Marino litiga coi nuovi assessori e poi vaneggia: il NYT complotta con Boston contro Roma 2024

unnamed (2)A neanche 48 ore dall’insediamento della giunta frutto del rimpasto con cui Marino spera di sviare le critiche che lo affossano, giunta che coopta 12 nuovi assessori su 16, tutti rigorosamente del PD e tutti rigorosamente renziani doc, ecco già le prime gravi fratture ed i soliti problemi che il Campidoglio non sa prevedere a minare dall’interno l’integrità della nuova compagine capitolina e la possibilità che possa operare con qualche efficacia. Colpa di un Marino che, pur conscio dei propri limiti e della propria assoluta inadeguatezza al ruolo che gli hanno assegnato, non vuole arrendersi all’evidenza e cerca disperatamente di tirare avanti. In meno di quarantott’ore s’è visto sequestrare il porto turistico di Fiumicino per mafia e riciclaggio (anche qui, poverino, non s’era accorto di nulla), s’è visto bloccare per un incendio doloso l’aeroporto pure di Fiumicino, l’hub del traffico aereo che non è solo il più importante d’Italia, come ha detto Renzi fingendo di infuriarsi, ma è il terzo d’Europa dopo quelli di Francoforte e di Londra, il più importante in assoluto per il traffico verso l’Africa ed il Mediterraneo.

Poi è uscita una relazione di Gabrielli su Roma e su Mafia Capitale, con tanto di lista dei “21 dirigenti” da rimuovere, che noi al posto di Marino, più o meno definito come un ingenuo incapace, irascibile e litigioso, ci saremmo nascosti sottoterra chiedendo a qualcuno la pietà di seppellirci sotto una spessa coltre di catrame. Poi ha litigato con Stefano Esposito, appena 24 ore prima presentato come una sorta di messia nelle cui mani hanno messo la patata bollente di recuperare e rilanciare l’Atac, l’azienda del Comune di Roma per il trasporto pubblico metropolitano, nonchè di organizzare un servizio almeno decente, se non proprio moderno ed efficiente, all’altezza delle necessità dei milioni di residenti e delle decine di milioni di turisti che affollano Roma. Il pomo della discordia tra il simil-sindaco e l’assessore ai trasporti è che ad Esposito non è piaciuto che l’Atac abbia sospeso a tempo indeterminato l’autista che ha postato in rete un video che invitiamo tutti a visionare (Ecco perchè l’autobus non passa) e che mostra i veri motivi dei disservizi dei trasporti che tormentano i romani, che vanno ricercati nelle gravi disfunzioni aziendali, alla mancanza di fondi, al fallimento di un management frutto di politiche clientelari e non di selezione meritocratica.

E’ chiaro che l’autista esprime la sua opinione di parte. Logica vuole che l’Atac avesse ribattuto alle accuse ed avesse a sua volta esposto le proprie ragioni, invece di cercare di risolvere la questione con il terrorismo antisindacale. Infatti Esposito ha preso il telefono ed ha chiamato i vertici dell’azienda esprimendo forti perplessità sul provvedimento disciplinare che sembra più dettato dal risentimento che da obbiettive valutazioni di merito. E questo avveniva mentre Marino rilasciava dichiarazioni di grande soddisfazione e di apprezzamento per il duro provvedimento preso l’Atac. Sono bastate 24 ore al sindaco commissariato dal PD a scontrarsi duramente con Esposito, quello che è stato presentato come il fiore all’occhiello della sua giunta, sempre molto apprezzato per la sua lotta ai No Tav e che in poche settimane ha disarticolato il sistema mafioso che spadroneggiava lungo il litorale romano.

