Marino caccia dai Fori venditori romani in regola, ma lascia la città in balìa di abusivi e clandestini

unnamed (1)Atto primo. A Roma, in via Curtatone civico 3, appena dietro la centralissima stazione Termini, c’è un palazzo che due anni fa è stato completamente “espropriato” nel corso dello tsunami tour dei movimenti per la casa. Il palazzo, otto piani per complessivi 28mila metri quadri coperti, valore ora quasi azzerato, ma che prima dell’occupazione era stimato in almeno 70 milioni di euro, è attualmente occupato da almeno 660 eritrei che sono stati furtivamente accompagnati ai loro “alloggi” nottetempo, a bordo di comodi pullman condizionati. Come spiega un delegato ad una riunione sul tema della sicurezza organizzata nel quartiere dal VII Municipio “Là dentro, senza esibire i documenti, non entra neanche la Croce Rossa (ma neanche polizia e legittimi proprietari, ndr). Si sono organizzati tra loro: si sono quotati per un servizio di portierato, e senza documenti neanche i parenti degli ospiti possono accedere alla struttura e comunque di norma devono lasciarla la sera. I controlli sono molto rigidi”. Questa è bella. Tempo fa un tribunale ha fatto risarcire con 8mila euro un rom per “indebita schedatura per discriminazione razziale” solo perchè un funzionario del Comune di Roma gli aveva chiesto di scrivere almeno le generalità sul modulo per la richiesta di assegnazione di un alloggio. Quindi, agli “italiani” non è consentito chiedere le generalità a clandestini, rom, sinti, nomadi, camminanti e terroristi, agli eritrei sì. A questo punto, visto che abbiamo messo Sofri alla giustizia, gli eritrei li potremmo mettere agli interni. Il palazzone sta lì, gli abitanti della zona, in cui ormai vige un coprifuoco di fatto, sono insorti, hanno protestato, hanno avuto inutili rassicurazioni dalle istituzioni e dal Comune, ma il palazzo sta sempre lì, con i suoi occupanti vigili ed intransigenti e nessuno interviene a ristabilire la legalità. Ed in tutto questo Marino che fa? Niente. Che deve fare? Fa finta di niente.
Atto secondo. Tempo fa sono stati affissi a Roma nei quartieri Trieste e Nomentano, tra Piazza Bologna e Viale Libia dei manifesti di stampo filo-palestinese che invitavano a boicottare i prodotti di Israele. Questo il testo a firma della sigla “Vita est Militia” : “Boicotta Israele, contribuisci a fermare il massacro del popolo palestinese. Bisogna boicottare ogni tipo di prodotto e commerciante ebraico”. Un messaggio che si può o meno condividere, per carità, ma da qui a definirlo oltraggioso ed antisemita ce ne corre. Comunque lo si analizzi, quel messaggio non chiede mica di attuare azioni violente contro gli ebrei, ma si limita ad invitare in termini pacati al boicottaggio dei prodotti made in Israele, cosa che noi non condividiamo, ma che tuttavia ha come oggetto una nazione che in varie circostanze, per alcune sue ritorsioni apparse eccessive, è stata condannata non solo da moltissimi governi suoi alleati o che l’appoggiano, ma anche da Risoluzioni delle Nazioni Unite per atti contro l’umanità configurabili come genocidio. Marino che ha fatto? Ha chiamato la Digos, i Pics (pronto intervento centro storico), alcuni squadroni dell’Ama (la municipalizzata per la raccolta e gestione rifiuti), ha convocato la stampa ed ha cominciato a distribuire manciate di “Resistenza”, che quando non sai cosa dire vanno sempre bene e fanno fare un figurone da politico impegnato. “Il linguaggio utilizzato riporta alla mente le liste di proscrizione antiebraiche del nazifascismo (Booooooom! Esagerato, ndr). La Capitale d’Italia, medaglia d’oro della Resistenza (quella dei partigiani bianchi, cattolici, liberali e repubblicani, mica di quei vigliacchi terroristi rossi nascosti nell’ombra per salvarsi la pelle mandando avanti gli altri, ndr) si schiera a fianco dei commercianti presi di mira. Roma considera questi gesti compiuti da teste vuote un inaccettabile schiaffo alla dignità ed ai valori di tutte le romane ed i romani. Gli autori di questi gravissimi atti devono essere identificati, arrestati, e severamente condannati”. Nessuna parola a favore del popolo palestinese, vittima di una situazione dalla quale se potesse uscirebbe volentieri. Poi segnaliamo quel severamente, che tradisce una mentalità succube di un’ideologia violenta e demenziale, tipica dei veterocomunisti, che vuole che le sentenze siano severe ed esemplari. Noi di fede liberale ci accontenteremmo di molto meno, cioè che le sentenze fossero giuste e soprattutto applicate. In quanto all’identificazione degli autori di questo atto, a chi la affidiamo, agli eritrei che, al contrario del sindaco, dimostrano di saper fare rispettare l’ordine pubblico e la legalità?

