Marò: un Renzi impotente si arrende all’evidenza e ricorre all’arbitrato

maròDuro colpo alla smania di protagonismo ed al delirio di onnipotenza di Renzi, che da sindaco faceva l’amministratore di condominio e da premier fa il sindaco. Dopo un anno di appelli dispersi nel vuoto e di inutili, nonchè velleitari tentativi politico-diplomatici, da noi puntualmente sottolineati come tali, il premier gigliato sul caso Marò si arrende, getta la spugna, prende atto che non può risolvere tutto da solo ed a chiacchiere da bettola e finalmente si rimette al parere di quelli che ne sanno più di lui, cioè il team di avvocati ed esperti internazionali che danno consulenza al governo italiano sul caso, accettandone la reiterata raccomandazione perchè si smetta di perdere tempo e si ricorra all’arbitrato di un qualificato tribunale internazionale. Come al solito, tutto questo avviene sottobanco, senza comunicati ufficiali, quasi che si debba avere vergogna di seguire quella che invece è una normale prassi giuridica per risolvere alla svelta complicati contenziosi tra Stati, come noi abbiamo suggerito da tre anni in qua. Bocche cucite alla Farnesina, ma il fatto che l’iniziativa non sia stata smentita suona come chiara conferma di quella che ormai è molto di più di una ipotesi, con voci attendibili che rimbalzano per i corridoi e che sono state riprese dal Corsera, che dà per scontata questa decisione.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso della pazienza del rottamatore a fumetti sarebbe stato l’ennesimo rinvio di ogni decisione in merito al ricorso dei Marò presso la Corte Suprema dell’India – noi abbiamo perso il conto, ma stiamo attorno al tentaquttresimo o trentacinquesimo rinvio – che ha fissato ufficiosamente al 7 di luglio prossimo l’esame dell’istanza per la restituzione della libertà personale per mancanza di accuse a Latorre e Girone. Come non bastasse, ogni tentativo di allacciare un discorso a livello politico-diplomatico è risultato vano anche per un imbonitore ottimista come l’attuale premier, con il governo indiano che ha smesso di interloquire a qualsiasi livello, anche al meno impegnativo, con quello italiano. Ci sono voluti 3 anni, 2 mesi e 23 giorni a farci perdere la pazienza per il sequestro di due funzionari ufficiali dello Stato Italiano, due militari coscienti e ben addestrati, catturati con l’inganno nel bel mezzo della missione ufficiale loro affidata sotto l’egida dell’Onu, cioè difendere la vita dei marinai italiani ed indiani, 19 persone in tutto, dall’assalto terroristico dei pirati che infestano le acque attorno alla penisola indiana.

Questo tribunale arbitrale costituito (almeno è quanto speriamo per l’efficacia dell’azione) secondo quanto previsto dall’Allegato VII della Convenzione del Mare, dovrà decidere, ascoltate le parti, se e dove dovranno essere processati i due fucilieri del San Marco, che gli indiani ritengono responsabili dell’uccisione di due pescatori del Kerala, ma senza avere sinora addotto alcuna prova oggettiva a sostegno della loro tesi. Deciso di muovere questo passo, la prossima e più importante decisione successiva riguarda il tipo di arbitrato cui si intende ricorrere. La Convenzione di Montego Bay indica due strade, quelle cioè dell’arbitrato ordinario e quello obbligatorio. Il primo è da escludere perché ha un iter molto lungo e complesso e necessiterebbe dell’assenso dell’India, che dovrebbe almeno concordare di non essere d’accordo con l’Italia, cosa che non farà mai stante l’ostruzionismo ad oltranza con cui ha trattato il contenzioso sinora. Il secondo, che dovrebbe essere riferito al Tribunale di Amburgo, può essere relativamente spedito, con prime delibere già dopo alcuni mesi dall’avvio del procedimento. Queste potrebbero riguardare, ad esempio, la decisione di condurre il dibattimento e giudicare anche con una parte contumace (l’India), o la possibilità di trasferire Latorre e Girone in Italia, o perlomeno in un paese terzo in attesa di un giudizio finale.

Comunque questo procedere sottotraccia di Renzi è gravissimo perché lascia disinformata l’opinione pubblica e non lascia spazio alla valutazione dell’efficacia delle azioni che si intende intraprendere per riportare a casa i Marò. Alla faccia della partecipazione popolare e della trasparenza delle cose della politica. In via propedeutica, ancor prima della formalizzazione del ricorso, l’Italia dovrebbe richiedere misure cauzionali preventive al Tribunale, cioè quelle previste dall’Art. 290 di Montego Bay. Benché sia assai improbabile, ad esempio, che il tribunale riconosca l’urgenza della restituzione dei militari all’Italia, il semplice riconoscimento dell’ammissibilità e della fondatezza di una richiesta italiana in tal senso, in virtù dell’Art. 293 di Montego Bay sull’immunità funzionale, riconoscimento che si può dare per scontato dato il notevole interesse internazionale per il contrasto della pirateria, sarebbe un argomento di notevole peso da far valere nel futuro giudizio di merito ed un formidabile strumento di pressione nei confronti dell’India. Questa occupa il terzo posto nella classifica delle nazioni che forniscono personale militare e di polizia impiegato in missioni coordinate dall’Onu e non ha alcun interesse ad assumere sul proscenio internazionale posizioni dure e fortemente contrarie alla tutela di personale militare all’estero. Insomma, se l’Italia si mostrerà decisa e determinata nella sua iniziativa, si può ritenere che il caso Marò potrebbe costringere l’India ad assumere una posizione negoziale più conciliante, laddove il raggiungimento di un accordo con l’Italia sarebbe senz’altro fatto proprio dal giudice arbitrale, costituendo un precedente che farebbe giurisprudenza per la tutela dei militari impegnati in missioni promosse dal Palazzo di Vetro.

Insomma, la notizia è, se confermata, che qualcosa finalmente si muove nel verso giusto nella vicenda dei nostri fucilieri. L’importante è che in questa fase, per una volta i dilettanti allo sbaraglio della Renzi & Co. smettano di giocare a Risiko e si rimettano alle decisioni di professionisti che si stanno dimostrando veri esperti di Diritto Internazionale, nonostante censure e veti del premier sulle loro attività. O Renzi vuole tenere tutto nascosto per prendersi anche il merito di “avere liberato” i Marò?

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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