Ma Renzi lo sa cosa sono i gufi?

renzi_pd_silenzioR439_thumb400x275Ermeneutica del gufo e difesa del rapace notturno che intimorisce la quaglia spavalda
“La differenza tra i gufi e i non gufi- afferma Matteo Renzi – è che il non gufo non si limita ad alimentare le critiche, ma prova a risolvere le cose con un’assunzione di responsabilità collettiva. Questi invece si piazzano sulla tartina al salmone e discutono sul fatto che l’Italia non la salverà nessuno. Ma inizia a lavorare te, anziché continuare a lamentarti degli altri.” Così il Premier, utilizzando una figura tra le più note alla società di massa, nell’accezione di “uccello del malaugurio”, di animale maligno e oscuro per via della sua natura restia e il suo verso cupo e, facendo riferimento al verbo gufare, che, nel gergo giovanile, significa portare sfiga, bolla e cataloga tutti coloro che, al di là del movente più o meno nobile, osino muovere qualche critica al rottamatore, all’unico che, a suo umilissimo avviso, voglia e possa fare qualcosa per salvare “le genti del bel paese là dove ’l sì suona”. Mossa astuta, geniale, politica, quella di dipingere l’avversario di turno, chiunque esso sia, qualunque sia la sua vera natura e qualunque siano i suoi veri intenti, in un gufo che cerca e spera il peggio per il proprio paese, che pur di dire “avevo ragione io, hai fallito” sarebbe disposto a rimetterci anche personalmente.

No! Il Presidente Renzi si sbaglia, non siamo tutti gufi. O forse sì. Quel che è certo è che non lo siamo, almeno non tutti, nell’accezione dispregiativa che intende il gallo cedrone, un po’ spiumato, di Firenze.

Non neghiamo l’esistenza di avvoltoi, iene e sciacalli, pronti ad avventarsi sulla carcassa di una preda da altri abbandonata. Non neghiamo che la politica, il giornalismo, i social siano pieni di personaggi che si comportano così, anche se è altrettanto vero che chi accusa dovrebbe chiedersi se mai, mai, abbia tenuto verso altri un simile comportamento. Non neghiamo che esista dunque chi spera con tutto se stesso che qualcuno fallisca per avventarvisi sopra. Ma c’è differenza tra gufi e avvoltoi. E non è possibile mettere gli uni e gli altri nella stessa categoria. E’ profondamente sbagliato mettere sullo stesso piano chi critica e chi spera nel fallimento di qualcuno. Ma nel descrivere come gufo chiunque non la pensi come lui, Matteo Renzi gioca scorretto. Perché se lo sciacallaggio, l’atteggiamento da avvoltoi, la goduria per l’altrui fallimento sono eticamente riprovevoli, muovere critiche e non farsi educare, addestrare, indottrinare è un dovere morale, per noi gufi.

Senza i gufi, probabilmente, la quaglia spavalda che tanto li detesta non si renderebbe conto neppure della propria natura e, in un mondo fatto solo di foche ammaestrate ad annuire sempre, il galletto si stimerebbe e sarebbe stimato aquila reale, pur continuando a perdere penne là dove osano le quaglie. Il premier teme i gufi perché sa che non si fanno certo intimorire dal ruggito di un coniglio e, purtroppo per lui, sono animali che in letargo non vanno mai. Il gufo con il suo sguardo acuto, profondo, penetrante, vigile è simbolo di attenzione, controllo, accortezza e intuizione. Sebbene il gufo non possa muovere gli occhi sempre fissi, attenti e mai distratti, la sua capacità di ruotare la testa di 270° gli permette di avere un’ampia visuale di campo; l’ampiezza degli occhi gli permette di vedere nell’oscurità, caratteristica che trasmette, a chi non ha nulla da temere, un senso di protezione.

Rivendico il diritto di essere gufo, auspico che quanti più gufi possibili possano nascere. Perché solo chi ha la capacità di guardare facilmente in ogni direzione può prestare massima attenzione a quanto accade attorno a lui, così da essere consapevole dei rischi che può correre. Noi non speriamo, non gufiamo, non vogliamo il nostro male. Ma non siamo foche ammaestrate. Non faremo di un’oca giuliva un falco pellegrino.
Non siamo avvoltoi: i gufi cacciano prede vive. Ma non sbaveremo e non saremo ubbidienti, promessa o minaccia che sia.

di Leonardo Rossi

Redazione

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2 Comments

  • Monica Cappellini Reply

    5 agosto 2015 at 2:51 pm

    QUAGLIA dienta quaglione e coxxinx
    bene spavaldo? perchè è un idiota corrotto che da’ retta al primo fesso che parla pur di essere in prima linea
    malattia di protagonismo senza averne i carismi di ubiquita’ ne’ osmosi. Le sue azioni puzziano quanto na carogna

  • Monica Cappellini Reply

    5 agosto 2015 at 2:52 pm

    quaglia quaglione e co……
    Protagonista malato di se’ ; non resiste a far danni… percio’ fuori la quaglia a far ova ; e elezioni

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