L’assordante silenzio del Colle sul governo fai-da-te di Renzi. Ma chi tutela la Costituzione?

RENZI PUNTA SU MATTARELLA, IL NOME RICOMPATTA IL PD“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna”. Nello struggente canto di un “pastore errante per l’Asia”, un malinconico e vagamente crepuscolare Leopardi si interroga sul ruolo della luna, paragonando la sua esistenza a quella di un pastore asiatico. Parafrasando l’incipit della celeberrima ode del poeta recanatese, noi siamo qui di giorno ad interrogarci sul ruolo dell’attuale Presidente della Repubblica (PdR) italiana: “Che fai tu, lassù sul Colle, dimmi, che fai, taciturno e assente?” C’è un Presidente del Consiglio (PdC) che ne sta combinando di tutti i colori, con una condotta che oscilla paurosamente tra l’illegalità anticostituzionale e l’irresponsabilità infantile, che usa il Parlamento come se giocasse col joystick alla PS4 o l’Xbox, che ignora sistematicamente i richiami della Ue, della Banca d’Italia, dell’Ocse, della Corte Costituzionale, degli alleati e delle opposizioni, persino quando queste osservano comportamenti costruttivi, assume atteggiamenti arroganti e dittatoriali, prende sistematicamente in giro gli italiani, ma nessuno interviene, nessuno ha qualcosa da ridire, nessuno si indigna. Tace il Colle, e di lassù c’è chi invece di vegliare, passa il tempo ad interrogarsi sulle orbite celesti, che anzichè svolgere il suo ruolo esclusivo ed irrinunciabile di nume tutelare dei principi sanciti dalla Costituzione e di supervisore super partes delle azioni dell’Esecutivo, sta alla finestra a rimirar le stelle.

Già, la Costituzione, le tavole delle leggi e delle regole della democrazia che sono sempre d’attualità, inopponibili, indiscutibili e degne di ogni doveroso rispetto quando a governare sono gli altri, ma che possono essere riposte in una polverosa soffitta quando a governare è la sinistra, specie nella versione ignorante, spocchiosa, rozza, arrogante, dispotica, strafottente, incapace, corrotta e clientelare proposta dal putto fiorentino, uno che come Peter Pan non cresce mai, che fa le cose per gioco e gioca a fare le cose, e che crede di essere arrivato sull’Isola che Non C’è, invece che a Palazzo Chigi. Ma nessuno interviene per cui Renzi ha tutte le ragioni, dal suo punto di vista che gli offre un orizzonte poco più lontano della punta delle sue scarpe, di ritenere di essere nel giusto e di stare facendo tutto, ma proprio di tutto, per risolvere i problemi degli italiani, mentre li sta ulteriormente affossando.

Se non ci fosse la derelitta Grecia sul fondo a farci da cuscinetto, l’Italia sarebbe ultima in tutte le graduatorie socio-economiche della Ue, persino superata da quei Paesi come l’Irlanda, la Spagna ed il Portogallo che solo un paio d’anni fa sembravano dover scomparire dalla mappa geopolitica europea, inghiottiti nella voragine di una crisi senza fondo. Per un Paese come l’Italia che da solo detiene il 75 % del patrimonio artistico censito dall’Unesco in tutto il mondo, che racchiude in se stesso enormi risorse creative, tanto da essere leader mondiale in oltre 200 tipologie di prodotto, tra le quali spiccano l’agroalimentare, il lusso e la moda, ed è presente tra i primi 5 Paesi nella hit parade di oltre 1200 categorie merceologiche, ancorchè con un potenziale industriale solo parzialmente espresso per colpa di nostre carenze strutturali e di croniche disfunzioni della politica, non ci sembra che l’azione del “rottamatore”, del nuovo che avanza, risulti di una qualche efficacia per farci tornare al posto che ci compete. E non siamo noi a dire che siamo i messi peggio, ma è quanto testimoniato dalla fredda razionalità dei numeri delle statistiche dell’eurozona sulla disoccupazione, sul carico fiscale, sulla corruzione, sulla burocrazia, sull’efficienza dell’erogazione di servizi e prestazioni sociali, sul funzionamento del sistema bancario, sulla gestione del credito a famiglie ed imprese, sul funzionamento della politica.