Atto terzo. Il sindaco che si vanta di avere fatto dell’antisemitismo un valore aggiunto della sua giunta comunale ha ieri annunciato in una conferenza stampa ripresa in mondovisione che dal 10 luglio prossimo tutta l’area compresa tra il Colosseo, i Fori Imperiali e Piazza Venezia sino giù a Torre Argentina da una parte ed al Circo Massimo dall’altra, sarà off limits per camionbar, urtisti e centurioni. I giornalisti presenti, ai quali ovvio che non gliene fregasse niente dei camionbar con quello che sta succedendo dentro la giunta capitolina, hanno rivolto ad “Ignaro” Marino – quello che mentre tutti rubavano lui non si accorgeva di nulla – una serie di domande sulle dimissioni, che assomigliano a prese di distanza dalla sua giunta, di assessori importanti come i renziani Guido Improta (Trasporti) e Silvia Scozzese (Bilancio) e di altre che si annunciano. Per non dire delle dimissioni dell’intero cda del Palaexpo, un durissimo colpo all’ambiente romano della cultura, ed all’aria pesante che si respira dopo che il prefetto ha deciso per la scorta per Matteo Orfini (commissario del PD romano; forse teme aggressioni nell’ambito della faida interna?) ed addirittura anche per una oscura collaboratrice del sindaco, Silvia Decina, fatta oggetto di un “episodio gravissimo” accaduto sul lungomare romano: si è vista lanciare contro da un’auto in corsa un mozzicone di sigaretta (non si sa se acceso o spento, ndr) che l’ha sfiorata, mancandola di “soli” 20 metri (forse c’erano dei fascisti a bordo, ndr). Il provvedimento di scorta non riguarda Marino che è talmente benvoluto dai romani, specie da quelli che lo hanno eletto, che la scorta ce l’aveva già. Allora, dicevamo, che a domande sul tema del casino di Mafia Capitale e sulla fuga degli assessori, l’ignaro Marino, al quale nonostante la sua specchiata onestà intanto hanno tolto sia la gestione del Giubileo, che della candidatura olimpica di Roma 2024, ha sempre dato la stessa risposta, lasciando tutti di stucco: “Non credo che sia una grande perdita quella dei camionbar”. E stavano tutti, sindaco compreso, al chiuso, con l’aria condizionata, per cui il sole che picchiava fuori non c’entra nulla con i suoi vaneggiamenti.

Atto quarto, parte prima. Allora Marino caccia 22 camionbar, e tutti sanno di cosa si tratta, cioè dei chioschi ambulanti che servono bibite e panini. Marino allontana una decina di centurioni, quelli con l’armatura da soldato romano che si fanno fotografare a pagamento a fianco di turisti divertiti. Ma la coperta del sindaco deve essere un po’ corta, perchè questo avviene mente ai semafori ricompaiono, dopo anni, gli abusivi extracomunitari che lavano vetri e fari. Poi Marino caccia anche gli “urtisti”. Ahia, questa è brutta. Ma chi sono gli urtisti? Chi non è nato e cresciuto a Roma può non saperlo, ma Marino che fa il difensore degli ebrei ed il sindaco della Città Eterna, dovrebbe saperlo, anche se il contenuto del suo leggerissimo bagaglio culturale entra in una tasca. Gli urtisti, altrimenti detti peromanti od anche ricordari, rappresentano un pezzo importante della storia di Roma. Come noto, gli ebrei sono perseguitati o discriminati da sempre e da molti, cosa che li ha spinti, anche a Roma, a raccogliersi in comunità chiuse dette ghetti. Il ghetto romano sorge attorno al Portico d’Ottavia ed ormai svolge una funzione di interesse solo storico-turistico dato che ovviamente i cittadini di religione ebraica sono dispersi ovunque nella città e non più ghettizzati. Gli urtisti erano gli ambulanti che dentro il ghetto commerciavano in oggetti religiosi. Fu a metà del 1800 che una bolla pontificia concesse loro la licenza che li autorizzava a vendere coroncine di rosario ed effigi religiose ai pellegrini anche al di fuori del ghetto ed in particolare in tutti i luoghi più frequentati da turisti e pellegrini.

