Marino sapeva dei giustificativi: ecco il suo passo falso

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Accompagnato in Procura dal suo avvocato, Ignazio Marino ha negato tutto: che mai aveva voluto la carta di credito dell’amministrazione capitolina, che mai aveva chiesto che si aumentasse il massimale, che mai aveva scritto quei giustificativi su pranzi e cene, che quella firma non era sua, che gli uffici capitolini, erano stati loro.

La difesa di Marino, diciamolo, fa acqua da tutte le parti. La firma sotto i giustificativi, ad esempio, è uguale a tante altre del faldone con le sue spese: parliamo di tutti quei documenti in cui comunica i suoi viaggi, anticipando le spese di missione, quelli in cui dice di aver smarrito gli scontrini, di aver perso le carte di imbarco, di aver dovuto pagare in contanti per problemi di lettura della carta di credito dell’amministrazione capitolina. Non solo, quella firma, con varianti, e quindi, di una terza mano, si trova anche nei moduli di richiesta, da parte di Marino, di “regolarizzazione contabile del pagamento in conto sospesi delle spese effettuate con l’utilizzo della carta di credito del Comune”.

conferme agosto voli marino

Tutti documenti, anche questi, falsi? Perché se una firma la si rinnega in una circostanza, come ha fatto Marino con quella dei giustificativi per pranzi e cene, la si deve rinnegare sempre. Una firma, cioè, apposta per delega non può essere vera o falsa a seconda delle convenienze. Non solo, come mai Marino ha dato l’ordine di pubblicare il faldone con le sue spese contenente anche i famosi giustificativi? Da lui bollati come falsi, non a caso a scandalo scoppiato. Perché in questi due anni non si è mai posto il problema di chi giustificasse le spese, visto che dice di non averlo mai fatto, salvo accusare gli uffici del Campidoglio e invocando complotti, trame oscure e macchinazioni da tragedia shakespeariana. Sparare nel mucchio per coprire complicità.

Il 21 ottobre il senatore Andrea Augello ha spiegato che “l’obbligo di giustificare le spese era direttamente in capo alla sua persona”, ricordando “l’omessa presentazione da parte del primo cittadino di una documentazione autentica che egli aveva il preciso obbligo di legge di predisporre”. Caro senatore, siamo sicuri che Marino non abbia piuttosto avuto una parte attiva nel pasticcio Campidoglio? E allora, l’unica, vera domanda da fare: è stato Marino a ordinare ai suoi collaboratori di firmare al suo posto i giustificativi, con testo architettato fra la stanza del sindaco e il suo gabinetto, poco importa con lui in Italia o all’estero? Ci troviamo, infatti, di fronte a documenti retrodatati, secondo una pratica, a quanto pare, assai in auge in Campidoglio, ciò che mina la tesi difensiva dell’avvocato di Marino: era all’estero, non poteva, finita la cena, tornare in Campidoglio.

dichiarazione cena 11 sett.

L’opinione pubblica non è così sciocca. Scrive un utente in una discussione sul caso: “ll motivo secondo me è semplice: probabilmente lui stesso avrà detto ai suoi collaboratori di firmare al posto suo molte di queste ricevute, sapendo (o avendo saputo da altri) che nessuno sarebbe andato a controllare; ed in ogni caso era comunque lui che garantiva. Questo spiega anche perché non abbia parlato di questo nella sua controffensiva, ma abbia puntato il dito genericamente contro la mafia, chi gli vuole male”. E un secondo utente: “False o vere, quelle firme sono servite a giustificare i suoi acquisti fatti con la carta di credito a suo nome e di cui lui aveva la custodia”. E ancora: “Non credo che qualcuno di propria iniziativa si prendesse la briga di sottoscrivere a nome del sindaco i giustificativi delle spese del sindaco senza aver ricevuto da qualcuno un input. Infatti quei giustificativi li gestisce il personale dello staff del sindaco scelto da lui”.

