La storia di Nosheen: rischiò la vita per difendere la madre lapidata dal padre musulmano

ButtNosheen Butt, che adesso lavora come badante e sta cercando di ricostruirsi una vita, ha ricevuto la cittadinanza onoraria del capoluogo emiliano e  la cittadinanza italiana per meriti speciali. La cerimonia si è tenuta nella mattinata di lunedì 21 dicembre presso la Prefettura alla presenza delle autorità cittadine, in occasione del tradizionale scambio di auguri per le Festività di fine anno e della consegna dei Diplomi delle Onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana riconosciute a cittadini modenesi dal Presidente della Repubblica (nella foto, Nosheen riceve il riconoscimento dalle mani del Prefetto Michele di Bari).

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, nell’annunciare la decisone del Consiglio dei Ministri, di riconoscere la naturalizzazione di Nosheen si è detto “… onorato di avere come cittadina italiana una ragazza che ha resistito alla violenza con la fierezza di una donna che sa ribellarsi” ed ha sottolineato come la ragazza “…desiderava essere come noi, essere libera nella scelta del marito e nella scelta di mare. Ha resistito, è riuscita a sopravvivere… e da oggi è una ragazza italiana.”

L’episodio che sconvolse la vita di Nosheen, avvenne il 3 ottobre 2010 a Novi di Modena. Allora la ragazza di origine pakistana aveva 20 anni, voleva vivere “all’occidentale” e non voleva subire un matrimonio combinato. Così sono iniziate le violenze da parte del padre e del fratello, continuate fino al tragico epilogo: la madre, Shahnaz Begum, 46 anni, cercando di difendere la figlia, fu uccisa a colpi di mattone dal marito, Khan Butt, 53 anni. Venne praticamente lapidata.

Nosheen, che a sua volta cercò di difendere la madre, per ordine del genitore fu picchiata a colpi di spranga e ridotta in coma dal fratello Umair, 19 anni. In seguito padre e figlio vennero condannati l’uno all’ergastolo e l’altro a 20 anni di carcere – ma il ragazzo ha ricevuto il perdono della sorella –.

Nel processo contro i due, che riprenderà il 10 gennaio a Bologna, si era costituita e rimane parte civile l’Associazione delle Comunità delle Donne Marocchine in Italia (ACMID-DONNA), presieduta da Souad Sbai, oggi esponente della Lega Nord. Quest’ultima è stata anche presente alla cerimonia di consegna della cittadinanza a Nosheen, durante la quale ha dichiarato che la 25enne è “la nostra Malala, la Malala italiana, ma quando questo succede in Italia purtroppo queste donne spesso vengono dimenticate”.

“Finalmente dopo tanto tempo e anche grazie all’interessamento della nostra associazione è arrivata questa cittadinanza – ha proseguito Sbai – una cittadinanza che non ha seguito procedure anomale e che non le è stata certo regalata ma che era dovuta, perché Nosheen è una ragazza nata e cresciuta in Italia, parla perfettamente l’italiano e partecipa alla vita sociale ed economica del Paese ma vive nella paura, nella clandestinità. Nosheen ha rischiato la vita per la libertà: tutte le persone che si occupano di violenza sulle donne dovrebbero prendere questa ragazza coraggio come riferimento. Molte donne purtroppo non hanno avuto la possibilità di essere coraggiose perché sono state uccise: lei è stata salvata dall’autodeterminazione”.

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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