L’esponente di SEL che invidia la sicurezza cinese

CINA_-_Dissidente (1)“Girando per Pechino, Shangai, Hong Kong, Gulin, Xian, qualsiasi città grande o piccola, si ha una profonda PERCEZIONE DI SICUREZZA. Badate, non si vede un poliziotto in giro manco per sbaglio. Non ci sono telecamere. Ci si sente dentro ad un immenso spazio pubblico vissuto, partecipato. La vita si svolge in strada e le persone sono ovunque” e ancora “Senza paragoni, ci mancherebbe, sarebbe da folli, però quella che chiamiamo sicurezza partecipata è un po’ quella”.

Ad esprimersi con queste parole non è il Senatore di Forza Italia Antonio Razzi di ritorno dalla Corea del Nord, ma Luca Gibillini, consigliere comunale eletto a Milano tra le fila di Sinistra Ecologia e Libertà, dopo una recente gita turistica in Cina

Nel rispetto delle altrui opinioni, crediamo sia lecito porsi qualche domanda. Non si capisce infatti come un tanto breve e superficiale accenno di analisi del modello sociale e securitario, al netto di quanto raccontato sulla Cina dalla cronaca internazionale, possa essere in linea con quanto espresso negli anni dallo stesso Gibillini in qualità di consigliere, nell’ambito di temi come pubblica sicurezza e gestione di cosiddetti spazi sociali.

Un Luca Gibillini che nel 2012 non ha fatto mancare la propria presenza alla presentazione de “Il libro nero della Polizia – piccoli omicidi di stato tra amici dal 2001 al 2011”, segno di sensibilità verso il tema della repressione di Stato.

Un Luca Gibillini che nell’ambito del proprio ruolo di consigliere ha spesso scansato con fastidio il concetto di “ordine pubblico” e che nel 2013, a proposito dello sgombero dello ZAM di Milano – collettivo impegnato, tra le altre cose, nel denunziare a gran voce sgomberi e repressioni – così si esprimeva: “La perdita di Zam è per me una perdita per la città, perché rappresenta un luogo che va riconosciuto come presidio sociale e di valore per la cittadinanza. Vedremo cosa succede, di certo dobbiamo affrontare la questione Zam in un modo molto diverso da quello dell’ordine pubblico”

Lo stesso consigliere che a inizio marzo, nel corso del dibattito sulla regolarizzazione del Leoncavallo, riferendosi a Gabriele Ghezzi, poliziotto di professione, consigliere comunale e presidente della commissione sicurezza, reo di aver convocato in audizione l’ex Questore di Milano Paolo Scarpis, scriveva su Facebook le seguenti parole: «Il Leoncavallo non può e non deve essere in nessun modo associato a questioni di Sicurezza o ordine pubblico. Chi lo fa o è De Corato o non capisce nulla di cosa succede ed è successo a Milano negli ultimi 30 anni. Le campagne elettorali contro gli spazi sociali pensavo fossero prerogativa della destra più becera»

E ancora, lo stesso Gibillini che il 15 Aprile 2015, dopo il noto post del poliziotto Fabio Tortosa in merito ai fatti del g8, su Facebook domandava “È questa la nostra polizia?”

E’ un obbligo a questo punto sottolineare che secondo le stime del rapporto di NTC – “Nessuno Tocchi Caino”, sulla pena di morte nel mondo, la Cina risulta al primo posto per esecuzioni di pena capitale.

Quasi scontato citare le tensioni con il Tibet, quelle tra Han e Uiguri, entnia turcomanna dello Xinjiang o, senza andare troppo lontani nel tempo, le proteste represse ad Hong Kong nel Settembre 2014 e quelle di Maggio 2015
durante le manifestazioni pro-ferrovia a Linshui

Forse la repressione nel sangue per mano dello Stato è riprovevole nel solo caso in cui non venga normata dalle leggi?

Che dire poi delle notizie di arresti di blogger e giornalisti come Xiao Shu e Zhou Lubao o la condanna a 11 anni di Liu Xiaobo, intellettuale e promotore di iniziative relative alla democratizzazione del sistema politico come Charta08? Falsità, esagerazione dei media occidentali?

O ancora, che dire delle notizie che giungono dalla testata “Internazionale”, secondo la quale, di recente, in Cina sarebbe stata approvata dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del Popolo una nuova legge sulla sicurezza nazionale “in termini molto vasti” spaziando dalla finanza alla politica, dalla difesa alla sicurezza informatica, dall’ideologia alla religione “in modo da lasciare spazio a un ulteriore inasprimento del controllo e della repressione da parte di Pechino”. “Praticamente ogni aspetto della vita sociale ed economica può essere considerato una questione di sicurezza nazionale, e quindi la legge dà alle istituzioni il mandato di intervenire” ha spiega un’esperta di diritto cinese a Business Insider.