Noi, invece, vi racconteremo della cena dell’11 settembre 2014, con il sindaco in missione a San Francisco e tre commensali al ristorante Archimede S. Eustachio di Roma, con conto destinato al Campidoglio. È la sera del 25 febbraio 2015 e all’Archimede S. Eustachio Marino paga alle 23.43 con la carta di credito dell’amministrazione capitolina una cena da 304 euro ufficialmente offerta per “motivi istituzionali” a “quattro operatori del settore turistico”. Ma, poco prima, alle 23.42, la prima strisciata con la stessa carta: 141 euro per una cena dell’11 settembre 2014. Un pagamento che un documento del Campidoglio del 25 febbraio giustifica come una cena “offerta per motivi istituzionali” a “due professionisti esperti di bandi e finanziamenti europei, incontrati per discutere di argomenti riguardanti la Città di Roma”, una cena alla presenza dell’assessore Alessandra Cattoi e non del sindaco. Si legge, infatti, nel documento: “Lo scrivente dichiara inoltre che a causa di sopravvenuti e concomitanti impegni istituzionali ha delegato a rappresentarlo l’Assessora Alessandra Cattoi, non potendo rinviare la cena poiché i due ospiti provenivano appositamente da fuori Roma”.

documento Campidoglio 24 luglio missione Usa

Quindi, a sentire il giustificativo, Marino avrebbe dato appuntamento ai due presunti esperti di bandi per l’11 settembre, con i due, giunti a Roma pensando di incontrare il sindaco, dirottati sull’assessore Cattoi e che, visto che ormai erano in città, la cena s’aveva da fare. Un giustificativo fantasioso, ecco perché: l’11 settembre Marino era, già dal giorno prima, negli Stati Uniti, un viaggio, come da documentazione del Campidoglio, comunicato il 24 luglio con volo prenotato il 25. Perché quindi organizzare una cena per l’11 settembre, dando personale appuntamento a due esperti di bandi, pur sapendo del viaggio negli Stati Uniti?

E ancora, perché la cena dell’11 settembre è stata saldata solo il 25 febbraio? Fra la cena del 25 febbraio e quella dell’11 settembre, Marino, infatti, tornerà all’Archimede S. Eustachio cinque volte: il 2 ottobre per una cena da 190 euro con un senatore della Repubblica, il 9 ottobre per una cena da 203 euro con rappresentanti della stampa italiana, il 9 dicembre per una cena da 120 euro con alcuni parlamentari, il 30 gennaio per una cena da 280 euro con operatori del settore della comunicazione, il 10 febbraio per un pranzo da 54 euro con un senatore.

pagamento cena 11 sett.

Ma ecco, la sera del 25 febbraio, tornare sulla scena la cena dell’11 settembre, con Marino che salda il conto in sospeso. In Campidoglio, con il sindaco che consegna l’imbarazzante documentazione, si tenta allora di arginare il danno, con un tentativo, questa volta maldestro, di agganciare quella cena alla sua agenda.

prenotazione volo marino 25 luglio

Perché quella cena era stata dimenticata? Quale cassetto, o tasca, aveva conservato, fino ad allora, il fogliettino del ristorante? Chi ha realmente cenato all’Archimede S. Eustachio mentre Marino era negli Stati Uniti? Con conto da far pagare ai romani.

@SECarnemolla

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2 Comments

  • gbravin Reply

    27 ottobre 2015 at 12:09 pm

    Marino dichiarò più volte di essere stato invitato negli USA dal Papa. Papa Francesco lo smentì categoricamente. Quindi Marino fece una pessima figura anche in questo caso. Il PD osannò Marino come sindaco di Roma. Poi lo scaricò.
    Ora che Marino dice di ricandidarsi a Sindaco di Roma, il PD ha paura!
    Marino ha altri assi da giocare contro il PD che le sue spese e scontrini passano in secondo piano?

  • Frank Reply

    27 ottobre 2015 at 2:57 pm

    Non ci sarebbe proprio da stupirsi!
    La fila del cialtroncelli al governo è come un domino: ne tocchi uno e stramazzano tutti.

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