Le crisi finanziarie sono inevitabili?

crisi-economica1Le crisi finanziarie, come quella che ha colpito l’economia mondiale nel 2008, sono inevitabili?
La risposta è “dipende”.
Nell’attuale sistema politico ed economico, sono inevitabili.
Contrariamente alla pretesa secondo cui nel mondo comandi una mentalità “neo-liberista”, i governi delle nazioni più grandi e sviluppate del mondo, agiscono in modo molto “dirigista”. Ossia intervengono nell’economia per farla crescere, e per tutelare gli interessi delle imprese nazionali.
Non che ci riescano: ogni volta che uno stato interviene per modificare l’andamento dell’economia ottiene risultati opposti a quelli che vuole perseguire.

Uno dei modi con cui gli stati intervengono nell’economia è facendo più spesa pubblica, che nell’immediato stimola la crescita, ma poi si paga con gli interessi con maggiori tasse. E le tasse sono il veleno dell’iniziativa economica privata, quella che produce VERA ricchezza, perché permette ai vari soggetti di scambiare tra loro beni e servizi in modo efficiente per tutti, e di conseguenza crea anche veri posti di lavoro.
Un altro modo con cui gli stati intervengono nell’economia, soprattutto nei periodi di crisi, è stampando moneta e manipolando i tassi di interesse.

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Facciamo un brevissimo chiarimento su cosa sia l’interesse sui prestiti. L’interesse che paga chi prende denaro in prestito, serve a ripagare chi presta, del rischio che il denaro non gli venga restituito.
Facendo un rapido esempio matematico, se presto 100 € a 11 persone, e so per esperienza che 1 su 11 non mi restituirà il denaro, metterò un tasso d’interesse almeno del 10%.
In questo modo, l’interesse pagato dai 10 che mi restituiscono il prestito (il 10% di 100 €, ossia 10 €, che moltiplicato per i 10 che restituiscono il prestito fa 100 €), mi ripagherà dei soldi persi col singolo creditore che non mi ha restituito la somma.
Se presto 100 a 3 persone, e so per esperienza che 1 su 3 non mi restituirà il prestito, metterò un interesse almeno del 50%, di modo che l’interesse pagato dai 2 buoni pagatori (50 € ciascuno, che fanno ancora 100 €), mi ripaghera di quanto perso col mal pagatore.

Il tasso di interesse che paghiamo quando compriamo un televisore a rate o una casa con un mutuo, teoricamente, non è altro che una conseguenza delle statistiche sui “mancati pagamenti”.
Il mutuo casa normalmente ha un tasso complessivo inferiore a quello del prestito sul televisore, perché la banca ha meno rischio di perdere il denaro che ci ha prestato… alla peggio la nostra casa va all’asta e la banca incassa il prezzo di vendita.
Non solo, se la banca pensa che non saremo sicuramente in grado di pagare, non ci fa nessuno dei due tipi di prestito.

Questo chiarimento è importante per capire come è della massima importanza che il tasso di interesse sui prestiti rimanga un risultato delle continue transazioni di mercato, e non venga influenzato dallo stato.

Lo stato infatti, che sia un singolo stato, o una federazione come l’Unione Europea o gli USA, quando vuole “stimolare” l’economia, “abbassa” i tassi di interesse, per permettere alle banche di prestare denaro con un interesse più basso. E quindi finanziare più imprese.
Ma le imprese possono andare bene o male. Se vanno male, e una certa percentuale lo farà, l’interesse pagato da quelle che sopravvivono non coprirà la perdita dovuta a quelle che non restituiscono i prestiti.

E le banche saltano. Oppure i governi le salvano alzando le tasse.
Alla fine l’economia si trova con tasse più alte, tanti bei capannoni e cantieri abbandonati, e meno posti di lavoro, perché le tasse più alte avranno ucciso anche le imprese sane. Non solo: se come di norma, l’abbassamento dei tassi d’interesse è stato creato “stampando denaro”, la maggiore massa di carta moneta ha prima creato “inflazione monetaria”, ed in seguito “inflazione dei prezzi”. Quindi tutti i cittadini si sono trovati a poter comprare meno beni a parità di denaro, ossia sono PIU’ POVERI.

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E’ la storia di tutte le crisi finanziarie. Anche quella del 2008, in cui gli Stati Uniti avevano spinto le banche a concedere mutui casa anche a soggetti non adatti a restituirli. Per qualche anno l’edilizia è cresciuta, i prezzi degli immobili si sono gonfiati, poi appena un certo numero di acquirenti di case non è stato in grado di restituire i prestiti, le banche si sono trovate perdite insostenibili (questo sempre in estrema sintesi, poi ci sono ulteriori concause, ma alla base il meccanismo è questo), e varie, a cominciare dal colosso Lehman Brothers, sono fallite, altre sono state salvate coi soldi dei contribuenti, e anche le aziende edili sane sono state colpite da un lato dal crollo della domanda (perché i consumatori non riuscivano più a fare mutui), dall’altro dalla contrazione del credito messo a disposizione dalle banche.

Ludwig Von Mises, già un centinaio di anni fa, ancora prima quindi della Grande Crisi del 1929 spiegò questo meccanismo, noto come “Teoria Austriaca del Ciclo Economico”, ma come si vede questo meccanismo è colpevolmente ignorato, o si fa finta di ignorarlo. Cambia il settore, a volte è il settore dell’automobile, a volte il settore edile, ma il meccanismo rimane lo stesso.

