ciò richiede una difesa costante ed una sorveglianza massiccia”.
Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, in visita a Roma giovedì scorso, ha affermato che l’Alleanza prevede di rafforzare la sua capacità di intelligence, utilizzando a partire dal prossimo anno, i droni rischierati nella base aerea di Sigonella, in Sicilia.
“La NATO ha agito dietro mandato delle Nazioni Unite per proteggere i civili e garantire il rispetto della No Fly Zone imposta sulla Libia durante il regime di Muammar Gheddafi. La missione si è conclusa nell’ottobre del 2011. Adesso la situazione è fuori controllo, con due governi separati e diversi gruppi armati, tra cui alcuni affiliati allo Stato islamico”.

Stoltenberg ha poi ammesso che “sarebbe stata necessaria una maggiore presenza internazionale in Libia dopo la caduta del regime e che la NATO è sempre stata disponibile ad aiutare il paese”.
“Quello che sta avvenendo in Libia così come il conflitto in Ucraina è l’ennesima dimostrazione che sono necessari cospicui investimenti per garantire quella capacità di auto-difesa e pronto intervento, venuta meno con la fine della guerra fredda, con la riduzione dei tagli nella Difesa. Il mondo è cambiato. Abbiamo visto le nuove minacce e le nuove sfide. In Ucraina, abbiamo fatto rispettare il cessate il fuoco ed abbiamo chiesto alla Russia di ritirare le armi pesanti schierate. La Russia ha trasferito negli ultimi mesi più di mille sistemi d’arma tra carri armati, artiglieria ed aerei. Dovranno ritirare il loro esercito e smettere di sostenere i separatisti. Qualsiasi tentativo di espandere ulteriormente il territorio in mano ai separatisti sarebbe una chiara violazione del cessate il fuoco. E sarebbe inaccettabile per la comunità internazionale”.

Il ruolo di Sigonella
Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha menzionato Sigonella, ma non ha parlato del programma AGS.
Proviamo ad esporlo brevemente. Sigonella, in Sicilia, è il cuore dell’Alliance Ground Surveillance, probabilmente il più importante asset della NATO per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Joint Intelligence, Surveillance e Reconnaissance – JISR).
La base siciliana otterrà la Capacità Operativa Iniziale nel 2017 con Full Operational Capability nel 2018 (anche se Stoltenberg ha parlato di operazioni già dal prossimo anno).
L’AGS è composto da due segmenti: quello aereo basato sulla piattaforma robotica Hale (High-Altitude Long-Endurance Unmanned Aircraft System) Globak Hawk RQ-4 Block 40 e quello a terra a cui è demandata sia la capacità di controllo della missione che l’analisi, distribuzione ed archiviazione dei dati.
Sigonella, quindi, ospiterà sia il MOS o Mission Operation Support che l’Air Vehicle Missions Command and Control (AVMC2), compreso l’intero apparato logistico.

Il primo contractor del programma AGS è la Northrop Grumman che ha firmato nel maggio del 2012 un contratto da 1,7 miliardi dollari per una flotta di cinque Global Hawk con radar MP-RTIP. Il team industriale primario comprende EADS Deutschland GmbH (Cassidian), Selex Galileo e Kongsberg, ICZ, AS, Retia, AS, Aktors OÜ, Komerccentrs DATI grupa, Elsis LTD., Konstrukta-Difesa, AS, COMTRADE DOO, Bianor, Technologica, ZTA dC, SELEX ELSAG, Elettra Communications, UTI Systems e SES. Le 15 nazioni partecipanti sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti. Tutte le 28 nazioni dell’alleanza sosterranno il programma a lungo termine.

Il segmento aereo del programma AGS si baserà sul drone RQ-4, in grado di volare ad altitudini massime di 60.000 piedi per più di 32 ore a velocità prossime ai 340 nodi, ben al di sopra dello spazio aereo occupato dal traffico commerciale.
L’RQ-4 può operare a duemila miglia nautiche dalla sua base operativa principale. E’ ritenuta la migliore piattaforma robotica esistente per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione in grado di sorvegliare in un solo giorno centomila chilometri quadrati di terreno.
Il radar ad apertura sintetica ad alta definizione MP-RTIP, è in grado di rilevare e tracciare ogni oggetto a terra e missili da crociera a bassa quota.
In tema di interoperabilità con i sistemi della NATO, non si può non menzionare il MUOS della US Navy, sistema tattico a banda stretta di nuova generazione di comunicazione via satellite tra le forze Usa in movimento.

Il MUOS è stato progettato per fornire ai militari maggiori capacità di comunicazione rispetto ai sistemi esistenti. I quattro satelliti (più uno di riserva) MUOS in orbita geostazionaria, sono dotati di Code Division Multiple Access a banda larga (WCDMA), con una velocità di trasmissione 16 volte maggiore rispetto l’attuale sistema satellitare Ultra High Frequency (UHF).
Ogni satellite MUOS è pienamente compatibile anche con le precedenti frequenze utilizzate così da assicurare una transizione fluida nella tecnologia WCDMA, mandando in pensione il sistema UFO (UHF Follow-On).

Le quattro stazioni di terra sono associate ad un satellite. La prima sorge presso l’Australian Defence Satellite Communications Station, a Kojarena, circa 30 km a est di Geraldto. La seconda a Niscemi, a 60 km dalla Naval Air Station di Sigonella. La terza nella Virginia sudorientale e la quarta nelle Hawaii.
Sarebbe corretto affermare che Sigonella, tra pochi mesi, diverrà una delle basi principali della Marina degli Stati Uniti e certamente la più importante della NATO.

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Franco Iacch per Difesaonline

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3 Comments

  • Federico Trovò Reply

    6 marzo 2015 at 11:56 pm

    HAHAHAHAHA!!!!
    …e mentre l’AGS, il JISR, l’HALE, il MOSS, l’MPRTP, l’RQ4, il MUOS, il WCDMA, e tutto il resto della compagnia cantante vigilano alacremente, il cavallo di troia passa indisturbato. O meglio, passa SCORTATO dalla Marina Militare Italiana!
    HAHAHAHAHA!!!

    • Vittoria Reply

      7 marzo 2015 at 2:05 am

      Esatto…

  • gbravin Reply

    7 marzo 2015 at 7:46 am

    Agli USA fa molto comodo la Penisola Italiana, come gigantesca portaerei protesa nel Mediterraneo e tuttavia facilmente raggiungibile via terra dal Centro e Nord Europa.
    Gli F35, che sono tanto ansiosi a venderci, sono abilitati al bombardamento nucleare. Tuttavia, le bombe nucleari vengono custodite dagli americani nelle basi di Ghedi ed Aviano (a detta loro). Gli USA stessi, ammettono che la versine navale degli F35, subirà ritardi nei collaudi. La versione che più interessa l’Italia. Gli stessi USA, incensano gli F35, però non esitano ad utilizzare F4-Phantom, usciti di produzione nel 1980 (35 anni fa). Gli F4, in Usa sono usati dalla USAF, Navy e Marine Corps, in Europa dalla NATO in Germania e Turchia. Quando le loro basi non servono più, vengono dismesse e lasciate piene di materiali inquinanti, come La Maddalena, base radar Toscana etc.

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