Le undici bugie di Renzi: il suo 2015 è stato un disastro

news_img1_59608_matteo-renzi-960x540Non è tutto oro quel che luccica. Sopratutto se a farlo luccicare è uno come Matteo Renzi. La realtà racconta una storia diversa rispetto. Stamattina il quotidiano Il Tempo ha ricostruito per filo e per segno le undici bugie scritte dal premier nella sua ultima enews. 

di Antonio Rapisarda

Il 2015 «secondo Renzi» è condensato nella e-news autocompilata che anticipa e di fatto toglie la scena – è nel personaggio – al primo messaggio di fine anno del presidente Mattarella. Un compendio celebrativo di ottimismo su riforme, tasse e obiettivi che raggiunge punte notevoli: «Noi ne abbiamo parlato poco – si legge – ma adesso non se ne parla più o quasi». Per questo Renzi ha scelto di «mettere in fila i fatti. E mi piacerebbe che tutti potessero giudicare senza preconcetti o ideologie». Lo abbiamo fatto con alcuni dei punti salienti dell’Italia vista (solo) da palazzo Chigi.

PIL: ITALIA DIETRO

«Un anno fa il PIL dell’Italia aveva il segno meno per il terzo anno consecutivo (2012 -2,3%; 2013 -1,9; 2014 -0,4). Quest’anno abbiamo cambiato verso: segno più. Più 0,8%».

Si, è vero. Ma nel resto d’Europa? Fanno tutti meglio. In Francia sull’anno la crescita è dell’1,2%. In Germania +1,7% e in Olanda +1,9%. Lo 0,8 fa impressione se messo a paragone poi con i Paesi dell’Est: Polonia +3,6% e Repubblica Ceca, con il suo +4,3%.

 JOBS ACT

«Un anno fa dicevano che non avremmo mai realizzato il JobsAct. Quest’anno il JobsAct è legge. La disoccupazione è scesa dal 13,2% all’11,5 (ancora alta, ma in discesa, finalmente). E ci sono oltre trecentomila occupati in più. Molti sono contratti a tutela crescente (…)».

Qualcosa si è mosso. Ma per l’autorevole centro studi Lavoce.info i dati vanno letti così: «Si contano 200 mila occupati in più che nel 2014 (non 300mila, ndr), soprattutto nei servizi. Ma i dati Istat non confermano ancora quello che si vede nei dati Inps, cioè il prevalere dei contratti a tempo indeterminato». A ciò occorre aggiungere che la legge Fornero ha diminuito il numero di pensionamenti nell’ultimo triennio, contribuendo così all’aumento degli occupati con più di 50 anni: la dinamica positiva non riguarda i giovani, insomma.

 ITALICUM: PARTITA APERTA

«Un anno fa dicevano che l’Italicum sembrava incagliato in Parlamento. Adesso abbiamo una legge elettorale che garantisce la scelta dei cittadini e la stabilità del Governo. Un impegno mantenuto».

Calma. Rispetto a un anno fa sono cambiate tante cose: a partire dall’opposizione di Forza Italia rispetto all’Italicum così com’è, dopo il fallimento del «Nazareno». A ciò si deve aggiungere la contrarietà della minoranza Pd nonché i mal di pancia dell’alleato di governo Ncd: ambedue richiedono il premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. Di stabile, su questa legge, non c’è nemmeno questa maggioranza.

TASSE? SU

«Un anno fa si diceva a mezza voce che non avremmo mai eliminato la componente costo del lavoro dall’Irap e che sarebbe stato impossibile ottenere la copertura per gli 80 euro. (…) L’economia torna su, le tasse vanno giù».

Le tasse giù? Per Lavoce.info, nei prossimi tre anni la pressione fiscale in Italia, stando ai dati forniti dalla nota tecnico-illustrativa della Ragioneria generale dello Stato, aumenterà complessivamente di 56 miliardi di euro, per la precisione di 10,6 miliardi nel 2016, di 20,7 miliardi nel 2017 e di altri 25 miliardi nel 2018.

RIFORMA DELLO STATO

«Un anno fa la riforma costituzionale era alla prima lettura. Adesso è a un passo dal traguardo. Prima però saremo noi a chiedere il referendum perché gli italiani possano esprimersi nel merito di questo lavoro di semplificazione».

