Lo Stato Islamico punta i gay: truci esecuzioni di piazza in Siria

gayDue giorni fa, in una via del centro di Palmira, in Siria, di fronte ad una folla appositamente raccolta e “caldamente invitata” ad assistere con attenzione allo “spettacolo” che sta per essere messo in scena. Da un gruppo di terroristi dell’Is in divisa nera e volto coperto uno si fa avanti. E’ il “giudice”, colui che è delegato a leggere su un foglietto spiegazzato la sentenza contro due uomini accusati di omosessualità. La decisione è scontata: morte con sentenza immediata. Il tipo di esecuzione scelto è agghiacciante: per entrambi lancio dal terrazzo del limitrofo Hotel Wael. Prima dell’esecuzione il “giudice” chiede ad uno dei due condannati se è soddisfatto della sentenza: dopo tutto, lascia intendere, gli stanno facendo un favore, perchè la morte lo purificherà di ogni peccato commesso. “Preferirei che mi sparaste in testa” ha replicato il 32nne Hawas Mallah, sguardo vitreo sperso nel vuoto di quel suo residuo scampolo di vita, rassegnato e consapevole che il suo ultimo desiderio non sarebbe stato nemmeno preso in considerazione.
L’altro condannato, Mohammad Salameh, appena un ragazzo di 21 anni si è prostrato, si è umiliato, ha invocato clemenza, ha chiesto che gli fosse concessa un’ultima chance di ravvedimento, ha giurato su tutto il possibile che mai più avrebbe fatto sesso con un altro uomo. Parole al vento, supplica cui nessuno ha dato ascolto nè tra i terrosti, nè tra gli astanti. Sarebbe stato buttato giù dal terrazzo senza pietà anche lui per una decisione irrevocabile ed irremovibile, appena presa senza l’ombra di un processo. Dopo di che i due condannati sono stati bendati e con le mani legate dietro la schiena sono stati trascinati sul terrazzo dell’albergo, un edificio di 4 piani, a calci, spintoni, sputi e strattonate, come Gesù sul Golgota.
La foto che mostriamo è un fotogramma del video dell’avvenimento che qualcuno ha fatto avere a tale Omar, presumibilmente un nome fittizio per mantenere l’anonimato, un siriano gay dichiarato che due anni fa fece in tempo a sottrarsi alle grinfie dell’Is ed a rifugiarsi a Reyhanli, cittadina situata nel Sud della Turchia. E’ qui che Omar si è fatto intervistare a volto coperto e voce contraffatta da Daniel Halaby, inviato dell’autorevole Associated Press, e gli ha fornito il video. Nel fotogramma, oltre ad una vittima, presumibilmente Salameh, tenuta per le caviglie un attimo prima che sia lasciata la presa, si intravedono le auto in sosta nel parcheggio dell’hotel e la moltitudine di persone raccapricciate, costrette ad assistere ad una manifestazione di inusitata e bestiale violenza.
“Il primo a subire la sentenza è stato Mallah, dopo che era stato legato ad una sedia perchè non potesse opporre resistenza” ha raccontato Omar. E’ caduto di schiena, orribilmente maciullato, ma ancora vivo. E’ stato finito con un colpo alla testa. Il giovane e gracile Salameh è stato gettato legato ed è caduto a piombo, di testa, rimanendo ucciso sul colpo. Nonostante questo, un gruppetto di terroristi gli si è fatto intorno ed ha cominciato a scagliare pietre verso il suo corpo, per non rinunciare alla gioia di una lapidazione, seppure solo di un cadavere. I due corpi sono stati quindi appesi ed esposti per due giorni in Piazza della Libertà (!!!), al centro di Palmira. Sui due cadaveri un cartello ammonitore: “Hanno ricevuto la giusta punizione per avere commesso il crimine di cui si macchiarono le genti di Lot (gli abitanti di Sodoma, ndr)”.
Un’esecuzione raccapricciante quella di Palmira che desta orrore, anche se non raggiunge il grado di crudeltà e di brutalità di cui furono capaci i partigiani rossi di Tito quando, con la connivenza dei partigiani del PCI guidato da un Palmiro di casa nostra, cioè Togliatti, infoibarono migliaia e migliaia di italiani giuliani e dalmati, tra cui moltissimi partigiani cattolici, liberali, repubblicani, che combattevano per la vera libertà e la democrazia, che non si vollero piegare al totalitarismo comunista della nascente Jugoslavia. Partigiani anticomunisti e cittadini inermi rei solo di avere degli ideali e di non avere portato il cervello all’ammasso, vennero legati col fil di ferro due a due, faccia a faccia e scaraventati in fondo a crepacci e budelli carsici che i locali chiamano foibe, dove trovarono morte atroce dopo lunga ed orrenda agonia, anche se qualcuno il 25 aprile finge di esserselo dimenticato. Facciamo questo drammatico richiamo per l’indignazione che ci suscita il vedere adesso squallidi figuri, degni epigoni degli infoibatori di allora, molti dei quali peraltro sono negazionisti e sostengono che le foibe non sono mai esistite, schierarsi strumentalmente in prima fila nella condanna di ogni violenza terroristica e dei crimini degli altri, passando però con disinvolta ipocrisia sui crimini commessi quando i terroristi erano loro.
