Mario Di Donato: il pittore “metal” che vivifica le leggende della sua terra

12067840_153840008296306_1527446925_nSiamo abituati a sentir decantare l’orgoglio delle proprie origini solo quando si tratta di civiltà aliene alla nostra. Pensiamo alla piagnucolosa retorica sulla nascita della musica “blues” come espressione di nostalgia degli afroamericani per la loro terra d’origine; o a quei dipinti etnici di fronte ai quali molti radical-chic restano imbambolati per pura moda ideologica, senza che nulla del proprio vissuto vi sia raffigurato.
Ebbene, la nostalgia non ce la si può inventare poiché essa è la più alta espressione d’amore; e amare significa essere attaccati affettivamente a qualcuno o a qualcosa che abbiamo già incontrato nella nostra vita, non che dobbiamo ancora incontrare o conoscere.
Pertanto, il luogo natio che ci ha partorito non può che essere l’alcova dell’ancestralità nostalgica per eccellenza: non occorre essere lontani dal proprio luogo natio per provarne nostalgia; essa è un afflato romantico che portiamo sempre con noi. E chi ideologicamente disprezza tale parola, “nostalgia”, è sostanzialmente un anaffettivo cronico.

Mario “The Black” Di Donato è un artista di fama internazionale che, nato a Pescosansonesco, gemma paesaggistica d’Abruzzo pregna di storia italica, ha trasposto in pittura e in musica le suggestioni della propria terra natia rendendole una favolistica stilizzazione di identità folclorica e leggendaria.
Quivi, fra i resti archeologici affioranti sul monte Teglia, è stata ritrovata la prima moneta di epoca romana riportante la dicitura “Italia”; e qui si concentrano produzioni vinicole, casearie, norcine e dolciarie abruzzesi (dai mitici arrosticini al dannunziano “parrozzo”) che sono orgoglio di rilievo nazionale.

Così, grazie ad una cittadinanza pescolana che ha saputo preservare orme e sapori del proprio passato, tutto ciò si fonde in una godibilità multisensoriale che rende Pescosansonesco, a tutt’oggi, il palcoscenico vivificato della favola che Mario “The Black” Di Donato ci racconta con i suoi quadri e con i suoi dischi.
Le sue gesta di chitarrista pioniere del genere Metal in Italia e di rinomato pittore figurativo con spiccata versatilità nell’arte sacrale sono tracciate da bibliografia enciclopedica ben più colta ed erudita del nostro chiosare profano; pertanto ad essa daremo la parola.
A noi sta a cuore testimoniare il rapporto fra l’artista, il suo territorio di nascita e crescita, e la spiritualità che ne permea le opere: figure apotropaiche raffiguranti l’eterna lotta fra il bene e il male, ma dove quest’ultimo appare funzionale al trionfo del primo e non oppositivo ad esso (cioè la piena filosofia dantesca), donano sfondo ad un’ambientazione naturale fatta di picchi rocciosi, grotte, calanchi e cascate, e animata da popolani, santi, demoni e bestiame di chiara tradizione bucolica e georgica.
La “Fonte Romana”, con i suoi nove mascheroni d’ispirata orrorifica simpatia, raffigurata nei dipinti di Mario Di Donato esattamente come tuttora appare alle donne del luogo che, vivaddio, ancora vi lavano i pomodori, rappresenta una continuità spirituale scolpita nella pietra che coniuga nostalgia, speranza e bellezza.
Ma il focus raffigurativo del nostro autore verte per la gran parte sulla vita ed i miracoli del beato Nunzio Sulprizio, un personaggio storico pescolano vissuto nella prima metà dell’800, morto giovanissimo e beatificato per i suoi numerosi eventi miracolistici.
La particolarità del ciclo pittorico relativo al Beato è quella di aver reso i tratti di questi estremamente umanizzati ed averlo incastonato in quel medesimo ambiente antropico del quale lo stesso avventore può partecipare visitandone i siti.
Non, quindi, un sant’uomo austero e distaccato fuori dal tempo, ma un compagno di giochi, di vita e di ambiente che potrebbe vivere a Pescosansonesco ora come allora.

E fornitovi l’augurio che tutto ciò doni speranza nelle potenzialità della nostra terra e dei nostri connazionali, cediamo il passo ai commenti di illustri addetti ai lavori per fornire al lettore un quadro enciclopedico chiaro di quanto da noi sin qui solo informalmente introdotto.
Domenico Di Gregorio, sindaco di Pescosansonesco nel 2003:
Mario Di Donato è depositario di una cultura locale che è quasi scomparsa, infatti è rimasto legato al paese non solo mantenendo vivi i suoi ricordi di vita vissuta da bambino, ma cercando di arricchirli, dialogando costantemente con le persone più anziane del paese allo scopo di recuperare dalla loro memoria storica tutto il possibile. Normalmente i bambini, per la loro capacità di adattamento, tendono a dimenticare il passato; invece in Mario l’attenzione per le antiche tradizioni è rimasta assolutamente intatta e per accorgercene, basta soffermarsi sui temi ispiratori di molti suoi dipinti.