La prossima crisi? Sarà ancora peggio, perché si salderà con un altro fenomeno: l’eccessivo debito degli stati.
La BCE, facciamo l’esempio a noi più vicino, ma si può estendere alle altre banche centrali, presta denaro alle banche a prezzo bassissimo, per permettere alle banche di comprare titoli di debito degli stati.
Questo permette agli stati di prendere in prestito denaro a tassi più bassi di quanto risulterebbe da normali meccanismi di mercato. Per tornare all’esempio di prima, se un titolo di stato a 10 anni, rende il 2%, vorrebbe dire che c’è una possibilità su 50 che lo stato sia insolvente o non riesca a rimborsarlo. Oppure che su 50 stati di caratteristiche simili, solo 1 su 50 può diventare insolvente da qui a 10 anni. Considerato le condizioni degli stati che stanno emettendo debito al 2% o meno… Italia compresa, è una bella scommessa.

In ogni caso per le banche è un business quasi sicuro, se prendono a prestito all’1% dalla BCE e ci comprano titoli di stato al 2%, ne ottengono una guadagno quasi sicuro, e contribuiscono a tenere il tasso al 2% o meno. Ossia le banche e gli stati si fanno un favore a vicenda.

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Ma appena uno stato diventerà insolvente, inizieranno a saltare le banche. A meno che gli stati le salvino coi soldi dei contribuenti. Qualcuno ha detto Grecia? Uno stato fallito da anni, ma non lo si fa formalmente fallire. Ma è solo la prima tessera del domino…
Arriverà il turno di stati più grandi, anche molto più grandi della Grecia. Qualcuno ha detto USA o Italia?

Nel frattempo, mentre allegramente si fa finta di niente: chi lo prende in saccoccia, ossia le tasche di chi vengono “danneggiate”?
Avete indovinato: le vostre! Perché la BCE sta stampando moneta.
Vi lamentate che il prezzo della benzina non scende, nonostante i bassi prezzi del petrolio? In parte è colpa delle tasse, che sono i 2/3 del prezzo finale. In parte, se l’Euro, a causa dello stampaggio continuo, perde di valore sul Dollaro (cosa di cui Renzi o Silvio si vantano come se fosse positiva), il prezzo della benzina, finchè il petrolio si pagherà in dollari, al limite potrà aumentare.

Questa cosa si chiama, appunto, inflazione. E lor signori, a cominciare da Draghi, a dirvi che ci vuole più inflazione per far crescere l’economia. E che se i prezzi scendono, ossia c’è deflazione, è un fattore negativo. Si inventeranno la barzelletta secondo cui se i prezzi sono bassi i consumatori aspettano a comprare in attesa che scendano ancora. Tipo che se vi tirano dietro i panettoni, come accaduto l’ultimo Natale, voi aspettate la Befana per comprarli. O se si abbassano i prezzi dei voli aerei, voi invece di approfittarne e farvi il viaggio che sognavate da tempo, aspettate a farlo in attesa che scendano ancora.
Perché vi racconta questa barzelletta? Perché state diventando più poveri, sta creando consapevolmente inflazione, e deve convincervi che l’inflazione è una cosa buona.

Chiariamo un concetto: se un’economia è sana e cresce, il costo della vita cresce: vivere a Lugano o a Londra costa più che vivere a Milano. Ma non vale il contrario. Non è che se i prezzi a Milano salgono, perché ad esempio sale il prezzo della benzina (e questo si ripercuote anche sulla frutta e sul pane, finchè i trattori andranno a benzina), i vostri stipendi netti saliranno più dei prezzi, o che troviate nuovi posti di lavoro. E’ più probabile il contrario, ossia quel che sta avvenendo e stiamo vivendo in questi giorni.

Per chiudere, nel dibattito politico attuale, chi ha ragione e chi torto?
Hanno tutti torto.
Quelli che dicono che bisogna stampare moneta, perché non sanno, o fanno finta di non sapere, che stampare moneta crea povertà, non ricchezza.
Quelli che non lo dicono, ma intanto fanno deficit, perché fanno finta di non sapere che il deficit di oggi è il debito di domani. E a meno di avere fantasmagoriche crescite economiche, più il debito cresce e peggio è. E comunque sanno benissimo che si sta stampando moneta.
I debiti di stato stanno diventando insostenibili per tutti. Nessuno è disposto a diminuire la spesa pubblica per non perdere voti. La BCE (ma vale per USA, Giappone, Cina), stampa moneta per tenere apparentemente sotto controllo il debito.
La moneta vale sempre meno. Il potere d’acquisto reale non è maggiore di quello di inizio anni ’90. 25 anni di impoverimento continuo.

Comprate lingotti d’oro e nascondeteli bene… il risveglio non si sa quando arriverà, ma non sarà piacevole.

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2 Comments

  • John Reply

    7 settembre 2015 at 7:12 pm

    Gentile signor tedeschi saprebbe consigliarmi come investire in oro? Meglio lingotti o monete? Dove si compra?

    • Francesco Reply

      26 ottobre 2015 at 12:25 pm

      Non in Italia, dato che devi fornire il codice fiscale… quando si arriverà alle brutte, verranno comodamente a casa sua a sequestrarglielo 😉

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