Marò, il tribunale aggiorna al 25 agosto l’udienza per un processo che non si farà mai

unnamedE’ durata pochissimo ieri mattina l’udienza inaugurale al tribunale speciale creato ad hoc per il processo dei Marò presso il complesso giudiziario di Patiala House a New Delhi. In apertura di dibattimento la difesa dei nostri fucilieri ha richiamato l’attenzione della corte sulla delibera con cui la Corte Suprema dell’India ha disposto la sospensione di ogni procedimento giudiziario intentato contro i Marò in pendenza della decisione circa la giurisdizione del caso, dopo il ricorso inoltrato dalla difesa dei Marò presso la stessa CS. Al termine dell’esposizione, senza che la procura sollevasse obiezioni, il giudice monocratico sig.ra Neema Bansal Krishna ha deciso per l’immediata sospensione dell’udienza ed il suo rinvio al 25 agosto p.v. Un rinvio scontato e dovuto, che Qelsi aveva ampiamente anticipato, con dettagli e retroscena, nell’articolo del 25 giugno scorso: “La Corte Suprema rinvia al 14 luglio l’esame del ricorso dei Marò”. Non poteva essere altrimenti perchè, nonostante in India nulla possa essere dato per scontato, sarebbe stato incredibile che una corte potesse avviare un processo del quale è ancora tutta da dirimere la titolarità della giurisdizione sullo stesso.

E meno male che lo hanno sospeso questo processo, perchè a Patiala House l’accusa è ancora affidata all’agenzia antiterroristica della NIA, benchè la CS si sia affrettata (si fa per dire, ci vollero 7-8 mesi) a “toglierle il caso” quando questa si mise in testa di richiedere la pena di morte per Latorre e Girone, posizione dalla quale non è mai receduta. Anche questa è una rara perla della giustizia indiana perchè nel momento in cui una Corte Suprema revoca alla NIA il mandato per l’istruzione di un procedimento giudiziario ci si aspetta che contestualmente designi l’agenzia cui affidarlo, cioè, nel caso in oggetto, a quale corpo di polizia indiano affidarlo insieme al mandato di muoversi nell’ambito del codice criminale ordinario (così chiamano il penale in India), non nell’ambito della legislazione per il perseguimento di atti di terrorismo.

Come del resto, altra perla, appare inverosimile che la CS, massima istituzione giudiziaria dell’India, non si sia resa conto che affidare l’istruttoria alla NIA avrebbe inevitabilmente condotto alla richiesta di morte, perchè è l’unica pena che, come sta scritto chiaro e tondo nell’Atto Costitutivo dell’Agenzia, è prevista per i reati di terrorismo di competenza della NIA stessa. Possibile che i più bravi ed esperti magistrati indiani non si siano resi conto a cosa sarebbero andati incontro nell’investire la NIA del caso? E’ chiaro che si trattò di una manovra per prendere tempo e “coordinarsi” con la politica. Ed anche una tattica per farci andare bene tutto, perchè pur di evitare una condanna a morte poi si accettano di buon grado pure trent’anni e pure se si è innocenti.

Per chiarire bene la situazione dei Marò che con tutti questi rinvii rischiamo di non raccapezzarci più niente, ricordiamo che la vicenda si muove su due piani paralleli: la CS ed il tribunale costituito presso la Patiala House Delhi Court che li dovrebbe giudicare in India. Teoricamente, quando un anno e mezzo fa si chiusero indagini ed istruttoria relative al fascicolo “Latorre/Girone : omicidio di due pescatori scambiati per pirati”, cioè per il reato di omicidio colposo, si sarebbe potuto avviare il processo relativo. Ma le cose furono messe in modo da fare insorgere la difesa dei militari italiani dapprima con la questione già accennata della NIA, al momento rientrata anche se ancora non chiusa in modo formale, poi con l’ostinazione di voler giudicare i Marò senza risolvere il dissidio giurisdizionale con l’Italia, peraltro mantenendo in detenzione due indagati senza capi di accusa. Il che costrinse il collegio di difesa a presentare il famoso ricorso la cui discussione è stata messa in calendario per il 14 luglio. Quindi nessun tribunale dell’India potrà processare i Marò sino a nuovo ordine, cioè sino a quando la CS non si sarà espressa sul ricorso italiano.

A sua volta, in questo perfido gioco ad incastri, la CS non può più esprimersi nel merito del ricorso ora che l’Italia ha avviato la procedura per l’arbitrato internazionale. Se lo facesse, siccome è firmataria della Convenzione Unclos che le impedisce di sottrarsi alla procedura di arbitrato avviata dalla Farnesina, commetterebbe un arbitrio, a meno di non prendere l’unica decisione che adesso sarebbe accettata dall’Italia, quella di rilasciare Girone, dichiarare liberi i due Marò e riconoscere all’Italia il diritto di giudicarli. Ergo, i Marò non potranno essere giudicati in India o perchè occorre attendere le decisioni del tribunale internazionale che potrebbero arrivare in 2, 3 o anche 5 anni, oppure perchè l’India li dichiara liberi.

Quindi, per ricapitolare ed essere precisi, tutte le notizie che riguardano i Marò ed il loro processo presso Patiala House sono al momento insignificanti, non hanno alcuna rilevanza concreta, e vanno prese per quelle che sono, cioè delle inutili perdite di tempo. Noi le riferiamo solo per chiarezza e completezza di informazione, ma diffidate da quelli che sulla stampa nazionale si disperano e si strappano i capelli per questo rinvio inessenziale, mentre dovrebbero farlo per quelli della CS, perchè significa del caso Marò o sono disinformati, oppure nulla hanno capito.

Nel frattempo ancora nessuna reazione di New Delhi circa l’iniziativa italiana per l’arbitrato. Però molte fonti non meglio precisate, rumors che arrivano dall’India sulla cui attendibilità non ci sentiamo di giurare, ci dicono che nel governo indiano ci sarebbe qualcuno che sta valutando la possibilità di una soluzione comune e concordata con l’Italia. Però sappiamo che il governo indiano è investito da una bufera con pochi precedenti per lo scandalo Lalit Modi, il miliardario indiano fatto riparare a Londra con decisive connivenze politiche e passaporto britannico per sottrarlo al carcere per una oceanica evasione fiscale. Al centro del ciclone c’è il ministro degli esteri indiano, la signora Sushma Swaraj, che certamente in questo momento non avrà molto tempo per occuparsi dei Marò. Più intrigante un altro spiraglio che potrebbe invece dischiudersi.

Mentre tutta l’opposizione ne chiede a gran voce le dimissioni, e sono una vergogna le strumentalizzazioni poste in atto nella circostanza dalla Sonia Gandhi, proprio da lei che è la madre di tutte le corruzioni in India, un Narendra Modi serafico è impegnato nel Digital India tour per lanciare il programma “Make in India” (Fare in India, cioè produrre le cose laggiù) a cui adesso ha aggiunto “Design in India”, cioè progettalo in India. Sono programmi all’avanguardia e molto ambiziosi a sostegno della crescita del subcontinente indiano, per realizzare i quali un bell’accordo con la Ue farebbe molto comodo al premier conservatore. Trovi quindi il modo di sciogliere il nodo dei Marò e di restituirci anche Girone e gli promettiamo di mettere una buona parola con Bruxelles.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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