Non è novità. Già il governo Berlusconi aveva approvato una riforma delle istituzioni che prevedeva l’abolizione del bicameralismo perfetto: riforma poi bocciata dal referendum. Vediamo come andrà con quella di Renzi che comunque è stata già depotenziata dell’intenzione originaria: il pasticcio del Senato non è ancora risolto.

IMMIGRAZIONE SENZA CONTROLLI

«Un anno fa la questione migrazione era un problema solo italiano e qualche specialista della paura parlava di invasione. Adesso scopriamo che è un problema europeo e che l’Europa – per la prima volta – prova (prova) ad affrontarlo, sulla base delle sollecitazioni del nostro Paese».

Se è per questo l’Europa ha anche richiamato l’Italia perché ha fatto entrare gente senza schedarla. Inoltre diversi immigrati non avevano titolo per entrare e l’Europa ha ribadito che l’Italia sarà aiutata solo per i profughi veri. Nel frattempo sono stati messi migliaia di clandestini in giro per città e paesi italiani senza controllo. Il costo sociale di un Cara? Fino a 50 milioni di euro l’anno.

SCUOLA BUONA?

«Un anno fa la Buona Scuola era in fase di consultazione. Nonostante le polemiche siamo andati avanti e adesso migliaia di professori hanno la certezza di poter insegnare, educare, approfondire con i propri ragazzi».

E di venire pagati? «Tanti lavoratori della scuola assunti a tempo determinato continuano a non ricevere lo stipendio»: lo ha denunciato l’Anief al ministero dell’Istruzione. In molti casi «dal mese di settembre con il ministero dell’Istruzione che continua a “scaricare” la responsabilità sul Ministero dell’Economia e delle Finanze, che a sua volta antepone i soliti problemi burocratici».

GIUSTIZIA

«Un anno fa il dibattito sulla giustizia era sempre sulle solite questioni: falso in bilancio, responsabilità civile dei magistrati, corruzione, prescrizione, reati ambientali. Abbiamo trasformato in leggi queste discussioni eterne (…)».

Un punto su tutti: la responsabilità civile è dei magistrati. Ma economicamente ne risponde lo Stato. Paga Pantalone…

POLITICA ESTERA

«Un anno fa l’Italia assisteva ai colloqui di Vienna sull’Iran dalla televisione, perché non eravamo invitati. Adesso siamo protagonisti sia a Vienna sulla Siria, che a Roma e New York sulla Libia. Un italiano sta per assumere la guida dell’alto commissariato per i profughi, un’italiana sta per assumere la guida del Cern. L’Italia è tornata».

Gli italiani al Cern hanno sempre avuto ruoli di rilievo anche senza bisogno di Renzi, perché le persone sono selezionate in base a meriti personali. Sulla Siria il nostro ruolo rimane totalmente marginale, così come su tutti i tavoli di politica estera. Un esempio su tutti? L’estromissione nello scorso settembre dal summit di Parigi dove il ministro degli Esteri Gentiloni non è stato neppure avvertito dell’incontro dove i ministri di mezza Europa hanno discusso di tutte le principali questioni internazionali, dalla crisi siriana al dramma dei rifugiati.

EXPO: TUTTO MERITO DI RENZI?

«Un anno fa i gufi preconizzavano (e forse auspicavano) il fallimento dell’Expo. Adesso possiamo dire che è stato un successo (…)».

L’Expo però è stata una conquista della giunta di centrodestra, all’epoca fortemente osteggiata dal centrosinistra. Inoltre il dopo Expo non è ancora stato definito e il rischio è che rimangano solo scatole vuote. Le opere annesse all’esposizione non sono ancora state concluse e i miliardi spesi per l’organizzazione non sono stati recuperati. Come se non bastasse sono ancora aperti numerosi strascichi giudiziari.

SUD (NON C’È)

«Un anno fa (anche meno) ci accusavano di esserci dimenticati il sud. Adesso si sono dimenticati delle loro critiche di allora. Perché nessuno ha mai fatto tanto per il Mezzogiorno come questo Governo (…)».

Un esempio? Per il M5S le agevolazioni fiscali per l’acquisto di macchinari che consistono in un credito d’imposta per le imprese che si trovano al Sud a cui, in quanto appunto regioni “svantaggiate”, erano già stati destinati i fondi europei citati nella legge di Stabilità: «Quindi il Governo in verità non ha stanziato neanche un euro».

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