Luna di miele finita per Renzi quando la realtà italiana si scontra con le ambizioni

unnamedLa luna di miele politica è finita da un pezzo per il premier italiano Matteo Renzi, e sarà difficile conciliare la sua manovra elettorale con l’economia tormentata dal debito.
La timida uscita da una recessione assai lunga ha lasciato molti italiani frustrati, con la disoccupazione giovanile al 44,2% nel mese di giugno. Con la sua popolarità al minimo storico nei sondaggi, il quarantenne Renzi ha promesso tagli alle tasse per 35 miliardi di euro per tre anni dal 2016 al 2018. Le previsioni di crescita rendono tali promesse impegnative. La Banca d’Italia prevede una crescita del solo 0,7% quest’anno, meno di un quarto del 3,1% previsto dalla banca centrale spagnola per il paese iberico. “Il finanziamento per tagliare le tasse è un po’dubbioso perché Renzi sta facendo affidamento sull’economia per trovare ulteriori risorse” dice Marc Ostwald, analista alla ADM Investor Services International Ltd a Londra. “Ha messo in movimento cose che porteranno frutti nei prossimi 12-18 mesi”.

Renzi, che è entrato in carica nel febbraio 2014, ha promesso di abbattere il debito-record italiano di 2200 miliardi di euro, il più alto di tutti i paesi dell’area euro dopo la Grecia in proporzione all’economia. Renzi è supportato almeno per ora dalla Banca Centrale Europea. Il suo programma quantitative-easing di acquisto di titoli del debito pubblico ha aiutato a mantenere i tassi di interesse bassi. Il rendimento dei titoli di Stato italiani decennali è stato inferiore al 2% lo scorso mese, un annuncio lontano da più del 7% di quando la crisi del debito dell’eurozona ha scosso il paese nel novembre 2011. Il rendimento dei titoli decennali era all’1.78% alle 10.32 di mercoledì. Il mercato obbligazionario non si riflette in un elettorato italiano che sta diventando sempre più impaziente con un’economia che solo lentamente sta recuperando il terreno perso durante la crisi finanziaria. L’indice di gradimento di Renzi da un 5 del 70% dello scorso anno è crollato di quasi la metà fino al 36% in giugno, secondo un sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera. Un altro sondaggio del quotidiano La Stampa ha riportato che la popolarità di Renzi era al 35% nel mese di luglio dal 67% dopo le elezioni europee del maggio 2014.

I tagli fiscali dovrebbero abolire tutti i prelievi sulla prima casa a partire dal 2016, una mossa popolare in un paese in cui oltre il 70% della popolazione è proprietario della casa in cui vive. I tagli per le imprese dovrebbero seguire nel 2017 e sull’Irpef nel 2018, anno in cui in Italia sono previste le elezioni. Il costo stimato dei tagli nel 2017, circa 15 miliardi di euro, rischia di costringere l’Italia a chiedere alla Commissione Europea più flessibilità sulle sue politiche di bilancio, ha detto Loredana Federico, economista alla UniCredit a Milano. “È difficile far scendere l’indice del debito solo con l’austerità, è necessaria anche la crescita”, ha detto Federico. “Il taglio delle tasse renderà l’Italia più competitiva, ma allo stesso tempo devono esserci tagli strutturali alla spesa pubblica” La spending review del governo punta a 10 miliardi di euro di risparmio nel 2016. Ma dato quanto era andata a fondo l’economia italiana, Ostwald di ADM Investor Services prevede “una lunga battaglia dura avanti” per portare a compimento le riforme.

Nel mese di giugno le esportazioni italiane sono diminuite dello 0,6% rispetto al mese precedente, a causa di minori vendite nei paesi non appartenenti all’Unione Europea, ha fatto sapere l’Istat mercoledì. Anche il consenso per il Partito Democratico di Renzi è precipitato negli ultimi mesi secondo i sondaggi di opinione pubblica, compresi quelli condotti dall’Istituto Ixé e da IPR marketing. I sondaggi mostrano che il partito è tuttavia ancora molto più avanti del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, i suoi rivali più vicini. Dopo mesi di popolarità Renzi in cui hanno costituito una alternativa altamente improbabile, il cerchio magico del premier sta suonando l’allarme per la minaccia dei partiti anti-sistema in sfida al suo governo. Maria Elena Boschi, Ministro per i rapporti col Parlamento, ha messo in guardia i dissidenti nel Partito Democratico di Renzi dicendo che “coloro che lottano contro le riforme dovranno assumersi la responsabilità per la consegna dl nostro paese” ai populisti e ai movimenti di destra.

di John Follain per Bloomberg Business

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