Ma c’è qualcuno che potrebbe intervenire a far rinsavire od a mandare a casa un premier che pensa solo a fare “bella figura” nelle sue apparizioni televisive, invece di tutelare interessi e benessere nazionali, a vendere il ferro per oro, e che governa di frodo senza neanche essere passato per mezza consultazione popolare? Secondo un luogo comune largamente accettato il signor PdR rivestirebbe un ruolo meramente rappresentativo, risultando una figura svuotata di effettivi poteri decisionali, e che nell’articolato panorama delle Istituzioni Repubblicane farebbe solo da tappezzeria, una sorta di oberato arazzo rinascimentale appeso alla parete di fondo per arredare il salone della politica nazionale. Ed invece non è per niente così ed i poteri effetivi del nostro Capo dello Stato sono tutt’altro che formali. Per convincersene basta una lettura anche poco attenta della Costituzione, in particolare con riferimento soprattutto agli articoli 87, 88 e 92 che tali poteri definiscono quasi nella loro totalità.

Senza entrare troppo nel dettaglio, ci limitiamo a ricordare che al PdR è assegnato un ruolo determinante per la difesa della libertà di ciascun soggetto e della democrazia, da attuare con una tutela assidua e puntuale dei principi sanciti dalla Carta Costituzionale – sanciti per tutti, anche per Renzi ed il PD – nonchè di massimo garante della sua sistematica applicazione in ogni risvolto della vita del Paese. Il PdR nomina il PdC, vaglia ed approva, o disapprova, ciascun nome della lista dei ministri proposta dal PdC incaricato, può a suo insindacabile parere sciogliere le Camere od a seguito di un voto di sfiducia, o anche per motu proprio qualora ritenga che i contrasti politici non consentano di avere un governo stabile ed efficiente. Può inviare lettere alle Camere richiamandone l’attenzione su temi di particolare risonanza per il Paese o per richiamarle ad un comportamento più ligio alle regole costituzionali e maggiormente funzionale agli interessi dei cittadini. Può rifiutarsi di firmare leggi e decreti, oppure può porre ad essi note a margine, o farli sottoporre al vaglio dirimente della Consulta. Per dire, Scalfaro respinse 6 leggi, Ciampi 8, poi tutte approvate con profonde revisioni, mentre Napolitano rinvò al mittente un ddl sul lavoro ritenendo insufficienti le garanzie contro i licenziamenti in esso contenute.

Ancora, il PdR rappresenta l’unità nazionale, ratifica i trattati internazionali, è il comandate in capo delle Forze Armate, presiede il Consiglio Supremo di Difesa, fa le dichiarazioni di guerra (difensiva) deliberate dalle Camere, può indire referendum popolari, conferisce onoreficenze, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè il massimo organo di controllo del sistema giudiziario, può concedere la grazia e commutare le pene dei condannati. Può incidere sugli equilibri della politica, si pensi al Governo Prodi o a quello attuale con maggioranze risicatissime a Palazzo Madama, nominando senatori a vita con diritto di voto, peraltro sinora scelti tutti nella sinistra, tranne l’unica eccezione costituita da Giulio Andreotti, ammesso che con le sue esternazioni da novantenne potesse ancora essere considerato un uomo politico di centrodestra. Non ci pare poco, tutto ciò.

Di fronte ai ricorrenti fuori pista anticostituzionali ed al pressapochismo di Renzi e dei suoi sprovveduti coadiuvatori sinceramente ci saremmo aspettati dei richiami, delle indicazioni, qualche esternazione o mirati interventi istituzionali del Colle, invece rimasto sempre avvolto in un silenzio assordante. Citiamo in ordine sparso alcune circostanze in cui un discreto intervento del Colle più che auspicabile, sarebbe stato doveroso. Una è quando Renzi si è fatto beffe della sentenza della Consulta sulla non costituzionalità del blocco delle rivalutazioni delle pensioni, di fatto ignorandola. Conseguenza di quella sentenza era la restituzione ai pensionati, a tutti i pensionati, tutto, non solo una parte o niente, quanto indebitamente loro sottratto da un’indecente legge della Fornero col governo Monti. Invece il premier semiabusivo s’è messo la coscienza a posto semplicemente restituendo qualcosa e solo a qualcuno, adducendo la pietosa scusa di non avere i soldi e di non voler sforare il 3% prescritto dall’Ue per il rapporto tra deficit di bilancio e Pil. Nella circostanza, il premier e il suo staff hanno mostrato tutti i loro limiti operativi, dimostrandosi persino incapaci di valutare con esattezza il costo per applicare la sentenza della Corte Costituzionale. Basta prendere l’inflazione misurata dal 2012 al 2014, poi quella prevista dallo stesso Dpf prodotto dal governo per gli anni sino al 2019 e poi applicare questi indici per calcolare la somma totale da reperire. Questo semplice conto dà un totale di 18,5 miliardi per il periodo dal 2012 al 2019, di cui 5,5 miliardi da pagare subito per il biennio 2012-2013, anni in cui l’inflazione è quasi sempre stato attorno o superiore al 2 %, mentre gli altri 13 miliardi possono essere spalmati su 5 anni.