Ma non basta, perchè di lì a poco Marino ha comunicato la sua decisione di ritirare le deleghe alle municipalizzate assegnate poche ore prima a Marco Causi, entrato nella giunta Marino-ter col ruolo di vicesindaco, nonchè di assessore al Bilancio. Questa carica ha sempre previsto la delega alle municipalizzate come ovvia e logica forma di controllo da parte di chi tiene in mano i cordoni della borsa. Invece stavolta no e sarà così lo pseudosindaco ligure-siciliano immigrato a Roma a gestire l’Atac, l’Ama (municipalizzata per i rifiuti e l’ambiente) e di tutte le altre aziende controllate dal Comune (che Dio ci protegga). Il tutto nell’immediata vigilia di una serie di riunioni che Causi aveva messo in agenda con i consiglieri del PD in vista dell’improbo passaggio per l’assestamento del bilancio.

Ma tutto questo ad un sindaco indefesso ed assatanato dal delirio di onnipotenza non è bastato, gli è sembrato di essere un po’ provinciale, di muoversi su un palcoscenico troppo angusto e limitato per le sue ambizioni di fama e visibilità, per cui è tornato ad affacciarsi sul proscenio internazionale. Ritornando alle dure accuse del New York Times sul degrado della città che ritiene, senza conferme, di amministrare, sui servizi divenuti disservizi, sull’incuria dilagante di strade, rete fognante, parchi, scuole e giardini, e le infiltrazioni criminali nella giunta capitolina, nelle quali Marino non è entrato nel merito – del resto come avrebbe potuto sconfessare le affermazioni del NYT? – si è abbandonato ad assurde e deliranti dichiarazioni. Secondo lui la sortita del NYT è il risultato di una sorta di viscido complotto ordito tra il quotidiano newyorkese e la municipalità di Boston, che ha inteso così eliminare una pericolosa concorrente per la candidatura a sede delle Olimpiadi del 2024, che vede in lizza Roma con altre città al momento non bene identificate, i termini per candidarsi scadono a settembre, tra le quali Budapest, Berlino, Amburgo, Parigi, Malmoe, Copenhaghen e Boston.

Ora, a parte che in un confronto diretto per l’assegnazione delle Olimpiadi Boston neanche la vedrebbe Roma, e basta fare un giro nelle due città per rendersene facilmente conto : parliamo di attrezzature esistenti, viabilità, decoro urbano ecc. ma Marino oltre che strafottente è pure molto disinformato. Perchè Boston NON si è mai candidata per le Olimpiadi del 2024, ed alcuni giorni fa ha ufficialmente dichiarato di non essere interessata ad ospitare i giochi olimpici. Quindi di quale complotto parla Marino? Ma che cosa s’è sognato? Le cose sono andate così. In vista delle Olimpiadi del 2024, l’Usoc (United States Olympic Committee) cioè il comitato olimpico degli Usa ha pensato di proporre la candidatura di una città americana. Una città florida, di sicuro richiamo storico-culturale e già ben attrezzata i infrastrutture e di grande capacità ricettiva. Siccome Los Angeles ha già ospitato due volte i giochi Olimpici e Washington sembrava troppo complicata in tempi di terrorismo e di Isis, ovvia la candidatura nella linda e suggestiva Boston, la città che fu feudo dei Kennedy, per metà italiana e per metà irlandese, che sta in America e non in Europa quasi per caso.

A Boston sono nati gli Stati Uniti, Boston è la capitale mondiale della cultura con 50 tra università ed istituti para-universitari, tra i quali i due atenei più importanti e famosi del mondo: Harvard, da cui sono usciti molti presidenti Usa, l’ultimo è Barack Obama e gente come Mark Zuckerberg, Bill Gates, Alessandro Benetton ed un centinaio di premi Nobel, ed il Mit, il Massachusetts Institute of Technology.
L’Usoc pensava che a Boston ed in tutto il Massachusetts avrebbero fatto salti di gioia per la designazione, ma hanno fatto i conti senza l’oste. Il reddito medio pro capite dei 6,5 milioni di bostoniani che vivono nell’area metropolitana è di 51mila euro l’anno. Per fare un confronto, lo stesso dato è di 30mila euro per Milano e di 17mila per Roma, quest’ultimo esattamente un terzo di quello di Boston. Ma nonostante questa sua opulenza, o forse proprio per questo, la municipalità di Boston non s’è affatto prestata al gioco dell’Usoc che le voleva forzare la mano, rifiutandosi di prendere una qualsiasi decisione prima di avere avuto un preciso resoconto del costo economico dell’iniziativa e della portata degli impegni necessari a condurla.

