La triste parabola di Renzi, l’ex rottamatore ora ridotto a sgradito yes-man della Merkel

unnamedCapita andando in giro per il mondo di ritrovarsi in imbarazzanti situazioni in cui si farebbe di tutto pur di non farsi riconoscere come italiani, di prendere le distanze da connazionali prepotenti, arroganti, presuntuosi e maleducati che per un nonnulla sbraitano e gesticolano come degli esagitati, che argomentano, recriminano e protestano pure quando hanno torto marcio. Ieri, questa fastidiosa ed umiliante sensazione che suscita il simulare la “non apparteneza alla razza italica” non l’abbiamo avvertita stando in fila di fronte ai cancelli degli Universal Studios di Orlando o di Hollywood, nè per salire sulla Tour Eiffel a Parigi o sulla Statua della Libertà a New York, ma in casa, mentre comodamente abbandonati sul divano c’è saltata in mente l’insana idea di seguire in streaming alla TV tedesca le dichiarazioni rilasciate alla fine del loro bilaterale dal duo Merkel – Renzi. Questi parlava in italiano, ma era tradotto in simultanea in tedesco da una interprete, mentre ovviamente la Merkel parlava con la propria voce. Ebbene, l’unico elemento di distinzione nelle affermazioni dei due era il timbro di voce della Merkel differente da quello dell’interprete, perchè per il resto, quello che dicevano era perfettamente identico.

L’intervento di Renzi è durato un paio di minuti, nel corso dei quali ha pronunciato, con una confidenzialità rozza ed assolutamente ingiustificata, e per almeno 16 volte, il nome della cancelliera, alla tedesca, “Anghela” con la g gutturale, alla quale si rivolgeva per farci sapere che “con Anghela avevano concordato questo, con Anghela s’era parlato di quello, con Anghela abbiamo considerato che…” Ma il culmine del suo intervento di fracchiana memoria il sempre più baroccamente rotondetto putto fiorentino l’ha raggiunto quando ha detto :”Noi s’è fatto tante riforme, una l’abbiamo “hopiata” dal modello loro (della Germania, ndr), Anghela lo sa, quella della scuola, ma sulla flessibilità del lavoro s’è fatto meglio di loro, Anghela lo sa”. Per Renzi Anghela sa sempre tutto, pure quanto quotano oggi i carciofi al mercato agricolo di Cerignola. Poi, in chiusura, giù a dar botte sulla Grecia, con Renzi che ha ribadito, ovviamente sposandolo supinamente ed acriticamente, il concetto della Merkel che il referendum greco sia un errore.

Avallato da un succube Renzi questo da un lato non ci sorprende perchè corrisponde al perfetto allineamento alle posizioni della cancelliera. Dall’altro ci suona come un conflitto di interessi, perchè concepire la libera espressione della volontà popolare non è un concetto familiare per chi fa il premier senza nessun mandato popolare, ma solo per autodesignazione dopo essersi impossessato della segreteria del partito con un raid da notte dei lunghi coltelli. Quindi, quella dell’errore del referendum greco pare una affermazione pro domo sua: “O grulli, ma ‘un lo vedete che pure l’Anghela lo dice che’l voto non serve? E allora che andate cercando co’ ‘sta storia del premier abusivo?” Stavamo quasi per dimenticare di riferire, per chi non ha seguito la TV, che al termine delle rispettive dichiarazioni, Renzi s’è precipitato a tagliare la strada ad Anghela, quasi a volerla bloccare. Dopo di che le ha sorriso, ha spalancato le braccia come manco l’uomo vitruviano di Leonardo, e l’ha stretta a sè, con delicata decisione per poi gratificarla di due casti bacini sulle guance, manco fosse la sua mamma. Ora, a questo punto, crediamo sia chiaro a tutti perchè quando c’è Renzi in giro si fa finta di non riconoscerlo e ci si vergogna di essere italiani, mentre si è orgogliosissimi di esserlo se si parla di Ferrari, Valentino, Michelangelo o di parmigiano.

Ormai Renzi è divenuto l’ombra della Merkel. Tutto quello che dice la cancelliera va bene, è oro colato, sono le Tavole della Legge discese sul Sinai. Noi lo abbiamo definito yes-man, termine che ha come sinonimi galoppino, tirapiedi, leccapiedi o lecca altra parte anatomica assai meno gloriosa dei piedi, sinonimi che però noi non abbiamo usato. Poi diteci che non siamo buoni. Era partito deciso e determinato lancia in resta all’assalto dell’Europa che manco Don Chisciotte della Mancia, anzi, pardon Don Quichotte perchè adesso lui parla italiese, crasi di italiano ed inglese, e s’è ritrovato a fare il maniscalco della cavalcatura della ferrea teutonica. La quale, detto tra noi, lo disprezza e non se lo fila visto che quando le serve una mano chiama sempre Hollande, mentre Renzi non lo chiama
mai, a meno che non si parli di immigrazione. “Basta col rigore – tuonava – è arrivata la stagione della crescita. Nel semestre italiano di presidenza gliela faremo vedere noi”. L’abbiamo vista. Renzi è talmente sprovveduto da non comprendere nemmeno una cosa banalissima. Se vuoi cambiare il sistema da dentro, devi pretendere l’assegnazione all’Italia di un ruolo che attiene alla definizione delle strategie di fondo dell’euroeconomia e dell’eurofinanza, non il ministero del turismo last minute.