Atto quarto, parte seconda. Il buon Marino non ce ne voglia, ma veramente ci chiediamo come faccia a non riconoscere la demenzialità di queste sue iniziative. Pone il veto a commercianti ambulanti che esistono da sempre, in possesso di regolare licenza, che pagano le tasse e che, come nel caso dei camionbar e degli urtisti provvisti di banco, pagano anche l’occupazione del suolo pubblico. Rom, clandestini ed ambulanti abusivi cosa pagano? Ma c’è di peggio. I venditori ambulanti di hot dog, bibite o di frutta sono tollerati da tutti in tutto il mondo e fanno parte integrante del panorama delle città e nessuno ritiene che ne deturpino il paesaggio o che le imbrattino. Se stai a New York, quando esci da Tiffany, per consolarti che non hai potuto comprare nulla, ti fai un bel panino preso per strada e te lo mangi su una panchina del Central Park; che c’è di male? Per Marino questa è una pratica illegale. Chi, quando capita ad Hollywood, non va a fare una passeggiata alla Walk of Fame, dove sul marciapiede dell’Hollywood Boulevard sono incise le stelle con i nomi delle celebrità del cinema di tutti i tempi? E chi sono quelli che ti appaiono dal nulla mentre leggi i nomi? Persone travestite e truccate per raffigurare personaggi del cinema resi famosi da grandi attori, che a pagamento si fanno fotografare con i turisti. Esattamente quello che fanno i centurioni a Roma. Dove sta l’inopportunità di questi fantasiosi lavoratori nel settore del turismo?

Infine gli urtisti. In loro favore si espresse tempo fa Moked, il portale dell’ebraismo italiano, una voce attendibile ed ufficiale, che invitò il sindaco Marino a rivedere la sua determinazione dirigenziale “pro decoro” che prefigurava l’interdizione agli urtisti del centro storico e dei Fori in particolare. Tra le varie argomentazioni, si definiva inaccettabile l’accostamento della categoria degli urtisti a quelli che effettivamente concorrono al degrado di Roma. Poi l’appello finale: “Schierarsi dalla parte degli urtisti non rappresenta una scelta politica, ma umana. Allontanarli dai principali monumenti significherebbe decretare la morte di un categoria storica di lavoratori. Chiediamo quindi anche un intervento di Camera e Senato in favore di attività commerciali storiche come quella degli urtisti, una battaglia per la giustizia e per evitare che siano gettate sul lastrico 250 famiglie che la crisi ha già messo in seria difficoltà”. Ma Marino che fa? Niente, cosa volete che faccia. Lui gli ebrei li difende, ma mica per tutelarli come cittadini, ma solo quando gli si offre la possibilità di metterci dentro l’Antifascismo e la Resistenza. Qui si parla di decoro della città, la Resistenza non c’entra, cosa vogliono i giudei? Tornino nelle fogne da cui sono usciti insieme alle destre.

Atto quinto. Intervistato sui provvedimenti contro i camionbar 14 mesi fa, Marino disse sprezzante: “Vi sembra normale che un camion che guadagna due-tre mila euro al giorno (ammazza, aoh) possa pagare di occupazione suolo solo tre euro? Io penso che qualche correttivo vada apportato”. Intanto non è vero che i camion guadagnino 2-3000 euro al giorno. Al massimo incassano un sesto di quella cifra che è un lordo dal quale dedurre costi e spese, per non dire del prestito da restituire negli anni per ripagare il costo del furgone e della licenza. Poi, non potendo occultare le loro attività, i camion pagano anche le tasse, cosa che abusivi e clandestini ambulanti tollerati, anzi protetti da Marino, non si sognano di fare. Terzo, i camionbar pagavano 100 euro al mese circa, cifra che non dipendeva da loro, ma dal sindaco che l’aveva stabilita così. Infatti, quando Marino qualche mese fa ha deciso di adeguare quella cifra quasi quadruplicandola, i camionbaristi hanno pagato senza fiatare. Va inoltre considerato che la loro è una attività pseudo stagionale, cioè con periodi dell’anno completamente morti, e che spesso con uno stesso camion ci campano in due o tre nuclei familiari. Non ci pare che siano quindi quei nababbi che Marino vuol dipingere. Ma forse il sindaco, che sarà ricordato solo per lo scandalo di Mafia Capitale e le buche che rendono Roma la capitale della Luna, si confonde con qualcuno della sua giunta, quelli che assegnavano contratti e commesse alle cooperative rosse. Ma quelli, signor sindaco ignaro, li riconosce facilmente: non vanno col camion, ma in Mercedes e Maserati.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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