Non hanno fatto come Marino e Montezemolo a Roma, dove va sempre bene tutto, grande onore nel candidare Roma al buio, senza ragionarci sopra, senza neanche sapere quanto ci costerà e se sarà un costo per noi sostenibile. In fin dei conti se la Grecia è ridotta come è ridotta, gira e rigira tutto è dovuto alla irresponsabile decisione di ospitare le Olimpiadi di Atene nel 2004. I 20 miliardi di euro investiti su quell’avvenimento hanno aperto nei conti dello Stato ellenico una voragine che non si è mai più richiusa, e che anzi si è ampliata a dismisura, lasciando sul campo strutture ed infrastrutture mai più utilizzate, ormai in completo disfacimento e che ad Atene chiamano le “rovine della Grecia moderna” per distinguerle da quelle dell’Antica Grecia come il Partenone.

Il sindaco della città Martin Walsh, senza mezzi termini, nel corso di una conferenza stampa ha denunciato pubblicamente e con enfasi le pressioni esercitate dall’Usoc perchè firmasse un contratto di impegno a candidare Boston, ed ha altresì tuonato: “Non firmerò mai un accordo per ospitare i Giochi se non avrò garanzie che i miei cittadini non dovranno accollarsi il conto finale. Mi rifiuto di ipotecare il futuro della città in questo modo”, peraltro ribadendo che, prima di impegnarsi, avrebbero dovuto dargli tutti i dettagli finanziari per i Giochi sin nei minimi particolari. Crediamo che a Roma per rimettere le cose a posto ci vorrebbe un sindaco così, non quella “sola” che il PD gli ha affibbiato. In effetti la candidatura di Boston non ha mai convinto la popolazione della città, che dopo una iniziale cautela è divenuta sempre più scettica, tanto che nè il governatore del Massachusetts Charlie Baker, nè politici chiave dello Stato hanno fornito alcun appoggio all’iniziativa, ed hanno anzi commissionato ad una società di consulenza uno studio sull’impatto dei costi che sarà pronto a settembre. Ma la città ha già deciso di lasciar cadere la propria candidatura senza neanche attendere le risultanze di questo studio.

Ecco come sono andate le cose. Per Marino invece c’era un complotto Boston-Nyt per boicottare la candidatura di Roma. Come se le buche che costellano l’asfalto, le immondizie accumulate dappertutto, i servizi che non funzionano, le infiltrazioni mafiose nella gestione della città, lo strapotere incontrastato di rom, clandestini ed abusivi fossero colpe di Walsh, Baker, dell’Usoc e del New York Times. La realtà è che a Boston si sono seriamente seduti ad un tavolo e si sono fatti due conti, per concludere con fondati motivi che non ci fossero i presupposti per ospitare i giochi olimpici. Marino e soci il problema non se lo sono neanche posto. Loro sono abituati a sperperare il pubblico denaro, mica le risorse loro, per cui cosa gliene può fregare di quanto costa e di chi paga. Ben vengano le Olimpiadi: finchè ci sono stanziamenti (pubblici) c’è speranza: “de magnà”.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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3 Comments

  • attilio raffaghello Reply

    30 luglio 2015 at 8:12 pm

    Marino non puo’ essere nato a Genova,e’ troppo suonato!

  • giuseppe Reply

    30 luglio 2015 at 10:23 pm

    Articolo da condividere parola per parola.

  • attilio raffaghello Reply

    17 agosto 2015 at 9:27 am

    iN AGGIUNTA AL MIO COMMENTO “PUO’ ESSERE L’ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA”

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