L’Italia chiede la revoca della custodia cautelare dei Marò. Girone torna a casa?

maròDue giorni fa la Farnesina ha presentato all’Itlos (International Tribunal for the Law of the Sea) di Amburgo, presso il quale è stata avviata la procedura di arbitrato per risolvere il quesito di giurisdizione tra Italia ed India per il caso Marò, un’istanza con la quale si chiede, nelle more della costituzione del collegio arbitrale, la revoca della disposizione di custodia cautelare dei due indagati decisa dai magistrati indiani e la sua sostituzione con quelle previste dall’art.290 della Convenzione di Montego Bay. Questa prevede la possibilità che agli indagati possano essere applicate le misure cautelari nel Paese di origine (Italia), che rappresenta l’oggetto dell’istanza della Farnesina od, in via subordinata, in un Paese terzo in attesa che si dirima la controversia di giurisdizione. Questo al fine di riequilibrare una contesa in cui l’India sinora l’ha fatta da padrone, in pratica escludendo governo, magistratura ed inquirenti italiani da ogni coinvolgimento in un caso in cui si sono messi sotto accusa con metodi di assai dubbia legalità due soldati dell’Esercito Italiano nell’esercizio della loro missione.

L’accoglimento della richiesta italiana avrebbe come effetto immediato la possibilità per Girone di lasciare immediatamente l’India alla volta dell’Italia, o di altra sede secondo quanto disporrà l’Itlos che nel merito dovrebbe decidere nel giro di due o tre settimane. Naturalmente la disposizione riguarderà anche Latorre, il quale comunque si trova già in Italia in convalescenza. In teoria potrebbe allora succedere che Girone possa essere dirottato su un Paese terzo, mentre Latorre lasciato a curarsi in Italia, anche se a questo punto appare assai improbabile che ai due vengano riservate destinazioni diverse da quella naturale dell’Italia. Peraltro, va considerata la labilità della posizione indiana di fronte al tribunale del mare, visto che in quaranta mesi di pseudo-indagini i magistrati di New Delhi non sono neanche riusciti a formulare un capo d’imputazione nei confronti dei Marò, nonostante la fase istruttoria sul loro caso sia stata dichiarata chiusa un anno e mezzo fa, in pratica con un nulla di fatto quanto a conclusioni. Allora gli indiani su cosa possono basare la loro pretesa di custodia cautelare di Girone e Latorre? O ritengono che il tribunale di Amburgo possa accettare che due indagati possano essere trattenuti a tempo indeterminato e senza una scadenza dei termini di custodia preventiva?

Un altro punto a favore della iniziativa italiana per ottenere la revoca della misura cautelare indiana è quello di evitare che a gennaio del 2016 possa nascere un altro contenzioso nel contenzioso, perchè alla scadenza del permesso di sei mesi concesso a Latorre, non ripresentandosi questi in India come è scontato che sia, la Corte Suprema potrebbe emettere nei suoi confronti un ordine di cattura internazionale che potrebbe complicare le cose. Un altro aspetto positivo è che l’istanza della Farnesina avrà esito, con ogni probabilità in accoglimento della richiesta italiana, prima che l’India invii la propria documentazione sul caso al Tribunale di Amburgo, per cui non dovrebbe esserci opposizione alla richiesta di trasferire e tenere in Italia i Marò. Secondo quanto comunicato dal governo indiano, infatti, la riunione tra alti rappresentanti dei Ministeri degli Esteri, Interni, Giustizia e della Procura dell’India, avente per oggetto la discussione e la messa a punto della documentazione completa sul caso Marò secondo il punto di vista degli indiani, si svolgerà il 25 di agosto, quando l’Itlos potrebbe aver già deciso per la custodia cautelare in Italia.

