L’ONU “copre” gli stupri dei parà francesi, ma non muove un dito per i Marò

maròPer mesi, alcuni dei massimi funzionari ONU per la difesa dei diritti umani hanno omesso di segnalare e di verificare le accuse di abusi sessuali perpetrati dai parà francesi dispiegati nella Repubblica del Centro Africa, che si basano su precise denunce e testimonianze raccolte in loco da personale delle stesse Nazioni Unite. Secondo tali alti funzionari, essi si sarebbero astenuti dal dare seguito alle numerose denunce e segnalazioni ricevute, classificate come “strictly confidential”, cioè da ritenersi estremamente riservate, nella convinzione che del caso stessero occupandosi le preposte autorità francesi. Una ignobile menzogna, una bugia dalle gambe corte perchè subito smentita dai fatti che consistono in una miriade di richieste del governo francese, arrivate con ogni canale possibile nelle appropriate sedi dell’ONU, alle quali però nessuno ha mai risposto, per ottenere dettagliate informazioni ed ogni altro elemento utile ad istruire un’inchiesta per chiarire i fatti ed individuare eventuali responsabilità.

In una dichiarazione sottoscritta e firmata dal Vice Alto Commissario ONU per i diritti umani, rilasciata alla The Associated Press, si afferma chiaro e tondo che il velo che copriva il caso è stato sollevato da un suo collega delle Nazioni Unite che 10 mesi fa “osò” avvertire le autorità francesi delle accuse di abusi su bambini, anche di soli 9 anni, commessi dai parà in Centro-Africa, nella convinzione, poi purtroppo rivelatasi esatta, che l’ONU non avrebbe voluto rischiare di compromettere la missione di pace appena avviata in quel Paese. Bravo, anzi brava perchè è una donna, questo vice commissario, che in pratica accusa un suo collega di “aver fatto la spia” e se la prende con lui, invece che con i parà di Francia, considerandolo un destabilizzatore che mina le missioni di pace. Va sottolineato che queste a volte sono di grande utilità, si vedano le missioni dei soldati italiani in Libano o in Afghanistan dove i nostri militari sono apprezzati e benvoluti da tutti senza eccezioni tra le popolazioni soccorse, ma che soprattutto fanno la gioia di corrotti funzionari disposti a passare sopra a tutto e tutti pur di poter “gestire” i lauti finanziamenti destinati alle costosissime missioni di peacekeeping. Ma non basta.

Scoperta due mesi fa dal suo boss, cioè l’Alto Commissario capo dell’ONU Zeid Ra’ad al-Houssein, il Vice Commissario non si è limitato a dare dello spione al collega reo solo di aver fatto in tutta coscienza il proprio dovere, ma ha così giustificato il suo mancato e dovuto intervento sul caso tenuto nascosto al suo capo : “Purtroppo non mi sono potuta occupare del problema perchè ero distratta da molte altre importanti questioni, tra le quali quella relativa alla spending review necessaria ad operare tagli del budget”. Senza parole; invece di occuparsi della difesa dei diritti umani, lavoro per il quale viene profumatamente ed esageratamente pagata con accrediti esentasse, la signora vice commissario passa le sue giornate a recriminare ed a tormentarsi perchè gli impongono di limitare gli sperperi di denaro (pubblico) che deriva dalle contribuzioni dei Paesi membri cui spesso, troppo spesso, si risolvono le missioni di pace.