Per Renzi questo è un costo insostenibile. Ma ha ragione? Ciascuno può giudicare da se stesso. Lo Stato ha un budget di quasi 900 miliardi per la spesa pubblica improduttiva, cifra che include tangenti, spese inutili, sprechi e clientele. Rispetto a quella cifra, i 5,5 miliardi ora necessari per restituire il maltolto ai pensionati per il 2012-13 rappresenta appena lo 0,6 %. Nel frattempo, Renzi ha accantonato la spending review la quale avrebbe fatto risparmiare un ventina di miliardi l’anno. Non solo, ma il premier ha pure lasciato perdere la soppressione di 500 enti inutili, annunciata con fanfare e sbandieratori, ma ora caduta nel nulla, senza dire dell’altrettanto enfatizzata eliminazione di almeno 7mila delle inutili 8mila aziende partecipate dagli enti locali. Se ci mettiamo dentro la ormai decaduta proposta di chiudere la maggior parte delle province, ecco che il lassismo del rottamatore ci fa perdere una cifra cautelativamente stimabile tra i 30 ed i 50 miliardi l’anno, soldi che invece continueranno ad essere gettati dalla finestra perchè siano raccolti dai soliti noti beneficiari del clientelismo forsennato di una sinistra avida e vorace. Poi, già che ci siamo, diamo a Renzi una notizia che sicuramente ignora e vi diciamo pure il perchè siamo sicuri di questo.

Avete inteso che ha annunciato un intervento coordinato con l’INPS per flessibilizzare le finestre d’uscita per i pensionamenti? Entro certi limiti i lavoratori potranno fare un trade off tra la permanenza sul lavoro ed il pensionamento secondo il criterio “prima esci, meno prendi di pensione”. Qui si dimostra l’inconsistenza tecnica della compagine di governo. Nel 1995, la riforma delle pensioni introdotta con la legge Dini prevedeva il graduale passaggio dal metodo di calcolo retributivo, ormai insostenibile, a quello contributivo: più si accantonano contributi nella vita lavorativa, più è consistente l’assegno di pensione. Il guaio è che per la progressività dell’introduzione del contributivo, la situazione di regime si raggiunge attorno al 2030-2035. Ad oggi, solo il 9 % delle pensioni si sono adeguate alla legge Dini, mentre le restanti, il 91 % del totale, vengono calcolate pro-quota con un sistema di calcolo misto, od addirittura col solo metodo retributivo. Questo comporta per l’INPS un maggiore esborso di 45 miliardi l’anno a causa della sopravvalutazione dei contributi effettivamente versati col retributivo.

Peraltro, è evidente che il nel sistema puramente contributivo la flessibilità d’uscita, cioè l’età del pensionamento, è elevata ed occupa un range molto ampio, proprio perchè nel sistema è insito il criterio che se esci prima ti pago meno. Invece Renzi questo non lo sa ed adesso si vuole fare bello annunciando di introdurre lui la flessibilità, anche per creare occupazione per le nuove leve. Se veramente vuol fare questa cosa, gli basterebbe accelerare il passaggio al contributivo, prendendo due piccioni con una fava: pensioni più eque, maggiore offerta di lavoro a giovani e donne. Messo tutto insieme, lavorandoci sopra di cesello, si potrebbero risparmiare almeno un centinaio di miliardi l’anno con provvedimenti che Renzi neanche riesce a concepire. E qui riformulo la domanda : sono tanti 5,5 miliardi per sanare la truffa dei pensionati?

Un’altra perla rara del governo è stata quella dell’Italicum. La Corte Costituzionale sentenzia l’incostituzionalità del porcellum essenzialmente perchè ritiene esagerato garantire ben 340 seggi al partito o alla coalizione con più votati alle elezioni. Questo parere deriva anche dalla constatazione che non c’è alcuna soglia per accedere a questo ricco premio di maggioranza, che storicamente viene aggiudicato mediamente ad una quota compresa tra il 35 ed il 40 % dei voti espressi dall’elettorato. Renzi prende atto e che fa? Esattamente il contrario di quello che gli ha chiesto la Consulta. Ha lasciato invariato un premio mostruoso e sproporzionato, e non solo non ha posto la richiesta più elevata soglia di accesso, che ne so almeno il 40 %, ma ha legiferato che il partito vincitore si prenda la larga maggioranza dei seggi di Montecitorio anche con una percentuale molto bassa di voti, valutabile attorno al 25 % stando ai risultati delle ultime elezioni. Un vero irresponsabile da fermare questo pseudo premier che tratta la Costituzione come fosse il Giornalino di Gianburrasca.