Tra l’altro, finalmente l’India sarà stanata e sapremo di cosa intendono accusare i Marò e la loro ricostruzione dei fatti e delle responsabilità. Se è infatti vero che l’Itlos non entra nel merito della valutazione dei presunti reati e delle dinamiche dei fatti, ma si limiterà solo a decidere chi tra Italia ed India ha giurisdizione sul caso, è anche vero che gli indiani dovranno pure addurre valide motivazioni per giustificare la loro pretesa di trattenere i due fucilieri in India, in attesa di non si sa che cosa, ed eventualmente di rinviarli a giudizio. E lì ne vedremo delle belle perchè non si aspetta altro per organizzare la demolizione con metodica puntualità il castello accusatorio infondato, farcito di menzogne, di manipolazioni delle prove e delle testimonianze, di clamorose lacune ed omissioni investigative in vista di un eventuale processo di fronte al tribunale investito, quasi certamente in Italia, quasi certamente con procedimento concluso con un non luogo a procedere per non aver i nostri militari commesso il fatto.

Chiudiamo con due osservazioni. La prima che l’India in questa fase non è tenuta al rispetto delle decisioni del Tribunale di Amburgo, per cui anche nel caso questo accogliesse l’istanza della Farnesina non è detto che Girone sia lasciato partire, nè che non si chieda la “restituzione” di Latorre tra sei mesi. Certo però che non sarebbe facile per l’India ignorare una tale decisione, soprattutto in considerazione della loro sistematica violazione dei più elementari diritti dell’uomo consumata in questi anni contro i Marò. Un’altra considerazione la riserviamo al nostro Ministero degli Esteri, anche per chiarire perchè un arbitrato dato per avviato all’Aja, presso la Corte Permanente di Arbitrato, in realtà si svolga ad Amburgo, al tribunale del mare. Il fatto è dovuto alla assoluta mancanza di trasparenza della Farnesina sul caso in oggetto, per il quale quando si è mossa l’ha fatto sempre di nascosto, quasi di sotterfugio, come se avesse qualcosa da nascondere.

In linea di principio l’arbitrato avrebbe potuto essere avviato anche all’Aja, dove però non esiste una struttura permanente, ma esiste solo un elenco di arbitri, magistrati di rinomata fama internazionale forniti da diversi Paesi e che operano sotto l’egida dell’Onu. Ogni qualvolta si presenta un caso, viene costituito un collegio arbitrale ad hoc. Nel caso dei Marò, è chiaro che se l’Aja avesse avuto la richiesta di arbitrato l’avrebbe girata per competenza ad Amburgo, tribunale specializzato nell’applicazione della convenzione Unclos III che sarà la legislazione dirimente. Quindi noi, in mancanza di indicazioni della Farnesina, avevamo ipotizzato Amburgo o l’Aja come sede dell’arbitrato, riprendendo la notizia dell’avvio all’Aja diffusa da varie fonti senza alcuna precisazione o commento da parte della Farnesina. Rimane quindi il dubbio se l’arbitrato sia transitato dall’Aja verso Amburgo, come a questo punto pare assai probabile, o se sia stato avviato direttamente ad Amburgo, dove ora siamo certi sia pendente. Cambia poco nella sostanza, ma è per dire che è anche per comportamenti settari ed anche un po’ arroganti come quelli dimostrati dal nostro Ministero degli Esteri se a 40 mesi dal loro sequestro la vicenda dei Marò non solo non s’è conclusa, ma di fatto non è nemmeno cominciata.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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1 Comment

  • Ben Reply

    22 luglio 2015 at 5:35 pm

    l’ itaGlia CHIEDE, chiede sempre, non sa difendere nessuno dei suoi cittadini, un’ itaglia in mano ad una massa di profittatori INCOMPETENTI (come minimo) che stanno distruggendo il bel paese…brava a farsi invadere dal mondo intero, dare diritti agli stranieri, calpestare i suoi cittadini in ogni modo possibile, dalle tasse ESORBITANTI (per pagarsi le gioie della vita, i vitalizi, per avere benefit)….spero finisca presto ed arrivi presto la resa dei conti!!

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