Sarebbe bello sapere se il consigliere comunale si sia espresso sulla base di uno studio approfondito delle strutture e dei sistemi giudiziario e di polizia cinesi (e nel caso, se ce le illustrasse) e in seguito a confronti diretti con i cittadini dei luoghi da lui visitati e ancora, perché no? anche con i poliziotti locali, quelli che non si vedono mai ma che, sempre che le testate internazionali non raccontino falsità, probabilmente esistono.

Posizioni chiare di chi sta sempre in prima linea, quelle del Gibillini consigliere a Milano, un po’ meno chiare quelle del Gibillini turista in Cina.

Sulla falsa riga delle esperienze di viaggio concludiamo allora citando parole sentite in una terra meravigliosa quanto soggetta a regime, il Vietnam, da parte di uno studioso di cultura italiana, un filogovernativo forse più per abitudine che per ideali, vaghe simpatie cinesi nonostante le tensioni tra i due paesi nel mar cinese meridionale e poi studi in Italia. In ferrovia ad Hanoi, in attesa del treno notturno per Hoi Han, lo studioso ci salutò con queste parole: “nei paesi comunisti i poliziotti non sono servitori del popolo come da voi, nei paesi comunisti i poliziotti sono i padroni del popolo”. Eppure, proprio come riportato dal Gibillini in Cina, anche nei centri abitati vietnamiti si aveva la sensazione di un territorio vissuto e partecipato dalla comunità, non si vedevano poliziotti e tutto sommato si aveva una buona percezione di sicurezza. Ma quella annusata in Vietnam non era libertà, era paura verso le istituzioni.

Foto AsiaNews

 

“Girando per Pechino, Shangai, Hong Kong, Gulin, Xian, qualsiasi città grande o piccola, si ha una profonda PERCEZIONE…

Posted by Voci Uniformi on Domenica 30 agosto 2015

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3 Comments

  • Paolo Reply

    30 agosto 2015 at 12:23 pm

    Ennesimo esponente di quella categoria di persone, da noi purtroppo molto diffusa, che si inseriscono nel gioco politico solo per approdare ad una carica (ed ovviamente al relativo trattamento economico). Gente che poi, quando è ora, dimostra sin troppo chiaramente di parlare (o scrivere) senza neppure conoscere l’ argomento. L’ aspetto angosciante è che questo incompetente (e come lui, quante centinaia di altri?) noi lo stiamo pagando. E nemmeno poco.
    Finirà un giorno tutto questo?

  • Carlo Lauletta Reply

    30 agosto 2015 at 12:59 pm

    Non conoscevo questo Gibillini. Leggo che è esponente di SEL. Considero quelli di SEL, a partire dalla leader maxima
    Laura Boldrini, “comunisti fai da te”. Essi non hanno nulla a che vedere con i comunisti veri e serî, i quali (piaccia o
    no: dobbiamo essere obiettivi) erano persone responsabili, cosicché, avendo a cuore lo stato sociale, in tema di frontiere
    adottarono una disciplina così rigorosa che, a voler passare senza documenti, si rischiava la fucilazione sul posto.
    Tornando a SEL e a Gibillini, presumo che sulle questioni di politica italiana attuale, ad esempio la sicurezza e i cosiddetti
    centri sociali, questo consigliere comunale cavalchi le posizioni sbagliate. Tuttavia, se su un’altra questione prende una
    posizione che ci sembra giusta, riconosciamolo. Ciò che egli dice sulla Cina non stento a crederlo, anzi mi appare logico.
    Io ho conosciuto paesi dell’Europa orientale (Unione Sovietica, Romania e Germania Orientale) ai tempi del comunismo
    e ricordo che la sicurezza era assoluta, come ora è a Cuba. Una volta a Bucarest dovetti attraversare di notte un grande parco
    pubblico e non solo non mi accadde nulla di male, ma ebbi la sensazione nettissima che nulla potesse accadermi.

  • giuseppe Reply

    30 agosto 2015 at 9:32 pm

    “nei paesi comunisti i poliziotti non sono servitori del popolo come da voi, nei paesi comunisti i poliziotti sono i padroni del popolo” ecco la frase chiave dell’articolo. Giustissima. Come negli stati islamici ed in tutte le dittature.
    Il popolo non sgarra negli Stati comunisti e comunisti con capitalismo di Stato come la Cina, verrebbe incarcerato e massacrato.

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