L’esercizio del voto

voto3Non ci sarebbero oltre metà degli aventi diritto al voto astenuti, qualora si avesse più fiducia nella possibilità di cambiare questo paese attraverso le elezioni.
Questo è un dato di fatto che qualunque forza politica dovrebbe tenere ben presente prima ancora di proporsi al suo elettorato di riferimento con un programma qualsiasi.

Tutte le regole dell’apparato politico-istituzionale che presiedono all’esercizio del voto sono percepite dai più come fatte apposta per lasciare tutto così come è.
E’ più facile per un elettore attivo dare un valore di scambio minimo al voto per l’uno o per l’altro dei partiti in competizione, piuttosto che un senso politico che lo faccia essere fiero del voto espresso.
Questo è il risultato di 70 anni di consociativismo e di una concezione della partecipazione politica alla vita della propria comunità legata più ad un vitalizio da percepire alla fine del proprio mandato che ad una funzione effettiva da svolgere onorando la delega ricevuta dagli elettori.

A corredo di questa vergogna fanno da ciliegina sulla torta della disaffezione alla politica istituzionale, una Costituzione che è un ulteriore blocco ad ogni possibilità di reale riforma del paese ed il suo organo esecutivo, la Consulta, spesso in chiaro conflitto di interessi quando trattasi di decidere su prebende e privilegi da eliminare.

Li si mantiene chiamandoli diritti acquisiti!

Come può un giudice di Corte Costituzionale serenamente giudicare, ad esempio, sull’opportunità di limitare o abolire del tutto le cosiddette pensioni d’oro, percependone spesso più di una?

Come può il privilegiato combattere il privilegio?

Altro che il conflitto di interesse di Silvio Berlusconi, questa repubblica si basa su un enorme conflitto di interessi alla fonte, per il quale, chi ha in mano le leve del potere è lo stesso beneficiario dell’orrendo inferno fiscale che è diventato questo paese.

E’ una storia che viene da lontano, ma che ormai ha raggiunto limiti insostenibili per chi ne soffre gli effetti.

Chiedere un voto partecipato alle persone senza tenere conto dello stato di degrado nel quale versa l’istituto della rappresentanza nel nostro paese, significa, oggettivamente, fare parte di coloro che di tale situazione, seppur non hanno contribuito a crearla, se ne sono comunque avvantaggiati, crescendoci e vivendoci, pasciuti al punto da non avere neanche la minima percezione del dramma e del disagio che provoca a milioni di persone.

Un politico, minimamente normodotato e non complice di questo stato di cose, dovrebbe avere un po’ di pudore prima di chiedere il voto a chicchessia.

Dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e guardarsi allo specchio prima di andare a parlare in pubblico, dovrebbe dirsi che è solo per una estrema ratio ed un ultimo disperato tentativo che può andare, prima che si passi la mano ad altro tipo di soluzioni meno istituzionali, a chiedere il consenso delle persone, impegnandosi in non oltre una legislatura a vincere le elezioni ed a cambiare volto significativamente a questo derelitto paese divorato da parassiti e burocrati.

Per questo motivo è ormai impossibile proporre partitini e soluzioni politiche istituzionali che non si cimentino per vincere da subito oppure lasciare il campo ad altri e ad altre soluzioni dei numerosi problemi che assillano i ceti produttivi ed i creatori di ricchezza di questo paese.

Popoli strani vivono in questo paese, dove gli astenuti cronici invece di pensare a fare la rivoluzione passano il tempo a spiegare ai moderati imperterriti quanto siano coglioni e che votare non serve a nulla.

Noi preferiamo passare il tempo a spiegare ai moderati quali siano le ultime residue condizioni per far si che andare a votare possa ancora servire a qualcosa e per le rivoluzioni chi vivrà vedrà.