Ma al di là di questa o quella vicenda particolare, è proprio il modo di fare di Renzi ad essere insopportabile. Dal pulpito del PD Renzi fa la morale a tutti, poi però compila liste elettorali piene di loschi individui, di indagati, di processati e di ineleggibili. Per Berlusconi si è applicata la legge Severino addirittura con effetto retroattivo che è la cosa più anticostituzionale che si possa mettere in atto. Perchè se le leggi possono avere effetti retroattivi qualsiasi governo può usare questo metodo per mettere in galera chiunque od usarlo come arma impropria per far fuori gli avversari politici. Basta scrivere nella legge che è reato quello che faceva l’avversario politico quando quello che faceva non era un reato et voilà i giochi sono fatti, come accaduto con Berlusconi. Invece per quelli di sinistra, De Luca in primis in Campania, la Severino non solo non ha effetti retroattivi, ma neanche si applica. E’ serio tutto ciò? Ma di fronte a questo squallido scenario, chi potrebbe porre qualche rimedio avendone i poteri per farlo, invece osserva e tace. Ma chi tace acconsente.

E qui ci viene ancora in mente Andreotti, quando diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Vediamo. Dopo essersi preso la premiership ed essersi sistemato a Palazzo Chigi, Renzi s’è pure scelto il PdR, uno comodo e che non gli creasse fastidio. Ricordate come è stato eletto Mattarella? Renzi ha rotto il Patto del Nazareno che gli garantiva una tranquilla navigabilità nelle riforme preferendo a questa la piena libertà di fare quello che gli pare e come gli pare. L’attuale inquilino del Quirinale è stato imposto da Renzi ed eletto con i voti del PD, delle altre sinistre, di qualche grillino e dai soliti utili idioti di NCD, Popolari, Lista Civica e qualche altra amorfa frattaglia del sottobosco della politica in cerca di futuri favori. Tra tutti questi voti sono risultati determinanti quei 200 seggi regalati a Renzi, ed a Mattarella, da un meccanismo, il premio di maggioranza, che la Consulta ha dichiarato incostituzionale. Quindi, ricapitoliamo: un premier semi-abusivo, utilizzando un meccanismo incostituzionale e che va abolito o perlomeno radicalmente moificato nel prossimo futuro, ha fatto eleggere il nuovo PdR, che per logica conseguenza è costituzionalmente borderline esso stesso. C’è allora da sorprendersi se questo Renzi fai-da-te che se la canta e se la suona, possa fare il bullo della politica senza che nessuno intervenga a richiamarlo ad osservare un comportamento più responsabile ed in linea con la carica che indegnamente e fraudolentemente ricopre? Povera Italia, di dolore ostello, fatta oggetto di strazi e vilipendi mentre lassù, sul Colle, si rimirano le stelle.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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4 Comments

  • giuseppe Reply

    29 maggio 2015 at 9:30 pm

    quoto. “l PdR rappresenta l’unità nazionale, ratifica i trattati internazionali, è il comandate in capo delle Forze Armate, presiede il Consiglio Supremo di Difesa, fa le dichiarazioni di guerra (difensiva) deliberate dalle Camere”: e si é visto con Napolitano che dichiaro’ la guerra a Gheddafi su pressioni di Obama e Zarkosy, la riforma del 2006 avrebbe dato ampi poteri al Premier, purtroppo gli italiani la bocciarono.
    Per quanto riguarda Mattarella, quando lo ho rivisto (era Giudice Costituzionale e quindi in disparte dai mass-media), ho notato la vaga somiglianza a metà tra un oscuro professore stanco in un piccolo paesello e un becchino, che sia forse il becchino della golpista repubblica?

  • gbravin Reply

    30 maggio 2015 at 7:13 am

    Mattarella NON andrà mai contro gli interessi del PD, proprio perché il nome Mattarella fu fatto da Renzi, e anziché proporre una rosa di candidati, a PRI, ne ordinò uno solo. Napolitano, meglio lasciar perdere sia come PRI e sia come depuiato PCVI. Ciampi firmò il Porcellum, dichiarato incostituzionale dopo TRE elezioni. Bisogna andare indietro nel tempo per trovare un PRI che fosse veramente rappresentante di tutti gli italiani e difensore della Costituzione!

  • L’assordante silenzio del Colle sul governo fai-da-te di Renzi. Ma chi tutela la Costituzione? | aggregator Reply

    4 giugno 2015 at 8:02 pm

    […] L’assordante silenzio del Colle sul governo fai-da-te di Renzi. Ma chi tutela la Costituzione? […]

  • Marco Green Reply

    7 giugno 2015 at 11:26 am

    E’ molto significativa l’ìmmagine che avete pubblicato: lo sguardo intelligente di Renzi, mentre osserva con rinnovato stupore i capelli a presbitero di Mattarella, dice tutto.

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