A proposito di questo rilievo concernente il tema dell’infanzia, che ci sta molto a cuore poichè se è vero che noi siamo il retaggio d’un’infanzia trascorsa, quello futuro lo sarà dell’infanzia presente, l’eminente critico d’arte, Leo Strozzieri, scrive del rapporto che il pittore pescolano ha con il beato Nunzio Sulprizio, protagonista di molti suoi dipinti:
una simile interpretazione non apologetica della vita del beato trova la sua giustificazione psicologica nella profonda devozione dell’autore che lo ritiene quasi compagno della propria vita.
Questo avviene quando le maglie d’un tessuto sociale sono così coese da estendere l’affettività familiare a qualsiasi componente della propria comunità, iniziando da quelli di matrice storica.

E lo stesso attaccamento alla tradizione e al passato verificato nel pittore Di Donato lo ritroviamo nel musicista Mario “The Black” Di Donato. Scrive di lui Adelchi De Collibus, assessore alla cultura della città di Pescara nel 2007:
la sua musica “dark-metal”, potente e profonda è accompagnata da singolari declamazioni di versi in latino su brani intitolati “Oremus”, “Rex Inferi”, “Testamentis” con cui il musicista rende omaggio alla fede religiosa che lo ha sempre sostenuto in ogni sua espressione, nell’arte come nella vita.
Ebbene, chi mai canterebbe in latino un genere di musica moderno come il Metal se non un grande appassionato di ciò che ci ha preceduto?!
A questo proposito, scrive Piero Di Giulio, assessore alla cultura del comune di Torre De’ Passeri:
Di Donato sa attingere con maestria ad un mondo personale in cui contano gli anni dell’infanzia, vissuti in luoghi cari alla memoria, popolati di anziani che discorrono di streghe, maghi e credenze popolari; e sa ancor meglio attualizzare quei riti e quelle tradizioni attraverso un recupero intelligente e meditato dell’ “antica patriarcale aria di casa”.

Altrettanto scrive il sindaco di Popoli, Emidio Castricone:
le opere di Di Donato ci fanno ritrovare improvvisamente nel tunnel di un’epoca remota, ritornata come per magia a vivere in un sogno ormai perso e non più recuperabile se non con la memoria.

E questo è il direttore artistico di Noubs Edizioni, Francesco Di Rocco:
“Momenti della memoria”, ovvero trionfo della fisicità: narrare di sé, del proprio “luogo” è il compito di ogni arte, e mettere in gioco la memoria è l’esaltazione estrema dell’animo umano. E quando anima e corpo si fondono in un’unica mitologia, l’arte diventa mistero elegante del ricordo, allora la forma si proietta nello spazio poliedrico del colore”.
A cui aggiunge il sindaco di Torre De’ Passeri, Antonello Linari:
L’arte di Mario Di Donato diventa uno strumento di comunicazione, di valorizzazione e di promozione del nostro bellissimo territorio ed è un mezzo per avvicinare i più giovani ai valori di una tradizione da cui non si può prescindere se si vuole costruire un solido domani. Le storie di Mario Di Donato sono quelle di un popolo fiero che si ciba di sacro e profano allo stesso modo di acqua di fonte bevuta un tempo felice di innocenza, prima che la vita mescoli le carte dei destini.
Niente male, eh?

Naturalmente, facciamo concludere questa carrellata di pareri dotti e tecnici dallo stesso autore abruzzese del quale stiamo decantando le gesta:
La complessità della mia opera di pittore e musicista vuole essere un nuovo segnale di riavvicinamento culturale e popolare alle nostre antiche leggende che fanno parte del prezioso bagaglio regionale e che storicamente hanno sempre unito paesi e città del nostro Abruzzo e non solo; la fantasia, l’occulto e il mistero ha sempre affascinato l’uomo e le vecchie generazioni hanno creato un fantastico e favoloso patrimonio letterario popolare da custodire gelosamente, pieno di emozione e curiosità, di sapore antico, che certo non sfiora minimamente i falsi valori e le brutture della cruda realtà contemporanea.
Ipse Dixit!

note bibliografiche:
Ringraziamo G.dX (della band dei Deviate Damaen), la signorina Annabelle Grafenberg Baciardi e la Pittrice Sandra per avermi fornito il contatto con l’artista, le notizie biografiche e il materiale visuale e bibliografico indispensabile a compilare questa mia trattazione, fra cui cito i libelli:
“Mario Di Donato, vita e miracoli di Nunzio Sulprizio” di Leo Strozzieri e “Personaggi, Credenze e Storie popolari di Pescosansonesco”, di Mario Di Donato, a cura di Massimo Pamio, ed. Noubs.

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster189 Posts

Nasce e cresce alla corte della Pittrice Sandra, nota acquarellista romana, conduttrice radiofonica degli anni '90 e patronessa del circolo cultural-gastronomico denominato "Aristocrazia Dvracrvxiana" . Inizia la collaborazione con Qelsi proprio in nome del suo cognome che letteralmente significa "sfata-sinistra" !

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