Lo Stato Islamico creato a tavolino da un ex agente segreto

Estremamente attento. Imperscrutabile. Quando i ribelli siriani uccisero quell’uomo, nel gennaio del 2014, dopo un breve scontro a fuoco nella città di Tal Rifaat, non potevano immaginare di aver eliminato il capo strategico dello Stato Islamico.

Il cinquantenne Samir Abd Mohammed al-Khalifa era noto sotto il falso nome di Haji Bakr. Quell’uomo, ritenuto un profugo, era in realtà un ex colonnello dei servizi segreti della forza di difesa aerea di Saddam Hussein, da anni attivo tra le fila dell’Isis. Della sua stessa esistenza si favoleggiava. Gli ex membri del Califfato parlavano di un soggetto sulla cinquantina, membro fondamentale dell’organizzazione. Il vero ruolo dell’uomo è emerso poco dopo la sua morte, controllando i documenti custoditi nella sua abitazione.

Samir Abd Mohammed al-Khalifa non era un uomo qualsiasi, ma l’architetto dello Stato islamico. Nella sua casa rinvenuti organigrammi, elenchi e programmi che descrivono minuziosamente come soggiogare gradualmente un paese ed il suo popolo. Le trentuno pagine sono state pubblicate dal quotidiano tedesco Spiegel. I documenti mostrano una composizione governativa multistrato, con l’utilizzo di tecniche sperimentali o già rodate durante il regime di Saddam per tenere a bada la popolazione. In un certo senso, i documenti sono il codice sorgente dell’esercito terrorista di maggior successo della storia recente.

Fino ad oggi, gran parte delle informazioni sullo Stato islamico provenivano dai militanti “pentiti”, ma i documenti di Samir Abd Mohammed al-Khalifa sono qualcosa di eccezionale per quel movimento apparso inarrestabile fino alla tarda estate del 2014, quando iniziarono i bombardamenti aerei che hanno posto fine alla marcia trionfale dell’Isis.

La storia di Haji Bakr inizia alla fine del 2012, quando si trasferisce in Siria. Fino ad allora le parole “Stato islamico” non sono di dominio pubblico. Il piano dell’uomo era già ben tracciato: conquistare quanto più territorio possibile in Siria, futura testa di ponte per l’invasione dell’Iraq. Bakr acquista una piccola casa a Tal Rifaat, città a nord di Aleppo. La scelta della città non è casuale. Fin dagli anni ’80, la città fornisce manodopera per i Paesi del Golfo, in particolare per l’Arabia Saudita. Una volta ritornati in patria, in molti di essi era già forte la convinzione radicali. Erano quelli gli uomini che servivano per fondare lo Stato Islamico.

Nel 2013, Tal Rifaat diventa roccaforte dell’Isis con centinaia di combattenti. Fu lì che il “Signore delle Ombre”, come alcuni lo chiamavano, delineò la struttura dello Stato islamico: dal livello locale alla progressiva infiltrazione nei villaggi. Utilizzando una penna a sfera, disegnò su un foglio di carta la futura catena di comando del Califfato. Per una coincidenza, quei fogli utilizzati portavano l’intestazione del Ministero della Difesa siriano e del dipartimento responsabile dell’approvvigionamento ai civili.

Quello delineato da Bakr non era altro che un progetto per un “cambio di gestione”. Non un manifesto di fede, ma un piano tecnicamente elaborato per un “Islamic Intelligence State” un califfato gestito da un’organizzazione che somigliava alla famigerata Stasi, l’agenzia di intelligence interna della Germania dell’Est. Questo progetto è stato realizzato con una precisione sorprendente.

Il piano inizia sempre nel medesimo modo: il gruppo recluta adepti con il pretesto di aprire un ufficio Dawah, un centro missionario islamico. Tra coloro che ascoltano le lezioni, ne sono selezionati un paio per un addestramento specifico. Loro compito sarà quello di spiare i villaggi ed ottenere ogni tipo di informazione. Tra i documenti, rinvenute anche le informazioni che gli agenti dovevano raccogliere: lista delle famiglie potenti e le loro fonti di reddito, componenti dei ribelli nei villaggi, i loro capi ed orientamento politico. Essenziale scoprire anche le loro attività illegali (secondo la legge della Sharia) che sarebbero poi state utilizzate per il ricatto. Le spie avrebbero dovuto scoprire anche gli omosessuali. Ogni cosa poteva essere usata per futuri ricatti.

Scrive Bakr: “I più intelligenti saranno nominati sceicchi della Sharia. Li addestreremo e poi li invieremo nei vari villaggi. Questi fratelli saranno selezionati per sposarsi con le figlie delle famiglie più influenti, al fine di assicurarci l’appoggio a loro insaputa”. Le spie avrebbero dovuto captare i disagi della popolazione, carpire tutte le informazioni che sarebbero poi state utilizzati per dividerla e sottometterla. Gli informatori erano ex spie del regime di Saddam, ma anche oppositori del regime. La maggior parte delle spie presenti sulla lista di Bakr erano poco più che ventenni, ma figuravano anche molti sedicenni.

Il controllo doveva essere totale: dalla finanza alle scuole, dagli asili nido ai mezzi di comunicazione e trasporto. In ogni progetto di conquista, c’è sempre una costante, meticolosamente affrontata in organigrammi ed elenchi di competenze e relazioni: la sorveglianza, lo spionaggio, l’omicidio ed il sequestro.

L’emiro o il comandante del consiglio provinciale – scrive Bakr – è responsabile di omicidi, rapimenti, comunicazione e crittografia, oltre alla supervisione degli emiri di grado inferiore. Questo modello, sarebbe stato l’orologio demoniaco di una struttura di comando capillare progettata per diffondere la paura. Anche la parola che Bakr utilizza per la conversione dei veri musulmani, “takwin”, non è di carattere religiosa, ma un termine tecnico che significa “implementazione”. Bakr ha semplicemente modificato ciò che aveva appreso in passato in quell’apparato di sicurezza onnipresente di Saddam Hussein, in cui nessuno poteva davvero essere certo di non essere spiato.

Nei testi di Bakr non c’è alcun riferimento a Dio. Il motivo è semplice: egli credeva che le sole fanatiche convinzioni religiose non siano sufficienti per raggiungere la vittoria, ma la fede poteva essere sfruttata. Nelle prigioni americane, Bakr e un piccolo gruppo di ex ufficiali dei servizi segreti iracheni conobbero Abu Bakr al-Baghdadi, l’emiro che più tardi diverrà il “Califfo”, il leader ufficiale dello Stato islamico. La scelta di Baghdadi non è stata fatta a caso: è un religioso istruito, “sarebbe stato il volto religioso del gruppo”.

Nel maggio del 2003, Paul Bremer, allora capo dell’autorità occupazionale Usa a Baghdad, sciolse l’esercito iracheno. Migliaia di ufficiali sunniti ben addestrati, si ritrovarono senza lavoro e derubati della loro vita con un tratto di penna. In quel momento, l’America creò i suoi più acerrimi nemici. Forse in quel momento nacque lo Stato islamico.

Franco Iacch – Difesaonline

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1 Comment

  • giuseppe Reply

    21 aprile 2015 at 8:53 pm

    Interessante articolo. Già, la fede puo’ essere sfruttata, se poi é supportata da un testo violento come il Corano-Sharia, diventa tutto piu’ demoniaco. D’altronde Islam e Nazionalsocialismo hanno molto in comune.

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