La spesa per i migranti è triplicata

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Magari saranno glaciali, ma i numeri, si sa, non tradiscono mai. E ci danno uno spaccato di quanto costa l’accoglienza ai migranti nel nostro Paese e, soprattutto, qual è il quadro, per nulla felice, in prospettiva. È tutto scritto nelle tabelle del Documento programmatico di Bilancio del Mef. La cifra impiegata nell’accoglienza nel 2015 è di 3,3 miliardi, sfiorando l’aumento del triplo rispetto a quanto speso nel lasso di tempo 2011-2013, quando si arrivò a 1,3 miliardi. Anche i contributi europei sono aumentati, partendo da 84,7 sono arrivati a 120 milioni. Andando nel dettaglio, voce per voce, la percentuale maggiore di spesa è ricoperta dalle strutture di accoglienza (53,6%), in crescita di 10,6 punti rispetto al biennio 2011-2013. La spesa per i soccorsi in mare varia poco, dell’1,5% (dal 25,1% del 2011-2013 al 26,6 di quest’anno). Cala invece decisamente il quantum destinato per sanità e istruzione, dal 31,9% al 20%. Quanto al costo individuale, si va dalla media di 32,5 euro quotidiani, che salgono a 35 per i rifugiati e richiedenti asilo e addirittura a 45 per i minori.

Quel che colpisce di più, però, è lo scenario in previsione. Qualora infatti il trend degli arrivi nelle nostre strutture dovesse, nel prossimo biennio, seguire il ritmo di quello precedente, allora la spesa supererebbe i 4 miliardi nel 2016. E al momento, l’indice non subisce significative modifiche. Se nel 2014 gli sbarchi in Italia sono stati 170 mila, a settembre di quest’anno eravamo a 136 mila. Facile, dunque, definire probabile lo sforamento dei 4 miliardi per l’anno prossimo. Senza contare, poi, tutti i costi difficilmente quantificabili concernenti l’impatto sociale di arrivi senza alcun criterio nel tessuto territoriale del nostro Paese. A tutto questo si lega inevitabilmente la cornice politica, che riguarda sia le strategie dell’ Unione Europea, sia il ruolo ricoperto dall’Italia all’interno di essa.

Sotto entrambi i profili, nulla di buono. In questi giorni è emerso ben nitido il rischio di quanto il piano di ricollocamenti, appena partito, si sia praticamente già arenato. L’ultimo aggiornamento, a venerdì, parlava di come soltanto 9 Paesi abbiano messo a disposizione posti di accoglienza e oltretutto, andando nel dettaglio, emerge ad esempio come la Lituania abbia dato la disponibilità solo per 4 posti. Allo stesso modo, scarseggia il personale comunitario di Frontex che dovrebbe essere dislocato negli hotspots. Anche qui, le richieste dell’Agenzia europea sono cadute in gran parte nel vuoto. Intanto, ieri in Grecia si è verificata un’altra tragedia, con una donna e due bambini annegati e altre 7 persone disperse per il naufragio di un barcone con a bordo 63 persone al largo dell’isola di Lesbo. Inoltre i cadaveri di 29 migranti sono stati ritrovati sulle spiagge libiche ed altri se ne potrebbero ancora trovare dopo l’affondamento del barcone su cui tentavano di arrivare in Europa. E sempre ieri, all’ora di cena, si delineava il nulla di fatto per il vertice voluto dal presidente Juncker a Bruxelles per affrontare il problema della rotta balcanica. Summit a cui (e qui entriamo nel secondo profilo, quello del ruolo italiano), si segnalava l’assenza di una nostra delegazione.

«L’Italia non è direttamente coinvolta», aveva precisato venerdì il portavoce dell’Esecutivo europeo, Margaritis Schinas. Peccato che proprio la Slovenia, popolata da appena due milioni di abitanti, negli ultimi giorni sia sottoposta ad una pressione enorme, in termini di arrivi. Tra la giornata di sabato e la serata di ieri nel Paese sono arrivate quasi 12 mila persone (poco inferiore, 11.500, è la cifra di quante ne sono giunte in Croazia più o meno nello stesso lasso di tempo). E nell’ultima settimana gli arrivi totali, sempre in Slovenia, sono hanno superato le 66 mila unità. Il Presidente della Repubblica, Borut Pahor ha dichiarato, ieri sera, che il Paese «non può diventare una sacca del problema migratorio nel caso la Germania e l’Austria si decidano a chiudere i confini». Il contesto, dunque, rende chiaro come il confine con il Friuli possa essere in breve tempo pienamente chiamato in causa.

Insomma tutto è, come sempre, preoccupante. Anche se c’è chi si accontenta di poco. È il caso il Ministro dell’Interno Alfano, che ieri sul sito di Ncd ha rivendicato i riconoscimenti ricevuti al congresso del PPE di Madrid dal Segretario generale Lopez e dal commissario europeo per l’immigrazione Avramopoulos per il ruolo svolto dall’Italia nel fronteggiare la crisi dei migranti. «Parole autentiche e generose» le ha definite Alfano. Certo, sono gratis!

[Fonte: Pietro De Leo, Il Tempo]

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