“Lavora” dieci giorni in commissariato: ma quel tale non è un poliziotto

Bologna, indagine su un impostore presentato da un agente vero al distretto Centro. Che faceva lì? Il sospetto è che abbia avuto accesso ai dati sensibili

BOLOGNA – Un episodio da commedia degli equivoci. Se non fosse che è successo in un commissariato e non su un proscenio. Succede al commissariato Due Torri, quello di via del Pratello, che un ispettore arrivato da una questura della Sicilia e accreditato a svolgere funzioni temporaneamente qui a Bologna, si porti dietro un amico presentato a tutto il personale dell’ufficio come un collega. E che collega: un agente speciale del Servizio centrale operativo della Polizia, un investigatore di tutto rispetto. Invece è un semplice cittadino. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, sennonchè il finto poliziotto entra, si accomoda e permane in commissariato accanto all’ispettore della Sicilia per alcuni giorni, a fare non si sa bene che cosa.

Sull’episodio degno di una piéce di Gogol indaga la Squadra Mobile e in procura hanno già ricevuto una segnalazione e un fascicolo è aperto con i reati, per ora, di sostituzione di persona e usurpazione di titolo, il primo reato condizione per il secondo. Le indagini dovranno appurare che cosa è venuto a fare il finto poliziotto al commissariato Due Torri, che cosa abbia fatto veramente visto che ha utilizzato anche i pc dell’ufficio. Se ha interrogato la banca dati del Ministero, scatterebbe anche il reato di abuso nell’uso delle informazioni di polizia e si vedrà a quel punto se ha utilizzato il codice del suo amico ispettore vero o altro.

L’episodio è accaduto lo scorso autunno. Il vero ispettore si è presentato con credenziali del Ministero, essendo stato distaccato per tre mesi a Bologna dalla sua questura siciliana, ma quando ha presentato l’amico, nessuno, nel commissariato più importante della città diretto dalla funzionaria Patrizia Conti, ha pensato di registrare anche le credenziali del secondo presunto agente, non annunciato da nessuna comunicazione ufficiale. Insomma, gli agenti del commissariato hanno preso per buono che un altro (presunto) collega lavorasse tra loro e forse hanno stretto pure amicizia.

Il finto poliziotto, che di cognome fa Scandurra (il nome, almeno questo, è vero) esce di scena prima dell’ispettore siciliano che a un certo punto, finito il suo periodo da “aggregato”, saluta i colleghi e se ne va. Nessuno scopre niente fino a quando l’ispettore, molto convinto del fatto suo, torna a Bologna con l’amico a salutare i colleghi del commissariato. È a questo punto, a quanto risulta, che qualche agente di via del Pratello ha un dubbio, anche se tardivo, e va a consultare l’annuario della Polizia per vedere chi sia davvero questo Scandurra. Ed ecco che la commedia finisce nel classico svelamento dell’inganno: nell’annuario c’è davvero uno Scandurra con quel nome, ma l’età non corrisponde proprio. Quello vero ha una ventina di anni di più. Una storia da grandi commedianti che non avrà un lieto fine.

Fonte: repubblica.it

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2 Comments

  • marco Reply

    5 maggio 2015 at 12:10 pm

    Segnali forti di un paese allo sbando!

    • attilio raffaghello Reply

      18 maggio 2015 at 2:04 pm

      probabilmente il vero ispettore e’ stato costretto ad agire cosi’ per paura o per……

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