Invece lui ha fatto le barricate sul nome della Mogherini per farle affidare gli Affari Esteri della Comunità. Risultato: totale esclusione dell’Italia dalle strategie economiche monetarie e finanziarie dell’eurozona, e nessuna politica estera della comunità. L’Isis ammazza centinaia di persone in tre continenti, tutti in Eurolandia hanno detto qualcosa nel merito del terrorismo, solo la Mogherini è stata zitta e non ha avuto nulla da dire. E qual è la politica estera dell’Europa nei confronti dell’Iran, della Libia, della Russia, della Cina, dell’India, degli Usa, dell’immigrazione clandestina e della piaga del terrorismo? Ora che dipende dai renziani non si sa. Ma quando Don Chisciotte pontificava dalla Leopolda esponendo le cento tesi del Big Bang su questi argomenti ne aveva di cose da dire il Renzi, altrochè se ce ne aveva. Poi però s’è dimenticato tutto, mannaggia, proprio adesso che fa il premier e tutte quelle “grandi idee” gli sarebbero d’aiuto per combinare qualcosa di utile per il Paese, porcaccia l’oca. Però prima ‘ste cose le sapeva…

E’ evidente che il soggetto soffre della sindrome di Fantozzi, che lo rende disponibile a pronarsi di fronte a personaggi di cui avverte la superiorità politica, culturale o carismatica, pensando che il suo servilismo e la sua incondizionata disponibilità a qualsiasi richiesta, poi gli possano far conseguire ipotetici vantaggi personali, qualche gratifica qui e là – inclusa la remota possibilità che qualcuno lo prenda sul serio come politico – e la possibilità, prerogativa di pochi eletti, di vivere una condizione nella quale vengano a mascherarsi i propri limiti, le proprie incapacità a fare, il terrore di sbagliare grossolanamente di fronte a tutti rivelando la propria pochezza. Renzi non ha nulla da offrire alla politica, in contrapposizione ad una capacità dialettica che gli va invece riconosciuta e che lo rende maestro nel vendersi bene. Dietro la maschera da decisionista però non c’è niente.

E’ un personaggio da avanspettacolo, un ciarliero imbonitore, quello che con felicissima ed efficace intuizione qualcuno ha definito il Wanna Marchi della politica. Lui è bravo ad assimilare quello che ascolta in giro da quelli che ritiene più bravi di lui, l’FMI, l’Europa, persino da Obama, se lo fa spiegare dalla Serracchiani e da Padoa Schioppa, ne parla con la Mogherini, metabolizza idee altrui, le elabora e le ripropone come sue, ma spesso senza averle capite bene neanche lui. Il che spiega le innumerevoli marce indietro che hanno caratterizzato la sua in-attività politica. Dalla riforma della scuola a quella del Senato, da quella delle Province a quella inutile sulla corruzione è stato tutto un ripiegare all’indietro, un riposizionarsi su quello che dicono quelli che gli paiono i più bravi ed esperti di lui. Lui dice una cosa fingendo di averla meditata, poi scruta con circospezione la reazione degli interlocutori e poi, in base a questa, corregge il tiro, riprendendosi, precisando meglio, sino al fatidico ed immancabile: “Non mi sono espresso bene, ma tu ed io stiamo dicendo la stessa cosa”. E’ con questo modo di fare che il rottamatore all’assalto del rigorismo mitteleuropeo s’è ritrovato confuso tra quelli che il rigore continuano ad imporlo. Quelli che fanno come lui in genere vengono definiti con un bruttissimo termine: collaborazionisti. Un collaborazionista come lo sono stati Monti e l’ex Capo dello Stato, tanto per non tornare troppo indietro nel tempo.

Renzi non ha fatto la Spending Review perchè Carlo CottarellI se ne è andato all’FMI visto che nessuno se lo filava e mancando lui non c’è nessuno nel governo ne capisca qualcosa: ergo, riforma tombata. Gli immigrati prima li voleva accogliere, poi s’è reso conto che ce li stavano scaricando tutti a noi con navi inglesi, norvegesi e persino belghe. Ha preso in giro i pensionati, i disoccupati giovani e quelli anziani, i sindacati, l’imprenditoria, i pubblici dipendenti, le categorie professionali, insegnanti e studenti. E’ un millantatore che si è impegnato a fare cose che non sarà mai in grado di fare. Ieri ci ha colpito profondamente la riflessione di un noto imprenditore, uno di quelli che hanno fatto conoscere il made in Italy in giro per il mondo, Diego Della Valle.

Dopo avere affermato che l’unica attività di cui Renzi sembra preoccuparsi è quella di andare in giro a raccontare “state sereni che tutto va bene”, l’imprenditore marchigiano ha sottolineato: “Renzi può dire quello che vuole, ma a noi del mondo del lavoro la realtà appare ben diversa da quella che tenta di farci apparire il premier. Del resto – ha aggiunto – per fare il presidente del consiglio ci vogliono capacità, ma anche applicazione, attenzione, concentrazione a tempo pieno sui problemi, perchè non è che sta a scuola e fa prima un compitino, poi gioca e poi ne fa un altro. Ma se Renzi passa la giornata in elicottero, inaugurando una scuola, poi in aereo, poi un’intervista alla stampa, poi un salto ad un seminario sulle rose, poi la sera in tutte le TV di stato, ma quando lavora, mi chiedo io, quando la trova la concentrazione per fare il suo lavoro di premier?” E’ quello che ci chiediamo anche noi, anche se comprendiamo che per Renzi questo è un non problema. La sua è una scelta, quella di apparire, e non di essere. Libero lui di farla, ma altrettanto liberi noi di mandarlo a casa e restituirlo il prima possibile alla Leopolda con la Serracchiani, la Mogherini, Padoa Schioppa e tutto il codazzo di servitori del servitore. Finchè si limita alle chiacchiere alla Leopolda non fa danni a nessuno.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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1 Comment

  • gbravin Reply

    5 luglio 2015 at 2:21 pm

    Vi quoto:
    “…ma altrettanto liberi noi di mandarlo a casa….”
    Come si fa?
    Ci è stato IMPOSTO….

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