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8 Comments

  • gbravin Reply

    19 maggio 2015 at 7:56 am

    Con il porcellum, non avendo diritto di scelta non votai per TRE volte, ma annullai comunque la mia scheda per impedirne “usi impropri”. Votai solo per le amministrative. Voterò per le regionali anche se vedo già un po’ di pastrocchi…

  • L’esercizio del voto | aggregator Reply

    19 maggio 2015 at 2:41 pm

    […] L’esercizio del voto […]

  • giuseppe Reply

    19 maggio 2015 at 5:01 pm

    Articolo ineccepibile, nella parte finale una standing ovation

  • Giuseppe Reply

    19 maggio 2015 at 5:06 pm

    I moderati che non votano approvano implicitamente l’operato del Pd compresi tasse, clandestini e islamici, oltre che la sudditanza alla troika e Germania

  • Carlo Lauletta Reply

    19 maggio 2015 at 9:20 pm

    Vorrei fare qualche osservazione su alcuni concetti toccati nell’articolo. CONFLITTO DI INTERESSI Mi sembra una situazione frequentissima e ineliminabile. Il ministro dei trasporti dice (senza secondi fini) che il possesso di un’automobile nuova sarà obbligatorio per tutti i cittadini dai 16 anni in su e che lo Stato finanzierà l’acquisto. Il valore delle azioni automobilistiche salirà. Se il ministro ha di quelle azioni o ha consigliato a un amico di comprarne, è in conflitto di interesse. Lo stesso
    gli amministratori di società che riferiscono nell’assemblea sull’andamento dell’azienda. DIRITTI ACQUISITI Rappresentano un’estrinsecazione del principio costitutivo della società: “Pacta sunt servanda”. Io ho scelto di lavorare al servizio dello Stato italiano anche perché stipendio e pensione erano tot e tot. Altrimenti, che so, avrei fatto
    il docente di lingua italiana in Finlandia. Adesso Mario Monti (=quello che disse essere bene che le persone abbiano difficoltà economiche, cfr “mariomontibenecrisi”; quello che per replicare a un avversario politico, lo derise per supposti difetti fisici), o chi per lui, si comporta esattamente come il cliente che riceve la prestazione e non paga la parcella pattuita (bancarotta semplice). CORTE COSTiTUZIONALE Mi permetto di dire che avrebbe dovuto essere più perentoria. Il giudice civile non assolve il debitore solo perché questo ha carenza di liquidità. Ma in concreto i soldi dove si trovano? A me pare che esista una soluzione chiarissima, alla quale nessuno (che non sia in conflitto di interesse!) può opporre argomenti razionali: si aumenti l’IRPEF su tutti i redditi veramente scandalosi: quelli dei calciatori (uno di costoro guadagna 50=cinquanta volte quanto un deputato!), dei clown televisivi, presentatori di festival, presidenti di grandi società, giornalisti importanti. Sullo scaglione superiore alla remunerazione del capo dello Stato l’aliquota sia del 100%. “Ma non basta” “Cominciamo. Dopo, se non basta, accetterò di buon grado il contenimento della mia pensione”. Grazie.

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      20 maggio 2015 at 10:06 pm

      Gentile Carlo, le sfugge che a pagare lo stipendio ad un calciatore è una società privata, la quale, ha tutto il diritto, se lo ritiene conveniente, di strapagare il suo dipendente. Saranno i suoi azionisti a sindacare o meno il suo operato.

      Nel caso dello Stato, invece, ogni sperequazione va sempre in capo ai contribuenti non volontari, come nel caso di tutte le pensioni non corrispondenti ai contributi versati.

      Quello che per Lei, come ha affermato, è stata una scelta, non lo è per il contribuente che ne ha pagato il corrispettivo, equo o no che fosse.

      Ed il contribuente, in questo inferno fiscale chiamato Italia, si è leggermente stancato dei vostri pacta sunt servanda.

      • gbravin Reply

        21 maggio 2015 at 2:15 pm

        Sig. Sabbatini, nel caso di un calciatore, strapagato, ma schiappa, primi a valutarlo saranno il pubblico pagante e sponsor vari, poi in secondo ordine, gli azionisti, MAI viceversa…. Mentre per i politici ci dicono una cosa in campagna elettorale, poi ne fanno un’altra e dobbiamo tenerceli per CINQUE anni!

        • Cristiano Mario Sabbatini Reply

          22 maggio 2015 at 9:49 am

          Se il pubblico pagante non gradisce il calciatore superpagato, va meno allo stadio, ma lo stipendio glielo paga la società come nel caso di un prodotto qualsiasi, se è fatto male o non incontra il gusto dei consumatori, questi non lo comprano, ma i soldi a chi lo ha prodotto li paga l’imprenditore che poi, ovviamente, li licenzia.

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