Secondo Hossein Alizadeh dell’associazione “OurRight Action International” con sede a New York, con queste due salgono a 36 le più recenti esecuzioni in Siria di individui accusati di sodomia, benchè in molti casi tali accuse fossero infondate o non provate. Un dettaglio inessenziale, questo  per le menti malate di ossessi psicolabili, ignoranti, rozzi, stupidi, privi di qualsiasi barlume di umanità, che si rivelano bestie solo assetate di sangue e che ovviamente sarebbero tali in ogni caso, anche per l’esecuzione di omosessuali dichiarati e comprovati. Ma chi pensa che nell’Islam i gay abbiano vita dura solo quando cadono nelle mani dei fondamentalisti più radicali è completamente fuori strada. Persino la gran parte di coloro tra i musulmani che combattono o si oppongono all’Is e che si  dichiarano scioccati per l’avere assistito, od avere avuto notizia, di torture e di esecuzioni di inimmaginabile atrocità, ritengono che i gay debbano comunque scontare le loro colpe con la morte, magari senza tortura preventiva e con metodi di esecuzione meno truci di quelli dell’Is.
Nei confronti degli omosessuali l’Islamic State ritiene di potere applicare alla lettera l’affermazione attribuita a Maometto secondo il quale i gay dovrebbero essere tutti precipitati da un’enorme altezza e poi lapidati. In Afghanistan i talebani hanno a volte fornito una lettura diversa del presunto disposto del Profeta ed invece di precipitare e lapidare i gay, li hanno seppelliti vivi con la testa fuori e poi ci hanno costuito sopra muri di pesanti pietre. Queste pratiche, da quanto si può leggere su Dabiq, la rivista on-line in lingua inglese dell’Is, metterebbe al riparo i credenti musulmani dall’incamminarsi sulla via della corruzione e della depravazione morale da tempo presa dall’Occidente. Vecchia e consunta ricetta quella di esercitare il potere col terrore per dissuadere qualsiasi forma di dissidenza. Ma al solito l’IS, così come ogni regime totalitario, piega la storia a proprio piacimento.
In effetti, gli adepti del terrore si rifanno alla vicenda di Lot e di Sodoma, ma a tale proposito il Corano invoca la punizione dei gay, ma non indica quale questa debba essere. Inoltre, il Corano concede ai reprobi la remissione del peccato di omosessualità dietro pentimento, un aspetto questo completamente ignorato dagli oltranzisti. Inoltre, in caso di ricaduta, la pena dovrebbe essere quella del loro abbandono in un posto remoto ed isolato, non necessariamente una pena capitale da eseguire immediatamente. A prevedere per i gay solo e sempre la pena di morte non è quindi il Corano, ma l’Hadith (raccolta di narrazioni e racconti i quali, noi diremmo, fanno giurisprudenza nell’Islam), parte costitutiva della Sunna, che dopo il Corano è la seconda fonte ispiratrice della Shari’a, cioè della legge islamica.
Tuttavia, le varie fonti differiscono di molto tra loro per il trattamento da riservare ai gay. Molti musulmani moderati ritengono ingiusto comminare la pena di morte agli omosessuali, anche se le loro pratiche sono duramente denunciate e definite riprorevoli e non accettabili. Comunque, nel mondo arabo l’omosessualità è ritenuta dappertutto un reato grave da punire con pesanti pene detentive per “condotta immorale”, con l’aggiunta spesso e volentieri di qualche buona dose di frustate in Iran ed Arabia Saudita. Di fronte a tutto questo, da noi, c’è ancora chi definisce omofobi quelli che contestano i gay prides ritenendoli delle inutili e volgari provocazioni per l’ottenimento di diritti già largamente riconosciuti agli omosessuali. Magari sono gli stessi che poi si battono per l’accoglienza dei clandestini, la loro integrazione, cioè per la sostituzione della nostra cultura con la loro, e vogliono cancellare i simboli del cristianesimo per non urtare le loro delicatissime sensibilità. E le nostre di sensibilità invece si possono urtare a piacimento? Mah.
Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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