L’Immoderata di SOS partita IVA

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Chiara Bastianelli, Consulente aziendale, laureanda nel corso specialistico in Management dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e precedente Laurea in Economia Aziendale. Ex attivista e coordinatrice dei Gruppi Tematici di Fare per Fermare il declino. Appassionata di politica, fotografia e viaggi. Innamorata della libertà, della gentilezza e della determinazione. Co-fondatrice del blog Immoderati. Immoderatamente liberale!

Chiara, partiamo subito con una domanda che ti investe direttamente a livello generazionale. Come vive un giovane della tua età il senso di oppressione che l’apparato burocratico-statale pone a carico del suo futuro e della possibilità di un’intera generazione di poter intraprendere con successo una qualsiasi attività?
La risposta a questa domanda è un’interpretazione sullo stile di vita di un’intera generazione. Io credo che il sentimento che caratterizza noi, che la crisi ce la viviamo negli anni in cui le nostre vite dovrebbero decollare, sia la frustrazione. Il problema però non è tanto la disillusione in sé che alle volte arriva a toccare anche il nichilismo, quanto piuttosto ciò che ad essi segue. Mi spiego meglio, i tempi non sono certo i migliori, ma da questa presa di coscienza sta a noi poi decidere se vivere arrabbiati con il mondo intero, cullandoci su frasi fatte sulla classe politica e sull’Italia, oppure rimboccarci le maniche. Darsi da fare è una scelta che può partire solo da noi stessi.

Cosa può fare un giovane in questo paese, a parte espatriare all’estero, per dare un senso alla sua permanenza in una nazione dove il Total Tax Rate sfiora il 70% e la disoccupazione giovanile il 43%?
Un giovane italiano che decide consapevolmente di rimanere in questo paese deve fare attenzione a una cosa che oggi sembra sconosciuta: l’onestà intellettuale. Non vale dunque nascondersi dietro alla scusa della crisi, non è concesso non fare dei tentativi perché tanto si sa “che ce la fanno solo i raccomandati”. Il giovane in questione non deve farsi sconti, in sostanza deve attivarsi, essere propositivo. Questo perché ci sono tre ingredienti che anche una crisi fa difficoltà a schiacciare, e questi sono la professionalità, il coraggio e la pazienza.

Cosa ti ha spinto a bissare il tuo impegno con SOS partita IVA oltre a quello che ti vede già impegnata con gli Immoderati? Quali sinergie pensi possano essere valorizzate tra questi due impegni civili e politici e quale il valore aggiunto che un gruppo giovane, organizzato e preparato come il vostro può apportare alle battaglie di SOS partita IVA?
Ho bissato il mio impegno in nome proprio delle sinergie che intercorrono fra i due progetti: sia gli Immoderati che SOS P.Iva hanno ravvisato la necessità di dare un segnale allo StatoLadro che vuole imperare sulla vita dei cittadini. Una tassazione come quella italiana è già immorale di per sé, ma l’ingiustizia diventa inaccettabile quando ci facciamo una semplice domanda: chi sono le P.iva? Parliamo di buona parte della forza produttrice, di quella che non che succhia risorse ma le immette nel sistema economico. Con questo trattamento fiscale lo Stato Italiano dimostra per l’ennesima volta quanto l’Italia non sia una Repubblica fondata sul lavoro, altrimenti il lavoro verrebbe trattato con rispetto.
Gli Immoderati non potevano rimanere insensibili alla chiamata alle armi e il valore aggiunto principale di un gruppo giovane, si sa, è l’entusiasmo. Otre questo la squadra dello Staff immoderato, cioè il gruppo più operativo e che svolge una funzione di coordinamento, sono per me sempre stati un esempio di come si lavora in team.

Una domanda canonica, che faremo nel corso di questa rubrica a tutti i referenti di Comitato intervistati su QELSI. La tua personalissima visione sulla situazione politica italiana del momento.
La mia personalissima visione sulla politica italiana è appunto immoderata e vietata ai minori di 18 anni. Perché? Principalmente perché, da brava Ex Fare per Fermare il Declino, sono scottata dalla doppia disfatta elettorale ma ancora non rassegnata, e oggi osservare l’operato di quei partiti che si autoproclamano “pseudoliberali” non mi rincuora affatto…mi rende solo ancora più evidente che non possiamo rimanere in finestra a guardare.
Renzi io lo promuovo, ma non per il pensiero politico, in molte cose opposto al mio, quanto piuttosto per aver creato un personaggio con una propria immagine un proprio potenziale. Credo che come “moderato” sia ben spendibile e attualmente sta cavalcando l’onda dell’assenza di alternative. In generale conduce una buona partita, che non è la mia.
E gli altri? Beh, stendendo un velo pietoso sui populismi e statalismi vari dell’estrema destra e sinistra, arrivo al M5S. Ottimo lo spirito e la risposta rivoluzionaria allo status quo, pessimi i modi, la preparazione e la struttura. Per come la vedo io, cambiamento non è sinonimo né di maleducazione né di improvvisazione.
Posso riassumere comunque la mia visione delle cose in una frase: una gran bella disfatta culturale.

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Infine, cosa speri possa fare la differenza per iniziare davvero in questo paese un processo di cambiamento reale, sostanziale e non affetto da quei pressapochismi che hanno caratterizzato finora tutti i tentativi posti in essere in tale senso dal 2011 ad oggi?
Mi piacerebbe dire che “un cambio di mentalità” farebbe davvero la differenza ma ho paura che se aspettiamo le rivoluzioni culturali allora sia meglio emigrare e non pensarci più a questo Bel Paese. Piuttosto io credo che la differenza in Italia la facciano le imprese, gli imprenditori, le partite Iva, gli studenti e i professionisti. Loro fanno la differenza, non è nemmeno giusto parlare sempre in negativo e in modo disfattista. Parlo ad esempio delle PMI, con le quali sono a contatto per via del mio lavoro, loro sono un bacino di idee con un potenziale enorme, hanno un impatto formidabile sull’occupazione, sulle esportazioni e sull’innovazione che non è giusto ignorare. Non è giusto non vedere il buono che ancora c’è in Italia, perché c’è una parte di paese che ancora oggi non si arrende e dalla quale dovremmo ripartire.

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