“Masino” e la carica dei 101

Ignazio-Marino-apLa rottamazione è finita ed è cominciato il riciclaggio dei suoi rottami. C’era una volta (ma era solo poco più di un anno fa) la rottamazione voluta dal buon partito e buon governo dei sindaci (Renzi, Delrio, Lanzetta, Guerini). I primi cittadini, eroi delle primarie e dell’elezione diretta, del rapporto quotidiano con i cittadini, della conoscenza del territorio, della semplificazione, del fare, si rivoltavano contro l’inutile e barocca burocrazia. Il programma dei nuovi barbari al governo voleva eliminare la casta prefettizia, grassa di 1.292 commis d’etat. I corifei del nuovo trend di governo tuonavano le parole di Einaudi («In verità il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone») oppure recuperavano vecchie statistiche della Lega sui 37 prefetti napoletani, 21 siciliani, 10 pugliesi, 10 laziali, 8 calabresi, 8 basilischi. Mille erano le accuse e gli scandali.

C’era il prefetto amico dell’onorevole arrestato, quello che suggeriva all’uomo che sussurrava ai potenti; quello che onorava le olgettine; quello che se non rideva dei terremoti poco ci manca, quello che si compiaceva del caos alle frontiere; quello che invitava al suicidio le mamme dei tossici e quello che proibiva, per poi fare marcia indietro, Bella Ciao. Sembravano ambasciatori imbonitori di improbabili rapporti orizzontali, verticali e diagonali tra le innumerevoli istituzioni esistenti e tra black block, incendiari di blindati, carogne agli stadi, hooligan impuniti e interrogatorii dalle morti facili. Su un piano falsato, c’era il prefetto, divenuto presidente per grazia di imprenditori « adusati alla corruzione», quello sostenuto dalle stesse mani fino allo scranno di ministro e quelli che preferivano l’arresto in coppia. La paga, una bella centomila in euro, sembrava scandalosa. I prefetti, spaventati, si sentivano sotto assedio, “soli” sotto la marea montante di proteste. Minacciarono un incredibile sciopero, tutti insieme, i 147 prefetti (42 centrali e 105 periferici), i 712 viceprefetti e 413 aggiunti (222 e 91 centrali, 490 e 322 periferici), ed i 20 facente funzioni commissariali.
Ora è tutto rovesciato.

Il discredito è passato sui sindaci ed altri eletti locali, risultati deludenti per viola, arancioni e gay, destituiti dalla giustizia e rimbalzati come birilli, sostituiti da giudici e sceriffi. Prefetti, commissari, magistrati e poliziotti prefetti li hanno sostituiti dal Senato all’Expo, dai partiti a Pompei, da Venezia a Roma. L’ex governo dei sindaci non solo ha cambiato verso sui prefetti, ne ha aumentato il numero al doppio del necessario (213 per 103 prefetture) e li ha attrezzati anche della carriera di vigilesse al fianco. Ha scoperto che i prefetti sono soprattutto prefettesse, la casta del futuro: donna e meridionale.

MIA15 - Nomination

Il suggello è avvenuto con la nomina del prefetto Gabrielli a supersindaco di Roma sul sottoMarino, teoricamente eletto da primarie ed elezioni sindaco della Capitale. A Marino si deve anche questo, il discredito per tutti i sindaci e l’onda politica che esprimeva. Ciò non migliora il profilo del suo nuovo capo prefettizio. L’ex Digos Gabrielli, è quello che sequestrava le carriole agli aquilani che volevano liberare le strade dalle macerie, l’ex rappresentante di governo nella città dove lo Stato in dieci anni ha dimostrato di non saper esistere. Quello che per “Protezione Civile migliore del mondo”, intendeva quella di Bertolaso, e che pure venne chiamato a seppellirlo. Quello che non riuscì a prendere il posto dello scomparso Capo della Polizia Manganelli. Quello messo croce per le mancate previsioni su terremoti e mal tempo, quello che ha ammesso pochi giorni fa la “gravissima” inefficienza totale per l’esibizione del potere zingaro a Roma. Roma non solo si deve tenere Marino, ma pure assieme a Gabrielli. Il secondo, come una Crudelia Demon, ha stilato la lista di scarico dei 101, da depennare, dirigenti funzionari e politici comunali, schedati nella più oscura non trasparenza (si conoscono solo 18 nomi). L’Ignaro e Ignave l’ha ricevuta come un Masino, inconsapevole vittima di circonvenzione di incapace di intendere e volere. La marcia prefettizia su Roma, inaugurata con l’atto illegale, del primo scioglimento di un municipio di quartiere, mai avvenuto perché non previsto dalla norma, celebra il funerale della Roma Capitale entrata in Costituzione, sostituita con Mafia Capitale e Rom Capitale. La rottamazione non c’è più. Al suo posto, il Riciclaggio di Rottami. Marino, Gabrielli e Orfini gestiranno i grandi eventi romani di Olimpiadi e Giubileo, 50 cantieri di cui forse si conosce solo la futura ubicazione toponomastica ed i cui finanziamenti dovrebbero essere trovati per ammissione dei protagonisti in trucchi contabili del funambolico nonbilancio marinesco.

Se qualcosa non va, sono pronti ad incolpare Hitler. Sembra un incubo, il piano di destituire Roma da Capitale, magari per restituirla al Papa. Non farebbe una piega. A distruggere lo Stato ci hanno pensato i prefetti; a devastare il Sud, la giustizia; a uccidere la politica, rottamatori e riciclatori. Ed ora anche la Roma albertona millenaria cinica e beffarda traballa, sotto l’attacco più terribile, della stupidità del masinochismo.

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2 Comments

  • Franco Quarto Reply

    10 settembre 2015 at 12:31 pm

    Scusate l’ignoranza, chi è Masino?

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