Aggiunge poi il vice HCUR (Alto Commissario dei diritti umani) delle Nazioni Unite in una sua dichiarazione dello scorso 26 marzo: “Mi dispiace che in quei giorni febbrili io non abbia potuto dedicarmi alla situazione venutasi a creare nella CAR (Center-Africa Republic). Il mio superiore ed io eravamo stati informati che la Francia stava indagando sul caso per assicurare alla giustizia i responsabili ed eravamo tranquilli in merito. Mi assumo ogni responsabilità dell’accaduto e per non avere posto la dovuta attenzione alla vicenda”. Scuse puerili ed infondate, ancora non seguite da sacrosante dimissioni. Il Commissario era stato tenuto all’oscuro di tutto e l’inchiesta dei francesi si è potuta avviare solo dopo che lui era venuto a conoscenza della questione ed aveva trasmesso gli atti. Qualche giorno fa, la procura parigina, che ha aperto un fascicolo sull’accaduto, ha fortemente stigmatizzato la sclerotizzata gerarchia dell’ONU che ha impiegato sei mesi a fornire le necessarie informative. Ma si sono veramente dimenticati di informare o avevano deciso di non informare? Si tenga presente che l’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha sede in Svizzera, a Ginevra, a due passi da Parigi. Sarebbe stato così complicato scambiarsi almeno una telefonata, una e-mail, un fax per chiarirsi con le autorità francesi, o magari di farlo nel corso di una cena in riva al lago Leman visto che tanto a pagare sarebbero stati i soliti noti, cioè i contribuenti di Francia ed Italia?

L’informativa dell’ONU è arrivata sulle rive della Senna lo scorso 29 aprile, guarda caso appena poche ore dopo che il quotidiano inglese Guardian aveva reso di pubblico dominio la notizia delle malefatte dei parà francesi, inviati nella CAR per interporsi tra i belligeranti impegnati nel cruento e complicato conflitto che oppone cristiani a musulmani, regolari governativi a guerriglieri e nella matrice di scontri tribali che devastano il 179mo Paese del mondo per Pil pro-capite. Secondo numerose testimonianze di quelli che avrebbero dovuto essere i “protetti”, appena arrivati a Bangui molti parà avrebbero cominciato ad assicurarsi vergognose prestazioni sex , si parla di sodomia e di stupri in tutte le salse, offrendo in cambio cibo ed acqua minerale a bimbe e bimbi del luogo, anche di tenerissima età. Al punto che decine di migliaia di persone della capitale hanno preferito sottrarsi alla protezione dei francesi ed esporsi agli attacchi mortali dei guerriglieri o dei musulmani, insediandosi in campi profughi improvvisati fuori città. Insomma, meglio essere ammazzati dagli autoctoni che stuprati dai francesi. Il vice commissario dell’ONU aveva coperto per mesi questa situazione.

Ma adesso che tutti sanno, sta succendo qualcosa di nuovo? Quasi nulla. In Francia la Procura parigina porta avanti la sua inchiesta, ma sottotraccia e senza nessuna fretta. I parà implicati non si sa dove siano, forse tornati in Patria, forse smistati verso altre missioni, verso altre popolazioni da stuprare. Inutile dire che il funzionario ONU che aveva coperto il caso è un’italiana, ovvero l’apprtenente ad una etnia ricca di gente che ha nel proprio DNA l’attitudine a gestire le situazioni e pratica la poco nobile arte di arrangiarsi per proprio tornaconto. Si tratta della Dott.ssa Flavia Pansieri per la quale, figuriamoci, quando nel 2013 ricevette da Ban Ki-moon l’incarico di vice commissario UN, in Italia (Governo Monti) si espresse “vivissima soddisfazione” per il “riconoscimento degli importanti risultati raggiunti dall’azione italiana in tema di libertà di religione e dei diritti delle donne e del fanciullo (sic!) e più in generale per la promozione dei diritti umani nel mondo”.

