Legge di stabilità: cosa c’è e cosa manca

renzi padoan La legge di stabilità per il 2016 è da poco stata approvata, ma cosa contiene? Ce lo spiega dettagliatamente Panorama in un articolo a firma di Alessandro Di Meo. In linea di massima, la finanziaria 2016 contiene qualche taglio delle tasse e pochissima riduzione delle spese.

di Alessandro Di Meo

Il cammino è giunto alla fine. La Legge di Stabilità 2016, cioè la seconda manovra economica varata dal governo Renzi da quando è in carica, ha completato il suo iter nei due rami del Parlamento ed è stata approvata in maniera definitiva. “Gli italiani vedranno finalmente calare le tasse”, ha detto il premier. “E’ una manovra che rafforza e accelera la crescita”, gli ha fatto eco il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan. Ma stanno davvero così le cose? Di fronte a questo interrogativo, nelle scorse settimane gli economisti hanno dato pareri discordanti. Una valutazione sostanzialmente positiva è stata espressa per esempio da Alberto Quadrio Curzio e da Pietro Reichlin, che ha addirittura definito la Legge di Stabilità “una scossa per l’economia”. Non troppo lusinghieri, invece, sono stati i giudizi di altri economisti come Guido Tabellini, rettore della Bocconi, che avrebbe voluto vedere molti più tagli alla spesa.

E’ proprio sui tagli alla spesa che si sono concentrate molte delle critiche alla manovra appena varata. Sulle pagine de Lavoce.info, per esempio, l’economista Francesco Daveri mette in evidenza tutti i punti deboli dell’annunciata spending review, cioè il processo di revisione della spesa pubblica di cui si parla da anni e che il governo Renzi dice di voler attuare con decisione. A ben guardare, però, nel 2016 le uscite dello stato aumenteranno di 9 miliardi di euro e supereranno la soglia di 840 miliardi. Certo, se il governo non avesse avviato alcune azioni di contenimento dei costi, la spesa sarebbe cresciuta ancor di più. Alla fine, però, l’operazione di spending review avviata dall’esecutivo avrà dimensioni ben inferiori al previsto: circa 5 miliardi di euro in tutto, contro i 10 miliardi attesi da molti osservatori.

Con un taglio della spesa meno incisiva del previsto, dunque, la Legge di Stabilità è una manovra che fa leva prevalentemente sul deficit. Nel 2016, il disavanzo dovrebbe attestarsi al 2,4% del pil (un po’ più delle attese iniziali) sempre che vengano rispettate le previsioni di crescita dell’1,5% dell’economia nazionale. Per diversi economisti, l’innalzamento del deficit non è necessariamente un male, se consente di mettere in atto misure anticicliche come il taglio delle tasse, che può dare una spinta ai consumi e agli investimenti. In effetti, qualche taglio alle tasse nella manovra c’è: sono state eliminate la tasi sull’abitazione principale, l’irap e l’imu agricola e l’imu sui macchinari ancorati al terreno (i cosiddetti imbullonati). Inoltre, verrà introdotto il superammortamento, cioè un maxi-sconto fiscale sugli acquisti di beni strumentali da parte delle imprese e dei professionisti. Anche se c’è chi contesta la cancellazione della tasi, quasi nessuno dubita che tutte queste misure abbiano un carattere anticiclico.

Resta da vedere, però, se l’entità dei tagli alle tasse è sufficiente per dare una spinta decisiva all’economia. Sempre sulle pagine de Lavoce.info, nei mesi scorsi Daveri ha messo in evidenza un aspetto importante: la riduzione effettiva delle imposte, conti alla mano, è nell’ordine di 5 o 6 miliardi o addirittura attorno a 3-4 miliardi di euro se, nel calcolo delle entrate e delle uscite, consideriamo il contestuale aumento del prelievo sui giochi e le lotterie (1 miliardo) o i proventi una tantum derivanti dalla voluntary disclosure (2 miliardi). Gran parte delle risorse della Legge di Stabilità, infatti, non servono per tagliare le tasse già esistenti ma per disinnescare le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici di imposte che l’Italia ha concordato con l’Europa e che sarebbero scattati nel 2016, a causa del mancato raggiungimento di determinati obiettivi di bilancio negli anni scorsi. Il disinnesco delle clausole di slavaguardia, che da sole valgono 16,8 miliardi di euro, è senza dubbio buona cosa. Peccato, però, che non sia un vero taglio delle tasse ma, come ha fatto notare Daveri, un semplice “pericolo scampato”, un aumento della pressione fiscale già messo in programma e che per fortuna non ci sarà.

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