Flavia Pansieri non è certo una sprovveduta. Vanta trent’anni di carriera alle Nazioni Unite, dove ha ricoperto incarichi rilevanti in diverse Agenzie specializzate, ed in Uffici ONU presso numerosi Paesi, fra i quali la Cina, lo Yemen, il Bangladesh e il Myanmar. Ha svolto incarichi di rilievo anche a Vienna e a New York, approdando ora ad un ufficio prestigioso cui è affidato il nobile compito “di rappresentare l’impegno del mondo per gli ideali universali della dignità umana”. Quando la sua ex collega Laura Boldrini fu eletta inutile presidente dell’ex Camera dei Deputati, divenuta l’ormai inutile Camera dei Decreti Legge, non si dimenticò di inviarle un messaggio di congratulazioni e di auguri. Però si è dimenticata di occuparsi della questione CAR e delle infami sevizie sessuali di infanti e bambini, di far indagare sui quei fatti e poi di rassegnare le proprie dimissioni una volta colta con le mani nel sacco. Però si è ricordata di partire al contrattacco ed ha fatto sollevare il Palazzo di Vetro facendolo scagliare contro lo spione, un funzionario svedese di nome Anders Kompass. Per cui, invece di ricevere un encomio, il Kompass è stato oggetto di durissime accuse per non aver rispettato “il protocollo” avendo fornito una relazione sui fatti senza però indicare per nome e cognome i presunti responsabili, nomi che avrebbero potuto leggere semplicemente consultando le numerosissime denunce presentate contro di loro. Per Kompass avevano preparato la lettera di licenziamento, ma poi non gliel’hanno fatta recapitare perchè hanno pensato che la Svezia avrebbe potuto reagire tagliando dalla propria contribuzione all’ONU la quota destinata alla difesa dei diritti umani. Che amarezza!

Segnaliamo che in quello stesso teatro operativo, negli ultimi anni sono accaduti fatti orripilanti praticamente ignorati o che non hanno avuto alcun seguito. Qualche anno fa, i caschi blu indiani inviati nell’area si dettero al saccheggio, al commercio clandestino ed a stupri di massa che, a differenza di quelli “pacifici” dei francesi, spesso si concludevano con la soppressione delle vittime, donne e bambine. In quel caso l’Onu intervenne a spalleggiare il Congo che pretendeva giustizia, ma l’India pretese per i propri militari il rispetto dell’immunità funzionale, quella che adesso rifiuta di riconoscere ai nostri Marò, così riuscendo a sottrarre alla pena capitale 47 suoi soldati. Due anni fa, i parà francesi uccisero per errore due civili indiani e ne ferirono gravemente un’altra decina, lavoratori pendolari scambiati per terroristi. Era successo, pazienza, che ci volete fare? Mentre nelle Nazioni Unite c’è sempre qualcuno pronto a coprire i misfatti delle truppe di interposizione di pace per non perdere i relativi budget di spesa, per la salvezza dei Marò, che non frutta nulla, non c’è nessuno disposto a prendere a cuore la loro sorte.

Una anno fa, in effetti, l’ufficio di Ginevra condannò con durezza il comportamento tenuto dall’India con i Marò, accusandola di palese violazione dei loro diritti umani. Lettera morta, nessuno ha mosso un dito, è finita lì perchè i Marò non stanno nel budget, mentre parà francesi e soldati indiani sì. Allora, sic rebus stantibus, cominciamo a minacciare di non partecipare più ad alcuna missione di pace internazionale, e per far vedere che non scherziamo, cominciamo a ritirare qualche centinaio di nostri valorosi militari in giro per il mondo ed a tagliare i relativi budget. Vuoi vedere che qualcuno a New York e Ginevra finalmente si muoverà, risvegliandosi da un colpevole assenteismo dalla vicenda dei nostri due fucilieri che gli indiani vogliono incastrare per un duplice omicidio cui sono estranei?

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • HOPITAL Reply

    27 maggio 2015 at 10:25 am

    Perché continuiamo ancora a partecipare alle manovre ONU? Non sembra ci consideri molto. L’ONU non solo NON difende i Marò dalle calunnie indiane ma ha coperto sia gli stupri dei Parà francesi sia gli stupri degli oltre 35 soldati indiani in Congo permettendo al loro premier di andare a riprenderseli. E all’India non hanno contestato il processo ai Marò con le prove distrutte (barca inservibile; corpi sepolti) e il diniego al collegio di difesa della consegna di altre prove. Non hanno fatto una piega neanche quando gli inquirenti indiani hanno invocato la Sua Act e pure l’inversione dell’onere della prova (contrario a tutte le garanzie processuali tranne che nei regimi totalitari)! Che schifo.

  • Paolo Reply

    27 maggio 2015 at 1:14 pm

    L’ ONU andrebbe soppressa… non serve più assolutamente a niente (a parte foraggiare i propri funzionari).

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